Sono passati quasi quarantacinque anni dalla scomparsa di Giorgio la Pira, il sindaco fiorentino che in molti desiderano sia “Beato”. E’ nelle parole del Presidente della Fondazione La Pira, Mario Primicerio, ex Sindaco di Firenze e suo stretto collaboratore, che si può comprendere il lungo iter della beatificazione. “Sarebbe bello, che il processo di beatificazione di Giorgio La Pira si concludesse fino a che è ancora viva la memoria”. “Riconoscerlo come Venerabile – ha proseguito Primicerio – significa indicarlo come esempio di come un cristiano può vivere la politica: per un cristiano la politica non è un optional, si può fare politica anche da un monastero di clausura se la preghiera è orientata al mondo. Così come si può non fare politica anche militando in un partito o in un sindacato, se si persegue solo un interesse di parte”.

Primicerio ha poi auspicato che a firmare il decreto di beatificazione sia firmato da Papa Francesco che “ha già manifestato apprezzamento per la figura di La Pira”. Ma noi della generazione dei cinquantenni, di quelli che oggi si trovano a percorrere il mezzo di quel sentiero irto e selvaggio che è il cammino della vita, dobbiamo ammettere che conosciamo molto poco della sua figura, se non con obsolete frasi a un mero e frettoloso giudizio che lo descrive come un bigotto con i calzini bianchi, che sorrideva a tutti, viveva nel monastero di San Marco e inseguiva utopie di pace, ma anche l’uomo che riuscì a salvare dalla chiusura la fabbrica di eccel 500 Internal Server Error

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