Un Paese si salva con la capacità di sognare. Circa sessantotto anni fa il sindaco santo di Firenze Giorgio La Pira con l’illuminato presidente dell’ENI Enrico Mattei affrontarono e risolsero la crisi del Pignone, all’epoca la principale industria dell’Italia centrale. Ci sono due ragioni per ricordare questo fatto oggi in Parte Guelfa: la prima è che fu quello un clamoroso esempio di riconversione industriale, qualcosa che oggi non si riesce proprio a realizzare in alcun settore; l’altra ragione è che La Pira e Mattei erano due cattolici impegnati nella vita civile, una razza che sembra in via di estinzione nel nostro paese dove imperversa una classe politica impreparata e inadatta a fronteggiare la realtà difficile nella quale naviga il Paese con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti.

L’allora proprietario della Pignone, il colosso tessile Snia Viscosa, aveva annunciato infatti il licenziamento dei suoi 1.700 dipendenti. Uno choc, che scatenò la mobilitazione dei lavoratori e dell’intera città. Scese in campo anche il sindaco La Pira che coinvolse il mondo politico e la Chiesa per salvare la fabbrica e riuscì infine a convincere l’allora presidente dell’ENI, il grande Enrico Mattei, a rilevarla. Così, nel 1954, l’azienda cambiò nome e proprietà. La Pignone si era ingrandita nel periodo bellico producendo armi. Dopo la guerra aveva tentato di riconvertirsi nel campo dei telai tessili, ma con poco successo. La società proprietaria aveva già ridotto il personale: quando, nel novembre 1953, annunciò la chiusura degli stabilimenti, gli operai occupano la fabbrica e La Pira volle schierarsi pubblicamente dalla loro parte. Non solo per difendere il diritto al lavoro ma con una chiara strategia per l’economia della città.

Il sindaco “santo” di Firenze Giorgio La Pira

Nel confronto con gli operai, venne fuori l’idea di utilizzare negli impianti di estrazione del petrolio le turbine prodotte dall’azienda. Questa, specializzandosi in questo tipo di produzione, avrebbe potuto diventare strategica per l’ENI di Mattei, che era in grande espansione grazie ai contatti, anche questi stimolati dalle relazioni e dall’azione di La Pira, con i paesi arabi del Mediterraneo. Dopo una lunga trattativa, il 9 Gennaio 1954, l’accordo venne firmato e per la Pignone, rinominata “Nuovo Pignone”, iniziò una stagione di grande crescita. L’azienda, anche dopo l’acquisto nel 1993 da parte della General Electric, è rimasta la principale azienda produttiva fiorentina ed è oggi la capofila della divisione Oil & Gas della GE Energy, caso unico per General Electric di capofila non basata in USA. Oggi il Nuovo Pignone continua a mietere successi in tutto il mondo, il fatturato regge ed è una delle poche aziende che nonostante la crisi assume personale. E tutto nacque dai cuori e dalle menti di Enrico Mattei e Giorgio La Pira.

 

Autore

Andrea Claudio Galluzzo