Un Paese si salva con la capacità di sognare. Circa sessantotto anni fa il sindaco santo di Firenze Giorgio La Pira con l’illuminato presidente dell’ENI Enrico Mattei affrontarono e risolsero la crisi del Pignone, all’epoca la principale industria dell’Italia centrale. Ci sono due ragioni per ricordare questo fatto oggi in Parte Guelfa: la prima è che fu quello un clamoroso esempio di riconversione industriale, qualcosa che oggi non si riesce proprio a realizzare in alcun settore; l’altra ragione è che La Pira e Mattei erano due cattolici impegnati nella vita civile, una razza che sembra in via di estinzione nel nostro paese dove imperversa una classe politica impreparata e inadatta a fronteggiare la realtà difficile nella quale naviga il Paese con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti.

L’allora proprietario della Pignone, il colosso tessile Snia Viscosa, aveva annunciato infatti il licenziamento dei suoi 1.700 dipendenti. Uno choc, che scatenò la mobilitazione dei lavoratori e dell’intera città. Scese in campo anche il sindaco La Pira che coinvolse il mondo politico e la Chiesa per salvare la fabbrica e riuscì infine a convincere l’allora presidente dell’ENI, il grande Enrico Mattei, a rilevarla. Così, nel 1954, l’azienda cambiò nome e proprietà. La Pignone si era ingrandita nel periodo bellico producendo armi. Dopo la guerra aveva tentato di riconvertirsi nel campo dei telai tessili, ma con poco 500 Internal Server Error

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