Prosegue l’attento e paziente lavoro di trascrizione del “Bisdosso Guicciardini” da parte del professor Paolo Piccardi, che questa volta ci propone un estratto riguardante tutte le feste, giostre e cerimonie tenutesi a Firenze nel periodo di tempo coperto dal prezioso documento storico, ovvero dal 1643 al 1702. Un testo, questa volta, particolarmente lungo: un grande numero di eventi civili e religiosi; matrimoni, genetliaci e funerali; o, più semplicemente, feste tradizionali e popolari che venivamo celebrate con la dovuta enfasi non soltanto per sfoggio di potenza e di ricchezza, ma anche per mantenere aggiornata, nel popolo, la conoscenza delle cose e degli avvenimenti rilevanti per tutto il Granducato Mediceo.

Sarebbe quindi molto superficiale definire Firenze come una città “festaiola”: al contrario, fissare nell’immaginario collettivo l’importanza delle tradizioni era, allora come oggi, un modo per trasmettere cultura e conoscenza delle cose, consolidando così il senso civico di tutta la popolazione. Il prof. Piccardi, Cavaliere Onorario di Parte Guelfa, tiene infine a precisare che, ogni volta che nel testo si fa riferimento a “Magistrati”, si intendono naturalmente inclusi i Capitani di Parte Guelfa.

Venerdì a dì 16 di Sett.re 1644 sonorno le campane di tutte le chiese per la creazione di Papa Innocenzio X seguita il dì 15 d.o.

Giovedì a dì 17 9bre 1644 sonorno le campane di Palazzo Vecchio et altre per l’assunzione alla Porpora Cardinalizia del Ser.mo Principe Gio: Carlo Fratello del Gran Duca, creato da Papa Innocenzio X.

Giovedì a dì 9 di Giugno 1645 cantò la Messa novella il Card.e Carlo Zio del Gran Duca all’altare della SS. Nunziata.

Domenica a dì 20 Agosto 1645 fu vinto Vescovo di Pelestrina il Card.e Carlo Zio del G. Duca; la cerimonia di fece solennemente in S. Michele de gli Antinori.

Giovedì a dì 17 di Maggio 1646 ricevé l’Anello matrimoniale la Principessa Anna dal Gran Duca suo fratello a nome dell’Arciduca d’Ispruch, le cerimonie si solennizzorno nella Chiesa Metropolitana, adornato d’ogn’intorno di spessi lumi di cera veneziana, con musica a otto cori, accompagnata da una sonora, e dilettevol Tromba, con lo sparo delle Fortezze, e di mortaletti, e della Cavalleria squadronata, che circondava il Duomo tutto.

Domenica a dì 20 di Maggio 1646 si scoperse la Sant.ma Annunziata per la partenza della Ser.ma Principessa, et ora Arciduchessa Anna verso Ispruch. Non si veddero comunemente l sontuose, e ricche livree, ne meno la numerosa, e nobil cavalcata, col lungo corteggio di carrozze, et altre superbe cose apparecchiate, e destinate per onorare l’Arciduchessa Sposa, perché la continua, e rovinosa pioggia non lo permesse. Fu accompagnata dalla Gran Duchessa sino fuor di porta a San Gallo, dal Gran Duca, e Card.e Go: Carlo sino a Pratolino, e il Principe Leopoldo andò con lei fino a Ispruch.

Domenica a dì 24 di Giugno 1646 non si corse il solito Palio di S. Giovanni stante la continua pioggia, ma si corse il giorno di S. Piero.

Venerdì a dì 14 Giugno 1647 fu portato alla sepoltura il Cadavero del Cav. Beccherini Sanese Luogotenene della Guardia tedesca a cavallo di S.A.S. secondo il costume di guerra lo portorno alla Venerabil Chiesa dell’Annunziata i soldati medesimi, conducendoli appresso il suo cavallo addobbato a bruno, e lo seguivano li soldati tutti a cavallo con segno di bruno, armati, e per ordine, sonando in vece di trombe alcune sordine, et altri tamburini scordati; e seppellito che fu sparorno tutti a un tempo le pistole, et ritornorno al Quartiere.

Lunedì a dì 24 Giugno 1647 si fecero con poco gusto le solite feste del dì di S. Gio. in Piazza, perché la gran pioggia impedì, et il giorno non corsero i Barberi per il medesimo impedimento.

Lunedì a dì 15 di Gennaio 1652 per onorare il Duca di Modana si fece una sontuosissima giostra su la Piazza di S. M.a Novella, dov’era un serraglio di palchi all’intorno, e si pagorno testoni, e piastre per salirvi, la funzione seguì di notte a lume di torce innumerabili, con abiti superbissimi, con cinque carri di musica, buona quantità di cavalleria, con varie invenzioni, cosa degna e Regia.

Giovedì a dì 8 di Febbraio 1652 fu fatta una gustosa caccia d’Animali diversi su la piazza di S. Maria Novella, stante la circolazione de’ palchi, che erano attorno di essa per la sopradetta Giostra.

Giovedì a dì 23 di Febbraio 1652 si giostrò al Buratto nella detta Piazza di S. Maria Novella; i giostranti furono Tintori, Bombardieri, e Staffieri; i premij furono capponi, vitella, salsicciotti, et altre cose simili da pari loro; le Dame principali, et i Cavalieri spettatori, furono tessitori, e tessitore di seta, e di lana, e furno onorati dal Granduca di molti barili di vino, mandati a quei palchi, dove non mancorno pacciumi di più sorte.

Venerdì a dì 19 d’Aprile 1652 entrorno in Firenze dalla Porta a S. Gallo l’Arciduca di ispruch, un suo fratello Prete, e l’Arciduchessa sua Moglie sorella del Gran Duca, e dalla Porta sino a Palazzo si viddero di lumi, e lumiere, peché era di notte, cose maravigliose, che descriverle è cosa impossibile, con gan quantità di Cavalieri, e Dame, e popolo infinito.

Domenica sera a dì 28 d’Aprile 1652 si fece a requisizione del Ser.mo d’Ispruch, e d’altri Principi il maraviglioso balletto a cavallo, nel superbo, et ameno Teatro di Palazzo, dove concorsero assai Principi forestieri per vederlo, ma però incogniti.

Mercoledì a dì p.mo Maggio 1652 si corse un insolito Palio, e si fece una superba cavalcata di buon numero di cavalieri.

Lunedì a dì 2 di Settembre si fecero i fuochi di allegrezza per la nascita del Primogenito del Duca di Mantova, essendosi quella Duchessa sorella Uterina della Gran Duchessa Vittoria nostra Padrona.

Domenica a dì 24 di 9bre si cantò solennemente il Tedeum in Duomo, per l’elezione del nostro Arcivescovo, e nuovo Pastore fatta nella persona di Mons.r Francesco Nerli.

Sabato a dì 7 di Giugno 1653 sull’ora di nona cominciorno a sonare le campane pr allrgrezza dell’incoronazione del Re de‘ Romani, durorno tre giorni, e per tre sere si fecero i fuochi, con lo sparo delle Fortezze, e fu due giorni feriato. Si scoprì la Sant.ma Annunziata con l’intervento di tutte l’Altezze, e gran comitiva di cavalieri.

Domenica sera del dì 26 di Luglio 1654 si fecero bellissime feste in Arno, con concorso di popolo infinito, e con gusto universale.

Venerdì a dì 9 Aprile 1655 si pubblicò la creazione di Papa Alessandro Settimo di Casa Chigi Sanese, creato il dì 7 stante. Si cantò la Messa solenne nella Metropolitana coll’assistenza del Gran Duca, e per due giorni andorno il Magistrato Ill.mo con tutti li Senatori, gli altri Magistrati. Sonorno le campane in segno d’allegrezza, sparorno le fortezze, e per tre giorni si fecero fuochi, con tre giorni di ferie, et altre dimostrazioni straordinarie.

Mercoledì a dì 15 di 9bre 1657 a requisizione del detto Card.e Barberini si fece un calcio a livrea nel luogo solito. I colori dell’Insegne furono celesti, e scarnatino, e gli abiti de’ Calcianti tutti nuovi secondo i colori della Divisa.

Martedì a dì 2 Genn.o 1658 sonorno le campane di palazzo vecchio per allegrezza d’un figlio mastio nato al Re di Spagna. Si cantò la Messa dello Spirito Santo nella Metropolitana, con l’intervento del Magistrato Supremo, e tutti gli altri Magistrati, e si fecero fuochi per tre giorni.

Venerdì’ a dì 26 Luglio 1658 sonorno le campane di Palazzo Vecchio per la creazione dell’Imp.re Leopoldo Primo di questo nome, e la sera il G. Duca si trasferì al Duomo, dove i cantò il Te Deum con gran Musica, si fecero i fuochi tre sere con lo sparo delle fortezze, et il Magistrato Supremo con tutti gli altri Magistrati, andorno a offerta al Duomo, e si cantò la Messa al solito.

Venerdì a dì 4 di Ott.re 1658 si fece una Comunione Generale in Domo in rendimento di Grazie a S.D.M. che si fusse degnata di liberare la nostra Città dall’orrendo flagello della Peste, che haveva poco meno che distrutte le Città di Roma, Napoli, Genova, et altre, e con gran devozione, e concorso fu portata la Reliquia di S. Gio: processionalmente alla Chiesa della Sant.ma Annunziata, con il seguito del Gran Duca, Magistrato Supremo, e tutti gli altri Magistrati.

A dì 7 di Sett.re 1659 fu benedetto lo Spedale nuovo delle Donne da Mons.re Ruberto Strozzi Vescovo di Fiesole, et in detto giorno vi si esposero le 40 ore del giro per mano di d.o Vescovo, che ancora vi celebrò Messa, e vi eressero due Altari posticci uno per croce, e vi si comunicorno gan quantità di persone, per mano di molti boni, e devoti Cappuccini, e vi si celebrorno assai Messe per tre giorni continovi.
Fu in vero giorno di grandissima allegrezza il dì 2 di Xbre 1659 perché in detto giorno fu pubblicata con Bando la tanta desiderata pace fra la Corona di Spagna, e Francia, con il nuovo Parentado concluso, dando il Re di Spagna per moglie una sua figliola al Re di Francia, e perché in detta pace consisteva il bene, e la quiete di tutta la Cristianità, ne furono in Firenze rese grazie a S.D.M. e fattone grande allegrezza in questo modo. Il sopra detto giorno sonata l’Ave Maria di mezzo giorno per via di Bando fu pubblicata detta pace al suono di molte trombe, e finito il Bando sonorno le campane di Palazzo, e del Duomo solennemente, et il giorno doppo desinare il Gran Duca con tutta la famiglia si trasferì alla Chiesa Metropolitana, dove solennemente dal Vscovo di Fiesole Mons. Ruberto Strozzi fu intonato il Te Deum, e all’entrare che fecero l’Altezze in Chiesa vi erano sei Trombetti, che con giubbilante suono facevano brillare nel petto i cuori di tutti i circostanti per l’immensa allegrezza, et entrato in chiesa postisi ciascuno Principe sotto nobilissimo, e Regio Baldacchino genuflessi, fu come ho già detto intonato il Te Deum da d.o Vescovo, che fu cantato da gran quantità di Musici, compartiti in dieci Cori, et in quell’istante sonorno le campane di tutte le chiese di Firenze, con lo sparo di gan quantità di mortaletti, che erano nella piazza dell’Opera, e di tutte le fortezze, che pareva subissasse ll Mondo tutto. In chiesa erano poi accesi i due ballatoi della Cupola, e quello che gira e la Cupola, e la Chiesa, et erano accesi tutti gli Altari, e per concluderla ascendevano al numero di 1055 lumi ben conti, con il concorso di circa 20mila persone. La sera si fecero i fuochi sì a Palazzo, come per tutta la Città, con lo sparo delle fortezze, la mattina seguente, che fu il dì 3 detto il Magistrato Ill.mo de’ Consiglieri, e Senatori, che ascesero al n.ro di 33 tutti in abito e lucco rosso, seguiti da tutti i Magistrati conforme l’uso si trasferirno al Duomo, dove fu cantata solennemente la Messa dello Spirito Santo con i medesimi lumi del giorno avanti, e con tre cori di musica con grandissimo concorso di popolo, e detti lumi furono tutti di cera bianca e per tre giorni seguirono a sonar le campane, e la sera i fuochi, e sparo delle fortezze, e fu tre giorni feriato.

A dì 21 di Gennaio 1660 entrò in Firenze un Ambasciatore del Gran Duca di Moscovia, et entrò dalla Porta S. Friano, dove fu incontrato dal Principe D. Mattias fratello del Gran Duca Ferdinando
con gran corteggio di carrozze, e tirorno le Fortezze, e fu ricevuto dal Gran Duca alla Porta del Palazzo, dove dimorò sei giorni, trattato con gan magnificenza lui, e tutta la sua Corte. Passati detti sei giorni gli furono consegnati alcuni appartamenti in Palazzo Vecchio, onorevoli in conformità del suo grado, e fu servito di carrozze, cavalli, e staffieri tanto quanto dimorò in Firenze, facndogli giorno per giorno vedere, e gustare le delizie di questi Paesi, sì di caccia, di pescagioni, e di Ville, e di mille altre curiosità, le quali benigno lettore potete immaginarvi, e le taccio per non conoscermi abile a descriverle. Non tralascerò già di descrivere, come tre anni avanti ne fu un altro, ma però di passaggio, et il dì 10 di Febbraio giorno di Carnovale gli fu fatta una giostra in via Larga con non molta invenzione. Il dì 25 detto giorno di S. Mattia partì il d.o Ambas.re di Firenze, e fu accompagnato dal Gran Duca fino alla Porta del Palazzo, e dal Pincipe Mattias, da numeroso concorso di carrozze fino alla porta a San Gallo e dal Marchese Gio: Vincenzio Salviati fino a Pratolino sua ultima partenza, il qual Marchese Salviati era stato Trattenitore mentre dimorò in Firenze.

La mattina a dì 12 di 9bre 1660 sonorno le campane di Palazzo Vecchio per allegrezza, essendo nato il quarto figliolo al Gran Duca, e si chiamò per nome il Principe Francesco Maria. Si fecero i fuochi due sere, et il secondo giorno andorno i Magistrati al Duomo secondo il solito, e la sera doppo i fuochi del Palazzo del Gran Duca, cosa insolita, e non più veduta dallo scrittore nell’età d’anni 48. Et in varij luoghi della Città furono fatti da diversi particolari fuochi, e luminari.

A dì 20 di Aprile 1661 a ore 19 in circa cominciorno a sonar le campane di Palazzo vecchio, et a ore 20 si partirono tutti i Senatori, i quali s’erano adunati in detto Palazzo vecchio, et in abito, e lucco rosso dentro carrozze andorno alla volta de’ Pitti col corteggio di 12 Mazzieri, sei Comandatori, e 56 Tavolaccini, tutti con i loro soliti abiti secondo il costume, et essendo arrivati a Palazzo smontorno di carrozza, e furno ricevuti alla porta dal Sen.re Bartolomeo Ugolini, il quale gli condusse alle Stanze del Gran Duca, dove dal Luogotenente (giunti che furono alla sua presenza) fu fatta una breve, et aggiustata Orazione in congratulazione del nuovo Matrimonio concluso a parole, e da concludersi in fatti, fra il Gran Principe suo Primogenito, e la Principessa Margherita Luisa prima nata del secondo Matrimonio del Ser.mo Duca d’Orleans, la qual dimostrazione mostrando d’aggradir molto S.A. gli licenziò con amorevoli parole, e furno accompagnati fino alla porta dal medesimo Senatore Ugolini, se ne ritornorno a Palazzo Vecchio, e smontati che furno nell’entrare in Palazzo sonorno le trombe, come all’uscire havevano fatto, e ciascuno fu licenziato. I Senatori che risiedevano in quel tempo da Consiglieri erano questi:
Luogotenente il Sen.re e Priore Sig. Donato dell’Antella
Senatore, e Balì Giulio Pucci
Sen.re, e Auditore de’ Cav.ri Ms. Alessandro Vettori
Sen.re Antonio Michelozzi
Sen.re e Collaterale della Banca di S.A.S. Battista Pandolfini
Sonorno poi le campane fino a sera, e si fecero i fuochi, e tirorno le fortezze.
Da Papa Alessando VII fu donato al Priore della Chiesa di S. Apostolo il Corpo di S. Gervasio, il quale condotto da Roma a Firenze fu depositato nella chiesa delle RR. Monache d’Annalena, et il giorno dell’Ascensione, che fummo alli 26 di Maggio 1661 fu processionalmente portato dal onvento di dette Monache alla chiesa di S. Apostolo, accompagnato da circa n.ro dieci Compagnie di devoti secolari, e numero due Regole di Frati, e da molti Preti con gran pompa di torce, e numeroso popolo, dove che in detta chiesa stette esposto n.ro tre giorni con buon concorso di persone, e fu portato pricissionalmente sotto bellissimo Baldacchino a suono di trombe, et all’entrar di chiesa con lo sparo di molti mortaletti.

Il dì 20 di Giugno 1661 fece la sua solenne entrata in Firenze la Ser.ma Margherita Aloisia Sposa del Ser.mo Principe Cosimo. Entrò dalla Porta a S. Gallo riaperta a quest’effetto, dove era stato eretto un bellissimo Teatro di Tele dipinte a ben inteso ordine di prospettiva, dove il Granduca Ferdinando II di sua mano l’incoronò a suono di trombe, e tamburi, e con lo sparo di tutta l’Artiglieria della fortezza, e con la salva di 30 Compagnie di fanteria, e 20 di cavalleria, che con bell’ordine stavano squadronati da ambe le parti della strada fra il ponte rosso, e la porta. Doppo l’incoronazione fu messa in una lettiga scoperta tutta coperta dentro, e fuora di teletta d’Argento, portata da due candidi muli coperti dell’istessa teletta, con fornimenti, e ferri d’Argento, con sopravi due bellissimi fanciulli Gentilhuomini anch’essi vestiti dell’istessa teletta, della quale erano vestiti ancora 32 Gentilhuomini d’età ciascuno circa anni 18, ornati di cappelli simili, con candidi pennacchi, galani, et altri ornamenti, calzette intere, scarpe, et insomma tutto di lana bianca, e questi portavano otto alla volta un sontuoso baldacchino della med.a teletta, e mazze d’Argento, facendo gli altri corona attorno la Lettiga nella quale, assettata che fu, e coperta da d.o Baldacchino si proseguì la funzione in questa forma. Marciavano prima le Corazze della Guardia, e doppo 10 Trombettieri con superbe, e ricche Giubbe di Velluto Cremisi guarnite di largo Gallone d’Oro, poi venivano sei Comandatori, e 12 Mazzieri, tutti a cavallo e poi seguiva la Cavalcata principiata da i Sig.ri Paggi del G. Duca seguiti da circa 200 Cavalieri sopra superbissimi cavalli, tutti vestiti di ricchissimi, e bizzarrissimi abiti, e con i cavalli abbigliati di vaghissime nastriere, et accompagnati da moltitudine di Staffieri a piedi vestiti di bellissime Livree, seguivano poi pure in cavalcata 14 Vescovi, e doppo questi il Principe Mattias in coppia con il Principe Leopoldo, e doppo tutti il Principe Cosimo Sposo, circondato da Lanzi, e da gran moltitudine di Staffieri, et altra servitù, l’abito del quale è più facile l’immaginarlo, che il descriverlo. Seguiva la Sposa portata, e servita come è detto, e dietro lei veniva il Supremo Magistrato de’ Consiglieri. La strada che si fece fu questa, s’andò per via S. Gallo fino al Canto de’ Preti, e quivi volgendo per cia de gli Arazzieri s’entrò su la Piazza di S. Marco, e di qui in via Larga, nella qual via in diverse case erano il Gran Ducha, Gran Ducessa, Arciduca, Arciduchessa e molti altri Duchi, e Principi, che incogniti eran venuti a veder queste feste, di Via Larga entrorno in via de’ Martelli, e di quivi in Duomo, la facciata del quale era fatta posticcia di tela dipinta a bellissima prospettiva d’Architettura, con varie Imprese, figure e Inscrizioni denotanti tutti il giubbilo del Popolo Fiorentino per questi felicissimi Sponsali, e nel mezzo in luogo molto conveniente vi era collocata l’Arme degli Sposi. Smontata la Ser.ma Sposa di Lettiga, et entrando in chiesa, fu da Mons.re Strozzi intuonato il Te Deum, cantato poi da 20 cori di Musici, con melodia di Paradiso, tutti li Corritoi che girano attorno la Cupola, come anco quello, che gira tutta la Chiesa, erano ripieni di lumi di cera di Venezia, e la Chiesa tutta era apparata da sommo ad imo di superbissimi Arazzi, et altre preziose tappezzerie. Finita questa Ecclesiastica funzione fu la Ser.ma Sposa rimessa in Lettiga, et innanzi che si movesse vedde passare tutta la Cavalleria, che si era squadronata attorno al Duomo, e veniva dalla parte del Campanile, e poi tutta la cavalcata nel modo, e con ordine già detto, appresso alla quale movendosi la Lettiga andò verso il anto alla Paglia, alla Piazza di S. Maria Maggiore, al Centauro, al Canto de’ Carnesecchi alla Piazza degli Antinori, al Canto Tornaquinci a S. Trinita al Ponte, e per via Maggio allo Sdrucciolo de’ Pitti, et in Palazzo, su la qual Piazza erano squadronati molte Compagnie di Cavalleria, che facevano risuonar l’aria con il suono delle Trombe, corrispondendoli la fortezza di Belvedere con lo sparo di gran quantità di Mortaletti, e di tutta l’Artiglieria: Sonorno per tre giorni le Campane di Palazzo, e fu per venti giorni feriato.

Giovedì sera a dì 23 di Giugno 1661 vigilia di S. Gio: non corsero secondo il solito le carrette il Palio, stante che in detto giorno era l’Ottava del Corpus Domini, sì che fu fatta la solita Pricissione al Duomo, e la sera si fecero i fuochi a Palazzo Vecchio conforme il costume, ma in questa sera si fecero più che ordinarij stante le Nozze, e la gran quantità de’ forestieri, che si trovavano in Firenze, che per vederli n’era piena tutta la Piazza del Gran Duca, il che cagionò, che per la moltitudine delle carrozze, e della gente forestiera, e Fiorentina, nascesse un grandissimo tumulto a segno tale, che molti vi persero ferraioli e cappelli, e danari, et in fine un Prete vi perse la vita.

Venerdì a dì 24 di Giugno 1661 giorno di S. Gio: Battista corsero al solito Palio i Barberi e vi fu una bellissima cavalcata per la prima volta, che la Ser.ma Sposa vedde questa festa

Sabato a dì 25 di Giugno 1661 a ore 10 cominciorno a sonar le campane di Palazzo Vecchio, stante che il Magistrato Supremo, cioè l’Ill.mo Sig.r Luogotenente, e Consiglieri con tutto il Senato, dovevano andare a Palazzo a complire con la Ser.ma Sposa, il che fu eseguito con l’istesso ordine, et ossequio, che s’è detto nel Cap.o 358, e doppo un breve discorso del Luogotenente, il quale la Ser.ma Sposa udì attentamente, sotto un ricco baldacchino in elevata residenza, fu da quella con ragionamenti risposto, con dimostrare ogni maggior gradimento del loro buono effetto, e furono licenziati, e se ne tornorno a Palazzo nell’istesso modo. I nomi del Luogotenente, e Consiglieri, sono gl’istessi detti qui sotto
Luogotenente Senatore e Cavaliere M. Ferrante Capponi il quale parlò a nome di tutti.
Il Senatore Marco Martelli.
Il Senatore Francesco Orlandini
Il Senatore Federico de’ Ricci
Il Senatore Gio: Antonio Borromei

A dì 26 di Giugno 1661 in Palazzo fu fatto banchetto Reale. Il voler contare la squisitezza delle vivande, le delizie delle frutte, la copia delle confezioni, e le diverse qualità de’ preziosi vini d’ogni sorte, sarebbe fatica gettata il volerle descrivere, et un voler non finire mai.
Solo dirò che erano macchine di zucchero che passavano l’altezza di braccia due, rappresentanti Guglie, Palazzi, Rocche, Loggie, Vascelli, Carri, Animali, e Statue, et altri simili bizzarrie, che mettevano gran maraviglia in chi le riguardava.
Le vivande di cucina passorno il numero di 500 piatti. I commensali furono il Gran Duca Ferdinando, il Principe Sposo, il Principe Mattias, et il Principe Leopoldo, la Gran Duchessa Vittoria, la Principessa Sposa, la Duchessa d’Angolem, e la Contessa Bellerio ambedue Francesi, che eran venute ad accompagnare la Ser.ma Sposa.

Martedì a dì 28 di Giugno 1661 fu fatto un bellissimo passeggio da Palazzo in Via Maggio, a S. Trinita, a gli Antinori, al Centauro, al Canto alla Paglia, per Via Larga, con l’intervento di tutte l’Altezze, e con copia grandissima di carrozze piene di bellissime Dame riccamente addobbate, circondate da gran quantità di Staffieri coperti da vaghe e nobili Livree, che tutto insieme faceva pomposa mostra, et un bellissimo vedere e la sera circa l’un ora di notte arrivò in Firenze la Ser.ma Arciduchessa Anna, con una sua figlia, e poiché pochi giorni innanzi vi era arrivato l’Arciduca Ferdinando suo Marito, si come ancora erano venuti altri Duchi, Principi, e gran Personaggi incogniti, ma in particolare il Duca Alfonso di Modana con il Cardinale Rinaldo suo zio, detto il Card.e d’Este.

Venerdì a dì p.mo Luglio 1661 sonate le 24 ore, si fece il maraviglioso Balletto a Cavallo, nell’ameno Teatro di Boboli, con l’intervento di tutte le nominate Altezze, e Principi, e Card.li incogniti. Chi desidera saperne l’ordine, e tutti i particolari potrà vedere la relazione stampata.

Sabato a dì 2 di Luglio 1661 si fece di nuovo uno spasseggio come è detto a dì 26 di Giugno 1661.

Lunedì sera a dì 4 di Luglio 1661 si fece un festino reale in Palazzo dove intervennero tutte le nominate Altezze con molti altri Principi forestieri, e Personaggi di Portata, e fu veduta ballare per la prima volta la Ser.ma Sposa, la quale ballò con tanta leggiadria, che fece stupire ciascuno che la vedde.

Venerdì sera a dì 8 Luglio 1661 si recitò la superbissima opera in musica dell’Ercole in Tebe, nel magnifico Teatro di via della pergola, che riempì di maraviglia tutti gli spettatori.

Sabato a dì 9 di Luglio 1661 doppo le ore 24 si fece una vaga, e curiosissima luminaria con molte, e varie invenzioni di lumi per buona parte della Città, e particolarmente dove passeggiorno i Ser.mi Sposi, e l’Altre Altezze. Lo spasseggio, e la luminaria detta cominciò dal Palazzo de’ Pitti col seguito di gran numero di carrozze, e passando per la via Guicciardini voltorno per la via de’ Bardi, et alla Piazza de’ Mozzi passorno il Ponte a Rubaconte e venendo lungarno giunsero a gli Uffizi per mezzo de’ quali passando si condussero in Piazza del Gran Duca girandola tutta, di poi ritornando dalli Uffizij voltarono a mano destra per lungo le Botteghe nuove per insino al Ponte Vecchio, seguitando a dirittura lungharno per insino al Ponte a S. Trinita, e tutta via lungharno si fermorno al Palazzo del Marchese Batolommeo Corsini, e quivi smontati di carrozza salirono in Sala, dove gustorno un lautissimo rinfresco quivi già preparato, andorno di poi sul terrazzino lungharno, e quivi furono spettatori dell’incendio d’una gran macchina di fuochi artifiziati, che per la copia grandissima del fuoco, e degli scherzi di quello riuscì cosa maravigliosamente gioconda. Rappresentava questa macchina il Tempio di Diana in Efeso incendiato; l’Architetto fu il Parigi, et i Maestri del fuoco furono alcuni Maestri, fatti venire a posta di Roma, e questa macchina era piantata appunto nel mezzo al Ponte a S. Trinita, luogo che diede comodità ad una infinità di Popolo di goder questa festa con ogni comodità; la qual festa finita ritornorno l’AA.SS. a rimontare in carrozza, e passorno il Ponte alla Carraia, e volgendo Lungarno si condussero in via Maggio e dallo sdrucciolo de’ Pitti ritornorno in Palazzo con gran festa. Il descrivere l’infinita moltitudine di popolo d’ogni sesso, e d’ogni età, che in questa sera si veddero per le strade di Firenze non è impresa per la mia penna, si come ancora non mi darebbe l’animo di descrivere in minima parte, l’infinità de’ lumi che per ogni parte si veddero, e le molte, e bizzarre invenzioni di quelli, basti il dire che per molti giorni fu una carestia grande di candele di sego, e di torce, che non se ne trovava per quattrini, e quelli che non havevano modo di far quella spesa furno provvisti di tutto ciò che gli bisognava da i deputati sopra a questa festa.

Domenica sera del dì 10 di Luglio 1661 per la seconda volta nel Real salone di Palazzo vecchio fu fatto il Festino, con l’assistenza di tutte l’AA.SS., e di molti Principi incogniti, dove si veddero tutte le Dame della Città.

Martedì sera a dì 12 di Luglio 1661 per la seconda volta si recitò la Commedia in Musica in Via della Pergola.

Sabato sera del dì 16 Luglio 1661 si fece per la seconda volta il maraviglioso balletto de’ Cavalli nel solito Teatro di Boboli.

Venerdì a dì 20 di Luglio 1661 si fece per la terza volta la sud.a Commedia nel solito Teatro in Via della Pergola.

Domenica sera del dì 7 Agosto 1661 si fece per la quarta volta la Commedia in Via della Pergola.

Mercoledì sera del dì 10 d’Agosto 1661 si fece una Cena Reale nel Fiume d’Arno in una Barca fatta ad uso di Galera, et i Convitati furno n.ro 16 persone, tra i quali fu l’Arciduca di Ispruch Ferdinando d’Austria, Secondo il Gran Principe Sposo, 3° il Ser.mo Principe Card.e Gio: Carlo 4° il Ser.mo Principe Mattias, 5° il Principe Leopoldo, con assai altri Sig.ri di portata, et in altre Barche erano gran quantità di Musici, di Trombe, e di molti altri strumenti, con una infinità di lumi, e palloni di diversi colori, nella qual barca dove si cenava erano circa a 200 persone, che vi stavano a grand’agio.

Lunedì a dì 5 di 7bre 1661 la Granduchessa Vittoria della Rovere fece fare un bellissimo ballo nel cortile del Palazzo del Poggio Imperiale a vista d’ognuno. E prima ballorno le fanciulle, e giovani Contadini al n.ro di 60 in circa, facendo vari balli, con giochi di calata molto belli. Di poi ballorno le sue Damigelle con i Paggi, et in ultimo le Dame, et i Cavalieri, e si degnorno di ballare ancora l’Arciduca e l’Arciduchessina sua figliola, et i nostri Ser.mi Sposi

Lunedì a dì 14 di 9bre 1661 sonorno le campane di Palazzo Vecchio in segno d’allegrezza del primo genito nato al Re di Francia Lodovico XIV, e l’istesso giorno a ore 23 il Ser.mo Gran Duca, con tutti gli altri Principi della Ser.ma Casa, et il Ser.mo Arciduca, et Arciduchessa, andorno al Duomo dove fu cantato solennemente il Te Deum con gran musica, e la seconda mattina il Magistrato Supremo con tutti gli altri appresso, andorno secondo il solito all’offerta in Duomo, ove si cantò la messa dello Spirito Santo per rendimento di grazie, fu feriato tre giorni, e ciascuna sera si fecero fuochi al Palazzo, et in molti luoghi della Città con lo sparo dalle Fortezze ogni sera.

Domenica a dì 22 di Gennaio 1662 si fece un calcio al luogo solito, e fu il primo che vedessi la ser.ma Sposa Margherita Aloisia.

Venerdì a dì 16 di Giugno 1662 essendo andato a desinare il legnaiolo, che rassettava i quattro carri soliti andare la mattina di S. Gio: in Piazza del Gran Duca ad offerire il solito tributo, et havendo il fattore lasciato una candela accesa nella rimessa medesima di detti carri, posta sul Prato, s’appiccò il fuoco a’ soprannominati carri, due de’ quali abbruciorno e due restorno maltrattati, i quali rabberciati comparsero al solito.

Sabato a dì 24 di Giugno 1662 festa di S. Gio: Batt.a Protettore della Città fu il primo anno, che fu levato l’uso di dare come era usanza vecchia ogn’anno la solita Vitella, e vino bianco per un certo riconoscimento o vero cortesia a tutti i Magistrati, Cortigiani, e stipendiati dalla Casa Ser.ma, la qual cosa dispiacque universalmente; forse più che non dispiacque 16 anni avanti l’usanza di dare i Pesci marinati la vigilia di detta solennità, che ancora quella fu levata.

Sabato a dì p.mo di Luglio 1662 arrivò in Firenze il Card.e Antonio Barberini incognito, et andò ad alloggiare nel Convento di S. M.a Novella, e fu giornalmente regalato di rinfreschi dal Gran Duca, e grandemente onorato da tutti i Ser.mi Principi, per segno di che il Gran Duca fece correre un Palio con le carrette il dì doppo il suo arrivo, su la Piazza solita di S. M. Novella, dove il sud.o Card.e stette a vedere la festa insieme col G. Duca, et altre Altezze, et il dì 5 d.o partì di Firenze per alla volta di Modana, per andarsene in Francia, e la sera medesima fu alloggiato al Poggio a Caiano.

Giovedì a dì 9 Agosto 1663 a ore 9 ½ del mattino partorì felicemente un figliolo maschio la Principessa Margherita Aloisia e gli si pose nome Ferdinando, per la qual nascita si fecero molte allegrezze, e sonorno le campane di Palazzo tre giorni, sparo delle fortezze, e sempre furno
fontane di vino nella Piazza de’ Pitti, e tutti i Principi di loro propria mano dai Ballatoi gettorno gran quantità di denari al Popolo. Il primo giorno il Gran Duca con tutti i Principi fu in Domo a render grazie a S.D.M. per così segnalato favore, dove con grandissima solennità si cantò il Te Deum, il secondo giorno il Magistrato Supremo con tutto il Senato, e Magistrati andorno a offerta in Duomo, e vi stettero alla Messa dello Spirito santo cantata da Mons.r Ruberto Strozzi Vescovo di Fiesole, e a tutte le suddette funzioni vi fu concorso grandissimo di Popolo, e fu feriato sei giorni.

Domenica a dì 16 di Sett.re 1663 furno cavati dalle Stinche n.ro 106 prigioni, chi condannato per la vita, chi alla Galera, chi a confino, chi in pene afflittive, e chi in pene pecuniarie, e molti per debito, e furno liberati dal Ser.mo Gran Duca per allegrezza della nascita del primogenito del Ser.mo Principe Cosimo suo figliolo.

Venerdì a dì 16 di Maggio 1664 entrò in Firenze il Duca di Crichi, il quale veniva di Francia, e tornava a risiedere in Roma Ambasciatore del Re Xssimo, essendo di già tutte le differenze con la Casa Chigi aggiustate per mezzo del G. Duca Ferdinando come al Cap. 476, Il su.o Ambas.re entrò in Firenze dalla porta a S. Friano con lo sparo delle Fortezze, incontrato dal principe D. Mattias alla porta, et il dì 20 stante partì alla volta di Roma acompagnato dal sud.o Principe sino alla porta.

Sabato, e Domenica a dì 24 e 25 di Gennaio 1665, fu sì terribile il freddo, che il fiume d’Arno addiacciò per molti giorni, ma in particolare i soprannominati, ne i quali si corse sopra il ghiaccio all’uso di Fiandra, e d’altri Paesi Oltramontani, con altri bellissimi giuochi.

Sabato a dì 12 di Giugno 1666 nel Teatro di Boboli si fece la mostra di n.ro 400 Soldati per andare in aiuto de’ Veneziani nella Dalmazia.

A dì 24 di Giugno 1666 essendo in questo giorno di S. Gio: Batt.a Protettore della nostra Città, caduta anco la festa del Corpus Domini; Le feste solite farsi in tal giorno furno trasferite al giorno seguente, nel quale andorno i Paliotti, e si corse il solito Palio, et in questo dì 24 si fece la solennissima Processione del Corpus Domine, perché Ubi maior minor cessat.

Mercoledì a dì 22 di Giugno 1667 sonorno le campane di palazzo vecchio, e tutte l’altre di Firenze per la creazione di Papa Clemente nono di Casa Rospigliosi Pistolese.

Giovedì a dì 11 d’Agosto 1667 la Principessa Margherita Luisa moglie del Principe Cosimo partorì felicemente una bambina, e fu il suo secondo parto, e sonorno le campane di Palazzo vecchio due giorni, con i soliti fuochi. Ebbe nome Anna Maria.

Lunedì a dì 10 di Xbre 1667 con li due giorni seguenti sonorno le campane di Palazzo per la nascita d’un figliolo mastio dell’Imperatore, et i Magistrati andorno a offerta in Duomo dove si cantò la Messa dello Spirito Santo, e la sera furno fatti i soliti fuochi in Piazza con lo sparo delle Fortezze.

Mercoledì a dì 14 di Xbre 1667 sonorno le campane di Palazzo vecchio, e tutte l’altre della Città per l’assunzione alla Dignità Cardinalizia del Ser.mo Principe Leopoldo, e si fecero tutte l’altre dimostrazioni d’allegrezza solite farsi in simili occasioni.

Sabato a dì 12 di Maggio 1668 entrò in Firenze il Gran Principe Cosimo di Toscana, il quale tornò dal suo terzo viaggio, e stette fuora sei mesi manco dieci giorni. Entrò in Firenze a ore sei, e la mattina a ore 15 in circa sparorno le Fortezze.

Mercoledì a dì 6 di Giugno 1668 sonorno le campane di Palazzo vecchio per dimostrazione d’allegrezza per la pace fatta fra le due Corone di Francia, e Spagna, e durorno a sonar tre giorni, nei quali ogni sera furno fatti i fuochi, et il primo giorno il Gran Duca con tutti i Principi si trasferirono al Duomo dove con estremo giubilo di tutta la Città, e con il concorso d’infinito popolo si cantò con solennissima musica, e con gran concerto di Trombe, il Te Deum, nel qual tempo si sparorno 50 mortaletti, essendo illuminati tutti i ballatoi della Cupola, et attorno alla Chiesa, et il secondo giorno fu cantata una solennissima Messa dello Spirito Santo con l’assistenza di tutto il Senato, e di tutti i Magistrati, et ogni sera doppo i fuochi di Palazzo vi fu lo sparo delle Fortezze, e quei tre giorni furono feriati, eziam per i debitori del Fisco.

Domenica a dì 17 di Giugno 1668 ritornò di Roma dov’era stato a pigliare il Cappello Cardinalizio, il Ser.mo Principe Card.e Leopoldo de Medici, alla cui entrata dentro la porta sparorno le fortezze.

Venerdì a dì primo di Marzo 1669 non suonò la campana de gli Uffizi, stante una giostra che in d.o giorno si fece in via Larga.

Domenica a dì 2 di Giugno si fecero le solennità per la Canonizzazione di S. Maria Maddalena de’ Pazzi, cioè il sud.o giorno del dì due di Giugno si fece una solenn.ma Processione con lo Stendardo venuto di Roma, benedetto, e mandato a Firenze da Papa Clemente Nono, e cominciò dalla Chiesa del Carmine, e da S. Monaca andò al canto al Cuculio per via S. Agostino alla piazza di S.to Spirito, alla colonna di S. Felice in Piazza, per via Maggio, al Ponte a S. Trinita, al Palazzo degli Strozzi, al Canto a Tornaquinci, alli Antinori, al Centauro, al Canto alla Paglia, per via de Martelli, per via del Cocomero, in via de Tedaldi, entrò in via de Servi, per la piazza dell’Annunziata entrò in via della Colonna, e si condusse in Cestello nella cui Chiesa si conserva il Corpo della Santa. Intervennero a detta Processione tutte le Fraterie, e tutto il Clero di Firenze, e la nobilissima Famiglia de Pazzi hebbevi il luogo più degno. Per tutta la via vi fu musica, e Trombe. V’intervenne il Sommo Magistrato con tutto il Senato con torce alla veneziana, e tutta la strada era riccamente, e vagamnte apparato, vi assisterono l’AA. SS., e la Granduchessa Vittoria, con la Principessa Margherita Aloisia si trovorno in Chiesa all’arrivo della Processione. Arrivato lo Stendardo in Chiesa con il Gran Duca, e Principi, si cantò il Te Deum con grandissima musica, e poi la Messa cantata. La Chiesa era superbamente apparata, con eruditissimi Elogij, e fuori, e dentro di essa. Era ll corpo della Santa esposto nel mezzo della Chiesa sopra un Mausoleo carico di doppieri d’Argento, e di una infinità di lumi, dove per sodisfare alla devozzione de’ Popoli della Città, e de’ luoghi circonvicini, che in grandissimo numero vi concorsero, stette esposto otto giorni, nei quali mattina e giorno vi fu solennissima musica con Panegirici recitati da’ più celebri Oratori della Città, et in questo tempo il Sig.re Iddio si compiacque d’operare molti, et evidenti miracoli per maggior gloria di questa gran Santa. Tre sere continue furno fatti fuochi in diversi ooughi della Città, et in particolare su la piazza di S. Croce a spese della famiglia de’ Pazzi con ogni splendidezza.

Lunedì a dì 10 di Giugno 1669 fu portato con solenne processione dalla Chiesa d’Ognissanti alla Compagnia di S. Fran.co Poverino posta in via S. Zanobi, il Corpo di S. Crespino Martire, la quale strada era tutta apparata, e la sera di fu luminaria, e fuochi lavorati, con gran concorso di Popolo.

Martedì a dì 18 di Febbraio 1670 si fece una giostra su la piazza di S. Spirito assai vaga, e bella, e gran sodisfazione del Popolo.

Venerdì a dì 18 d’Aprile 1670 tornarono di Candia i Soldati, i quali haveva mandati il Gran Duca Ferdinando in aiuto de Veneziani, essendosi quella città arresa al Turco.

Sabato a dì 19 di Aprile 1670 i suddetti Soldati andorno a Palazzo del Gran Duca, che gli volse vedere si squadronorno su la piazza, e poi gli fece dare un buon desinare.

Giovedì a dì primo di Maggio 1670 sonorno le campane per la creazione di Papa Clemente X e durorno tre giorni, e tre sere si fecero i fuochi con lo sparo delle Fortezze, et il primo giorno il Gran Duca andò alla Sant.ma Annunziata dove si cantò il Te Deum con bella musica, e tutti i Magistrati andorno in Duomo a offerta, dove si cantò la Messa dello Spirito Santo con gran solennità, e si scoperse la Sant.ma Annunziata.

Sabato a dì 14 di Giugno 1670 sonorno le campane di Palazzo Vecchio, stante che il Ser.mo Gran Duca Cosimo Terzo venne a Palazzo vecchio dove nel Salone Regio tutto apparato di bruno dal Magistrato Supremo, e da tutti i Senatori, e Consiglio del 200 gli fu giurato fedeltà.

Lunedì a dì 23 di Giugno 1670 non corsero al solito palio le carrette a S. Maria Novella stante la morte del Gran Duca Ferdinando.

Martedì a dì 24 di Giugno 1670 non corsero i Barberi al solito Palio di S. Giovanni per la causa sudd.a

Mercoledì a dì 25 di Giugno 1670 l’Ill.ma e Santa Religione di S. Stefano mandò di Pisa a Firenze l’Ill.mo Gran Priore al Ser.mo Gran Duca Cosimo Terzo a rendere a S.A. i dovuti ossequij e la sera di detto giorno andò all’Audienza corteggiato da circa 90 carrozze piene di Cavalieri, e fu ricevuto da S.A. con grandissima cortesia, a d.o Sig.r Priore furno consegnate le stanze nel Convento di S. Spirito.

Lunedì a dì 28 di Luglio non corsero i Barberi il solito Palio di S. Vittorio per la cagione suddetta, cioè per la morte seguita del G.D.a

Venerdì a dì p.mo d’Agosto 1670 non si corse Sabato a dì 2 d’Agosto il solito palio degli Asini né tampoco si fece il solito giuoco delle pugna nella piazza de Pitti per la cagione sudd.a

Sabato a dì 2 d’Agosto non corsero i Barberi al solito Palio della Rotta per la cagione sudd.a

Lunedì a dì 13 d’Aprile 1671 a ore 23 fu mandato il bando per la canonizzazione seguita in Roma di S. Filippo Benizi Fiorentino, e Martedì sonorno le campane di Palazzo vecchio la mattina seguente, et il Magistrato Supremo con tutti gli altri Magistrati appresso andorno al Duomo a offerta, dove fu cantato il Te Deum, e poi la Messa dello Spirito Santo, e la sera si fecero i fuochi a detto palazzo, et in vari luoghi della Città per tre sere, et in particolare su la piazza della Nunziata da i Frati e da i Fratelli della compagnia di S. Filippo, et anco in via de Pidocchiosi oggi detta de’ Guicciardini in una casa dove era nato il Santo.

Lunedì a dì 25 di Maggio 1671 sonorno le campane di Palazzo Vecchio per allegrezza della nascita del Principe Gio: Gastone etc. in sul mezzo giorno fu mandato il Bando di quattro giorni di ferie, et un ora doppo il Gran Duca Cosimo suo Padre andò alla Sant.ma Annunziata insieme con il Card.e Leopoldo suo Zio e poco doppo vi andò la Gran Duchessa Madre per render grazie di sì segnalato favore, e fu scoperta quella Sant.ma Immagine con concorso infinito di popolo, sparando la fortezza da basso. La sera vi furono i fuochi in piazza con lo sparo di molti mortaletti; il giorno seguente il Magistrato Supremo, e tutti gli altri Magistrati andorno al Duomo ad offerta, et assisterono alla Messa cantata dello Spirito santo, et al Te Deum, e la sera furon fatti i medesimi fuochi della sera antecedente.

Domenica a dì 7 di Giugno 1671 S.A.S. fece cavare dalle prigioni del Bargello, e delle Stinche da 125 prigioni di varij luoghi, tanto per cause civili, che criminali, et andorno processionalmente a visitare la Sant.ma Annunziata.

Domenica a dì 16 d’Agosto 1671 in su la Piazza di S. Maria Novella dove era stato eretto uno spazioso Teatro di Palchi, fu fatta una Giostra ad una usanza non più veduta, et appresso un balletto di cavalli, con un superbissimo carro pieno di squisiti musici, e sonatori di diversi istrumenti, la qual festa fu fatta per il Muccios annos del Ser.mo Gran Duca Cosimo Terzo, e la sera si fecero i fuochi, e lo sparo delle fortezze, che si dovevan fare il dì natalizio del dì 14 d.o.

Martedì primo di Settembre 1671 si fece la nominata giostra per la seconda volta nel nominato Teatro della Piazza di S. Maria Novella per trattenimento de’ sudd.i Principi, et il dì 2 detto si fece una caccia nel solito serraglio de’ Lioni alla presenza del d.o Duca, il dì 3 andò a vedere la Cavallerizza, il doppo desinare gli fu scoperta la Sant.ma Annunziata, e la sera fu condotto al Poggio Imperiale ad una Commedia in Musica e ad un lautissimo Convito. Il Venerdì a dì 4 d.o partì per andare a vedere la Città di Pisa, e di Livorno, e ritornò il dì 7 in Firenze, et il doppo desinare andò a vedere il giardino di Boboli. Martedì 8 detto si corse un insolito palio per il solito corso, e la sera fu recitata una Commedia in musica a Palazzo. Mercoledì 9 detto andò a desinare al Poggio a Caiano, e la sera gli fu fatto un solenne festino in casa de’ Sig.ri Guadagni dietro alla Nunziata, e Giovedì a dì 10 partì per Mantova.

Domenica a dì 20 di 7bre 1671 u fatta una sontuosa festa nella Chiesa degli Antinori per la santificazione di S. Gaetano.

Domenica a dì 8 di Ottobre 1671 nella Chiesa di S. Maria Novella fu fatta la Regina delle feste per la santificazione di S. Luigi Beltrando, e di S.ta Rosa.

Domenica a dì 30 di 9bre 1671 fu fatta una ricchissima, e bellissima festa nella Chiesa di S. Giovannino de’ PP. Gesuiti per la santificazione del Beato Francesco Borgia.

Domenica a dì 18 7bre 1672 nella Città di Firenze fu il primo anno, che si fece da’ PP. Delle Scuole Pie la festa del Sant.mo Nome di Maria.

Mercoledì a dì 18 d’Ott.re 1673 entrò in Firenze dalla porta a S. Friano un Ambasciatore del Re d’Inghilterra, e fu incontrato dal Principe Francesco Maria alla porta della Città, e condotto a Palazzo dove fu incontrato dal Ser.mo Gran Duca, et alloggiato in Palazzo, hebbe lo sparo delle Fortezze, e fu trattato molto alla grande, haveva seco 16 Gentilhuomini per sua Camerata, e 20
altri servitori tutta bella gente, e molto bene all’ordine. Partì il 24 stante accompagnato dal Gran Duca sino alla Porta del Palazzo, e dal Principe Francesco Maria sino alla Porta della Città.

A dì 21 Xbre 1674 cantò la Messa novella il Ser.mo Principe Card.e Leopoldo de’ Medici, nella Chiesa de’ Monaci di S. Trinita Vallombrosani della quale religione era protettore.

Domenica a dì 5 Maggio 1675 arrivò in Firenze la Ven.le Compagnia della morte di Prato, e fu incontrata dalla Compagnia della Misericordia alla Porta al Prato, e l’accompagnò sino alle Monache di S. Gaggio fuor della Porta S. Pier Gattolini, et al suo ritorno da Roma che fu il dì 29 d.o fu incontrata nel med.o luogo dalla med.ma Compagnia, che gli fece una superbissima colazione nel Palazzo del Sig. Duca Salviati. Questa Compagnia portava uno stendardo di velluto piano nero, nel mezzo del quale era uno scheletro di teletta d’Argento tutto ricamo, si come haveva un mezzo braccio di ricamo attorno attorno, et in somma fu detto che a Roma in tutto quell’Anno Santo non vi fusse capitato il più bello, e costava parecchi centinaia di scudi.

Lunedì a dì 24 Giugno 1675 festività del nostro Protettore S. Giovanni non si fecero le solite feste, e non si corse il palio stante la gran pioggia, che mai non cessò, né per quell’anno se ne discorse più.

A dì 6 di Luglio 1675 giorno di S. Romolo Mons.r Altoviti prese il possesso del suo Vescovado di Fiesole, e cantò la prima volta la messa in quella Cattedrale.

A dì 4 Agosto 1675 Furno condotti da Livorno a Firenze una quantità di schiavi Turchi Cristiani, che erano stati trovati sopra la Galera detta la Padrona di Biserta, predata dalle Galere della Religione di S. Stefano. Nella quale vi era ancora Sceriffo per comandante, il quale fu messo nella fortezza di Belvedere. Et a detti schiavi Cristiani per ordine del Gran Duca furno fatti otto pasti, e poi datoli una piastra per uno fatta battere a posta, e poi lassati andare dove più a loro piaceva.

A dì 21 Sett.re 1676 fu assunto alla Dignità Pontificia il Card.e Benedetto Odescalchi da Como, il quale volle esser nominato Innocenzio Undecimo. Della qual elezione venutane la nuova in Firenze ne furono fatte le solite dimostrazioni d’allegrezza.

A dì 27 9bre 1676 passò all’altra vita il Sig.r Conte di Novellara Mantovano, che era Capitano della guardia a cavallo del Ser.mo Gran Duca, et il dì 27 d.o nella Chiesa di S. Spirito gli furno fatte sontuose essequie alla militare con tutta la guardia, al suono di sordine, e timpani scordati, et all’ultimo con una salva, et in d.a Chiesa restò in deposito per esser a suo tempo trasportato a Mantova.

A dì 13 Febbraio 1677 l’Eminent.mo Sig. Card.e Fran.co Nerli Arcives.vo di Firenze prese il possesso della sua Chiesa.

A dì 6 Agosto 1678 sonorno le campane di Palazzo per la nuova arrivata, d’un figlio maschio nato all’Imperatore. Andorno al Domo i Magistrati tutti processionalmente a render grazie a Dio d’un tanto benefizio fatto alla Cristianità, e per tre sere continue si fecero fuochi pubblici con lo sparo delle fortezze.

A dì 4 7bre 1681 Giunse in Firenze un Corriere con la nuova che la Santità di N.ro Sig.re Papa Innocenzio XI haveva assunto alla Dignità Cardinalizia i seguenti Prelati
Mons. Mellini Romano Mons. Velletri
Mons.r Brancacci Napoletano Il P. Lauria Francescano Min, Conv.le
Mons. Faia Senese A. di Rota Il P. Capizucchi
Mons.r Buonvini Lucchese Don Benedetto Panfili Romano
Mons. Spinola Genovese Mons. De Luca Aud. Della Caqm.a
Mons. Sacchetti Fiorentino Mons. Pignattelli Napoletano
Mons.r Abbate Ricci di Rieti Mons. Agostini Forlivese Datario
Per la qual promozione furono fatti in Firenze fuochi pubblici e privati, et in particolare a S. Maria Novella.

A dì primo Dicembre 1681 fu ridotto l’odine delle quarantore del giro, all’uso di Roma, ossia che il Santissimo stia in ogni chiesa esposto fra giorno, e notte continuatamene ore 48 dove prima stava tre giorni per chiesa, ma ogni sera al tramonto del sole si deponeva, e tal innovazione fu fatta ad invito dell’Emin.mo Card.e Fran.co Nerli Arcivescovo di Firenze, e del Ser.mo Gran Duca Cosimo 3.o secondo la mente di N.ro Sig. Papa Innocenzio XI.

A dì 23 Luglio 1682 per esser la vigilia del nostro Protettore S. Gio: Batt.a, secondo il solito si fecero i fuochi al Campanile di Piazza, e si accesero i panelli alla Cupola, et a tutte le Porte della Città. Avvenne, che alla Porta al Prato, i detti panelli accesi dettero fuoco al tetto, che è sopra di quella, et abbruciò tutto, per la qual cosa la mattina seguente la d.a Porta non fu aperta, ma in quel cambio fu aperta la porticciuola delle mulina.

A dì 15 Agosto 1682 venne la nuova per corriere espresso, al Ser.mo Gran Duca della nascita d’un figliolo del Delfino di Francia, che fu il suo Primogenito, e se ne fecero in questa Città pubbliche dimostrazioni d’allegrezza, col cantarsi in Duomo con gran solennità il Te Deum, e la Messa solenne dello Spirito Santo con l’interento dell’AA. Ser.me e di tutti i Magistrati, e per tre giorni fu feriato ne i quali ogni sera si fecero fuochi con lo sparo delle Fortezze.

A dì 25 Aprile 1683 fu fatta in Pisa la solennissima translazione del Corpo di S. Stefano Papa, e Martire, il qual Santo Corpo era stato ottenuto dal Ser.mo Gran Duca Cosimo Terzo, e cavato dalla Città di Trani e fu collocato nella chiesa de’ Cavalieri, che militano sotto il suo nome, con grandissima pompa, e magnificenza; Alla qual festa vi concorse gran gente di tutta la Toscana, e d’altre parti. E chi vuol sapere tutti i particolari, vegga una relazione, che ne fu stampata d’odine di S.A.S.

A dì 21 Sett.bre 1683 in rendimento di grazie a S.D.M fu nella Chiesa della Sant.ma Annunziata, cantato solennemente il Te Deum per la sopradetta vittoria ottenuta dall’Armi Cristiane, e fu scoperta quella Sant.ma Immagine con l’intervento del Ser.mo Gran Duca e Principi.

A dì 29 Sett.re 1683 fu fatta in Domo una Comunione Generale per impetrar da Dio la continuazione de i Divini favori all’armi Cristiane, dove anco il Ser.mo Gran Duca e Principi furno a Sacramentarsi per mano di Mons.r Arcivescovo con grandissima devozione.

A dì 7 Ott.re per dimostrazione dell’allegrezza, che sentiva tutta la Città per la liberazione dell’Imperial Città di Vienna, fu eretto in sul Prato una Fortezza piena di fuochi artifiziati, e furno fatti copiosissimi luminari per tutte quelle case, e per Borgo Ognissanti, che fu una bella festa, tutta a spese de i Tessitori di Seta.

A dì 13 Ott.re 1683 nella Chiesa della Sant.ma Annunziata fu fatto un solennissimo Funerale per i Soldati Cristiani, che havevano sacrificata la loro vita per la difesa, e liberazione di Vienna, fu eretto in mezzo a quella Chiesa un alto feretro, rappresentante un Fortino, o vero Baluardo, tutto risplendente d’infiniti lumi, che ardevano su ricchi doppieri d’Argento, e circondato di Scheletri humani, e di bellissimi trofei, di Armi diverse, disposto il tutto con buona simetria, e disegno. La Chiesa era tutta coperta ert apparata di rascie nere, con imprese, et Elogij diversi tutti ingegnosi, e belli. Vi cantò la Messa solenne Mons.r Arcivescovo con una copiosissima, e superbissima Musica, nella quale si sentirono Timpani, e Sordine sonar in concerto con gli altri strumenti musicali, rirovandovisi presente il Ser.mo Gran Duca, con tutti i Ser.mi Principi. E finita la Messa fu dal Padre Fran.co Tinelli Gesuita eccellentissimo Predicatore recitata con amirabile eloquenza la seguene Orazione, essendo quella Chiesa piena della prima Nobiltà di Firenze, e di tutti i primi Letterati Religiosi, e Secolari della Città.
Segue il testo dell’orazione.
Sei vinta o morte, sei vinta. Allora che alla Luna Ottomana spezzate furono le punte dell’arco suo, hai spezzate ancor tu le tue saette, né la Luna, né la Morte potranno mai sopra le mura Viennesi piantar bandiera di Vanto. Chi muore per difender la Fede, non finisce, ma sol muta il vivere. Cangia l’aste in scettri, le celate in diademi, gli usberghi in manti, le piaghe in stelle, passa da frali spoglie a ricami eterni, da steccati di guerra a recinti di pace, da battaglie estreme a trionfi celesti, ed ancorché in pochi passi di sole vengano l’ombre di morte, assai vive chi vive da forte, assai combatte chi nulla risparmia, con brevi giri di spade s’intreccia molte corone, e tutto vince chi vince un’Eternità. Tali fuste voi tutte o Anime grandi, che in questa guerra contro il Turchesco Tiranno ardimentose pugnando per salire da Eroi nel Cielo, non trovaste una Via di Latte finta già da i Poeti per la Via de gli Eroi, ma voi stesse vi apriste in terra una via di sangue, che è la via favolosa de gli Eroi marziali per portarvi lassù a passeggiare nella Beata Eclittica col Sole eterno.
Danubio felice, che non mai su le tue sponde udisti rimbombare più inviadiabil fama di quanto ora per Vienna assediata, per Cesare, per la Cristianità pericolante fecero de’ propri petti scudi costanti, fregiando non meno d’Allori gloriosi la nobil vita, che d’onorati cipressi l’illustre tomba. Ecco oggi a voi estinti guerrieri come lampeggia ben viva in queste pompe d’applausi la lodevol memoria del morir vostro. Voi però del lume di queste fiaccole non abbisognate per render chiaro il vostro Occaso in terra, quanto chiare lo rendono tante faci stellate nel cielo che vi circondano. Né a me occorre mendicar lumi d’ingegno per aggiungervi lumi di onore, se i bei lampi del Sacro Marte per cui splendete, son una luce, che a tutti i Guerrieri non mai tramonta con verun giorno. Cader tra scudi, e tra scintillanti acciari, è un ritrovar non sepolcro, ma culla, per risorgere immortal Fenice di Gloria, che morì bellicosa Fenice di valore. Altro dunque non farò qui, che tributare alla morte vostra piene d’ossequio e di timore le voci mie, sapendo bene, che a coronar con le lodi morte sì eroica dar si dovrebbero quante parole, tante perle, conoscendo, che una gran virtù non può haver lodator migliore, che il suo medesimo merito.
Quel Sovrano, ch’è padrone de’ Regi e ancor padrone de’ Regni, e girando a suo arbitrio i Dominij, trabalza da un confine ad un altro i Troni, e gl’Imperij; ogni qual volta egli vede la petulanza Ottomana, raunati da tutta l’Aria i turbini, trasportar nell’Europa le torbidezze, per ecclissare con la sua mezza Luna tutto il nostro Sole, che perl egli a difesa del suo popolo provviddel sempre di qualche eccelso Campione, che emulando de gli antichi Giosuè, de i Gedeoni, e de i Maccabei la fortezza, nel guerreggiar le battaglie del Dio verace, havesse in mano brando infocato di zelo per parer Cherubino posto in custodia al Paradiso terrestre del Cristianesimo. Ben lo sai Ungheria, se ne’ secoli andati vedesti tu Giovanni Unniade Corvino, che nel tirar il bel cocchio della Divina gloria fra le guerre, poté dirsi l, già che in esso si erano uniti’aquila de i Capitani, già che in esso s’erano unite sì due grand’Ali d’un sommo valore, e d’una somma felicità. Bem lo sai Albania, se miraste un Giorgio Castriotto farsi l’idea del coraggio, il terror di Bisanzio, l’Ottomano flagello, che tante
volte insanguinossi ne’ Faraoni dell’Orientale Impero. Ben sai o Croazia se stupisti in un Niccolò d’Estrino con vittorie sopra de Turchi multiplicati, accrescer tante lauree alla sua fronte, che oscurando forse con esse ogni memoria de’ più famosi guerrieri, urtò ne i denti o d’un cigniale, o dell’invidia, essendo facile il morire addentato a chi havendo a fronte a le tirchesche squadre, ed alle spalle gli emoli delle sue grandezze, stava in mezzo a due sorti di cani ugualmente rabbiosi. Voi però tempi trascorsi o scordatrevi de vostri eroi, o invidiate a’ nostri. Grazie, grazie immortali all’occhio tuo amoroso o providenza del Diamante Eterno, che volgendo pietosi sguardi all’Austriaca Reggia, quando a’ danni di quella dal sen dell’Aria, oggidì superante l’Affrica nell’esser madre de’ più orridi mostri, uscito il fasto, et il furor Turchesco in sembianza di combattenti, tu a difesa di lei inviasti la fortezza, e il coraggio in sembianza di difensori, e se l’Inferno scatenò nel Visire un Oloferne, pien di superbia, e d’astio; oppose il Cielo tante Juditte, quante Anime belle s’accinsero a debellarle. Haveva (udite) haveva l’empio Mustafà con assai più di 200mila oppugnatori assediato, per isbranar Briareo peggiore con altrettante braccia l’abbandonata Vienna. Pareva che ne i campi, collegata col terrore, piantati havesse gli alloggiamenti la presunzione; tant’era l’immensità degli occupati posti, tanto il fasto de’ Padiglioni spiegati, tanta la ferocia da squadroni armati, tanto il predominio delle batterie, tanta l’ostinazione del giurato impegno. Misera Vienna, che dall’altezza delel tue torri lacrimosa mirando il funesto spettacolo de’ campi tuoi desolati; la magnificenza de’ Palagi atterrata, la bellezza delle ville destrutta;: la vaghezza de gli orti calpestata, l’amenità de’ colli sparita, la fioritezza de’ bei prospetti inorridita, recisi alberi, tetti fumanti, ruine sparse, uccisioni, indendij, schiavitudini, saccheggiamenti, eccidij della Barbarie, o ne’ vicini, o ne’ lontani dontorni trionfatrice, non potevi con le tue lacrime ammazzar tanto fuoco, anzi vedendoti d’ogni intorno sbalordita con gli spaventi, lacerata con cento bocche di bronzo, insidiata con i tradimenti, esaminata con le mancanze, afferrata con gli assalti, stretta da ogni lato, senza libertà di commercio, senza vicinanza di soccorso, temevi presto divenir prigioniera di quel Tiranno, che non sa signoreggiare senza opprimere, affettando baldanzosa rivalità con l’Altissimo di volere, se non puol essere Creatore col cavar dal niente, almeno esser distruttore col ridurre al niente.
Ma vivano i giusti arcani di te o grande Iddio, gran protettore dell’Innocenti, che se ben taci, tu però mai non dormi e per farlo potente appoggi al Trono Austriaco l’Onnipotenza de’ tuoi prodigij. E da qual petto, se non armato di prodigiosa costanza, uscì quel voto inusitato, con cui noi tutti o difensor dell’assalita città, giurasti al Cielo di non rendere a verun patto la Piazza, ma sostenerla fino all’ultimo de spiriti?
Cuor grande vi dicevate gli uni a gli altri, potrà bensì questa Piazza esser teatro di nostre morti; ma non mai spettatrice di nostra viltà; più tosto le membra a sbranamenti, che le muraglie alla resa; si farà breccia ne’ baluardi, ma non negli animi, et il nemico levate, ha da levare anche il sangue di queste vene pria di vincere. Vienna non s’ha da rendere se non a Cesare, e gl’Imperi non s’hanno a dare, ma s’hanno a togliere al Sultano Viva di Cristo la fede, e sempre viva de Cristiani la fedeltà. O accostati ora se puoi alle conquiste o Mostro aggressore. Avventatevi al feral suono delle trombe Lupi rapaci, non pecorelle da sbranare, ma incontrerete Leoni da temere. Non caderà Vienna no. Ognuno de’ custodi suoi nella grandezza dell’animo e un Atlante da sostener un mondo, non che una Città; e Starembergh suo impareggiabil Capo, se l’Aquila del suo Cesare porta due teste, egli a meglio difenderle col suo gran senno, porta due menti, una gravida di consiglio, l’altra fervida di bravura, una che risplende nelle difese, l’altra che balena con l’offese; l’una tolta da morte, l’altra presa da Giove. Gridisi pur dunque dal Visir, su presto alle bombe, alle mine, alle scalate, sarà vostra la preda, mia la gloria, e soggiogata Vienna, havresti schiava la Regina dell’Austria, et ambiziosi sotto le nostre Bandiere strascinerete i Trionfi anche sul Campidoglio Romano. Ah voci di crudeltà, feroci mantici d’imperversata fiamma. Mirò fatte le mura non grandini d’assalimenti, ma un macello d’uccisioni. Combattevano gli assediati per difender la vita, e la Fede, le quali ben
prevedevano sacrificare alle sciabole, e all’empietà de’ Vincitori. Infierivano gli assediati per evitar l’igniominia, e la morte, che incontrariano, se ritornavano perdenti, ond’era, che per poter piantare su un baluardo una bandiera, si spiantavano dal campo più squadre, salivano con più rabbia in petto, che ferro in mano; tentavano l’opera più disperati che forti; seguivano l’impeto della passione più che l’imperio de’ Capitani, perciò colpo non si vibrava, che non fusse una ferita, ferita non si faceva, che non fusse una morte. Ogni taglio pareva esser una divisione di Stato; ogni palmo di terra pareva misura di Monarchia; ma quanto gli uni più furiosi, tanto gli altri più costanti, ad ogni forza eran pronti col suo ostacolo, ad ogni punta del suo scudo, ad ogn’arte col suo riparo. L’alzarsi de gli uni era il rovinar de gli altri; spingersi avanti era un cader indietro; replicare gli assalti era solo un cumular catastrofi alle stragi. Tutti i moti costavano tremori, tutti i passi costavano sangue, e le lance, e le scimitarre, e sassi, e fuochi e spari, e strida di chi avanzavasi, di chi arretravasi, per le fosse, per le breccie, per i terrapieni facevano mischia sì orrida, trucidamento sì inevitabile, che infellonito l’altero Duce Maomettano. Pensai, gridò, di combatter contro houmini, ma combatto contra Demoni. Altro essi non hebbero di Demonio, se non l’orrore, qual ti apportarono, che del resto sembravano Amgeli tutti spirito, tanto erono nel movimento veloci, e nulla corpo , tanto erano nel patimento insensibili. Demoni erano i tuoi, mentre loro non mancava per Capo un ambizioso Lucifero qual eri tu e mentre essi per dichiararsi Demoni, parevan seco havere d’ostinazione, di crudeltà, e d’infocata rabbia un Inferno portatile, e perché appunto fuste Deomini o Turchi, toccò a noi andar al fondo precipitati. Peristi si o anime crude, periste, e squarciati con le ferite, vomitasti quei spiriti sì infuriati, che se a gli abissi mancassero mai le furie, a bastanza servir potrete per furia ognun di voi. Ma tu o Visire, che al fin costretto per il Cristiano valore abbandonar vergognoso le tue speranze deluse, e quali sguardi torbidi d’ira, e di livore volgevi spesso all’alte torri della pretesa Metropoli? Finché incalzato da i brandi de’ Battezzati, e da i prodigi del Cielo, che per mezzo di volante Colomba ti scagliò fulmini di spavento, mentre l’Aquila Cesarea ti scagliava fulmini d’abbattimento, volgesti le spalle alla fuga, e lasciasti miseramente sul campo alle stragi cinquantamila de tuoi, tutto il bagaglio, e padiglioni alla preda dei Vincitori, havesti in grazia poter trovare col restante precipitoso ricovero da bestie giusto che siete entro una selva. Seccossi però tosto quel verde a tuoi ripari, tra quelli alberi più facilmente si oscurò ogni tua luce, e forse ancora da quei tronchi havrai più pronti, o li patiboli da rinnovar gli Amanni, e gli Assaloni, o li palchi da terminar le tragedie, sperando tutti, che infine la testa tua da qualche ferro recisa, su qualche asta piantata sia bersaglio alle beffe o di plebaglia bizantina, o di campioni germani. Ora a voi mi rivolgo eroi fortissimi, che se bene in difender Vienna, et il Cristianesimo lasciaste il fiato, non lasciaste lo spirito, né perditori foste, se per esser vincitori fabbricaste con le proprie cadute l’altrui altezze. Il morir vostro diede la vita a più Regni, e tramontaste quasi Stelle perché nascesse il Sole. Sole che per voi presto rinacque fu Leopoldo il Dio Cesare, che seppellito in una torbida notte di perigliosi terrori, trocò un bel mare del vostro sangue, da cui alzò con chiaro Oriente di vittorie più luminoso il cocchio. Dimmi per tanto fortunatossimio Cesare amor del Cielo, allor che dal generoso Pollacco, dall’invittissimo Lorenese sbaragliato il furor nemico, e spalancato della ridente Città le trionfali porte potesti entrare a riveder le case strade e gli amati volti de tuoi fedelissimi Vassalli, quali fueono le gioe, quali le lacrime di chi affollato per ogn’intorno a consolarsi con la veduta del maestoso tuo viso, parea portare come in trionfo d’affetto il suo Monarca ricuperato, la sua pupilla ravvivata, l’anima sua risuscitata. Ben m’immagino la tenerezza de’ giubbili con cui stringendo in abbracciamenti quel Real seno da te dicevi: Oh dell’amica Pollonia Re bellicoso; oggi conosce l’Imperator Austriaco, ricoltato di nuovo a suo favore della Fortuna le ruote. Da’ tuoi sudori o Regia fronte gli Allori miei rinverdiscono; anzi date suo difensore oggi conosce la fede in queste mura soccorse, assicurato l’antemurale della Italiana Cristianità. Io adoro per mille volte le Sacre Chiavi di Pietro, che aprirono i suoi tesori a miei sollievi, ma insiame vennero la tua gran destra, che recommi sì bel
tesoro de’ tuoi affetti. Innocenzio diemmi l’oro, diemmi Giovanni il ferro. Empì il zelante Pontefice di preghiere i Santuari, tu empisti Amante Re i campi d’Armati; egli ottenne da Dio le vittoriem tu eseguisti con Dio le battaglie col suo Triregno egli ha difeso il mio Impero, tui lasciando il tuo Regno, hai difeso il Triregno suo. Ei fu l’Anima della Fede, tu seu stato il suo braccio: Della Chiesa splende in lui l’Innocenza, milita in te la fortezza: Viverà egli, viverai tu sempre nel mio, sempre nel cuor si tutti, e quella morte cui tu più volte non temesti incontrare, fatta del tutto ossequiosa all’opre di Pastor sì santo, et a Trofei di Re tanto magnianimo, in vece di figurarvi ne gli Anelli, vuol figurarvi ne i simulacri, e consecrati forse un dì a lui gli Altari nel Vaticano, ed a te gloriose Immagini nel bel Teatro del Campidoglio, renderà esposte all’ammirazione de’ secoli le vere Idee in lui de’ Vicarij di Cristo, et in te de Regi Cristiani; e quel Real Stendardo tolto da te a Maometto, e tributato al Pastor Romano sarà gloriosa pendente vela alla nave vittoriosa di Pietro, e foglio eterno per scrivervi sì viva al Regnante Innocenzio, si al trionfante Subieski. Così credo io dicesse al Regio benefattore l’ Austriaco beneficato; ma quando poi l’istesso Cesare si diede a passeggiare con piede compassionante; per riveder quelle mura bagnate con tanto sangue de’ Cittadini svenati, che per amore, e per salvezza di lui fatto havevano de proprij cuori al vacillante soglio glorioso sostegno, alzò al Cielo i lumi pieni d’affetto, e nel voler o detestare l’iniqua sorte involatrice di tanti degni Campioni, o ringraziare il pietoso Dio mantenitore di tanti Regni pericolanti, parmi che all’improvviso affacciati sull’alte porte gli estinti eroi, in sembianza di Trionfanti, eccome qui rispondessero, non più squarciati di piaghe, ma abbelliti di rose, non deplorare chi altro non ha perduto se non spoglia mortale per commutarla nell’immortale. Godi tu quelle Palme con i nostri ferri mietute, anche a noi Palme non mancano, perché siamo nella Patria de’ Trionfi. Riposa in quella Regia co’ nostri stenti difesa, passeggia quelle strade, che hebbero per origine i Cadaveri nostri, acciò il torrente Barbaro non l’inondasse; solo ti caglia nel veder tu o dissipati brani di nostre membra, o stampate vestigia del sanfue nostro, dare a quelli onorata tomba, e serbar di queste affettuosa memoria. Non dubitate Anime grandi non può perire il vostro Alloro sul cerchio dell’immortalità innestato, prestando noi al Monarca Austriaco l’opera nostra sappiate, che “Petra erat Christus” stampate i benefizij sopra una Pietra da non mai più cancellarsi. Voi mantenete la Corona a Cesare, e quella Corona unirà a Cesare la memoria di noi sempre. Tra le Trombe di Morte voi cadeste in Vienna, e finché Trombe haverà la Fama, risorgerete per tutto. Muterà il Danubio le sue acque in tanti inchiostri, e in tanti balsami, per l’immortalità del vostro nome, e l’egitto che scatenò contro voi li suoi Barbari per farne strage, sviscererà a pro di voi li suoi marmi per far Mausolei. L’Etruria stessa, che se ben tanto disgiunta di spiaggie, tanto congiunta però d’affetti all’Armi vostre, rimirando sollecita con i Serenissimi lumi suoi la torbidezza de’ nostri affanni, volle più volte con i suoi scrigni, e con i suoi arsenali rinvigorite a voi le battaglie, vorrà ora per sempre con i suoi plausi, e con gli encomij suoi nobilitare a voi le vittorie: E quel Cosimo suo gran Regnante, a cui Iddio potendo dar il Mondo in mano, l’ha dato solo nel nome, non lascierà uscir dal Mondo i vostri pregi, non lasciandogli mai uscir da se, anzi haverete eretto nel più bel luogo del mondo un Campidoglio, mentre accolti sarete nel cuor di Cosimo. Voi bensì, che passati ora i fllutti, già siete in porto, non vi scordate di chi dura tutt’ora nelle tempeste. Vero è che la Vittoria in più d’uno scoglio ha urtati i Maomettani orgogli, ma naufraga non è ancora del tutto la petulante Barbarie. Il vincere per lo più è saper servirsi del vincere. Sì delicata, e gelosa è la Vittoria, che a chi una volta la sprezza più non ritorna. Se il Vento che favorevole spira in van si perde, in vano poi si sospira, e piange. Voi dunque di lassù secondate apiene vele l’aura felice dell’Armi nostre, e mentre ancora le scimitarre Cristiane son fumanti del fiero sangue Pagano, voi voi avvalorate le braccia eroiche de combattenti fedeli, sì che immerghino nelle venhe dell’Ottomano Impero il ferro predominante, e ritogliendo alle viscere di quel Dragone quanto d’Europa, e d’Asia, egli ha inghiottito, lo lascio misero, e spolpato cadavero, orrido esempio delle Cristiane vendette. Si riceva omai la tumultuante Ungheria i freni Cesarei; la
Podolia, e l’Urania riveggan festose il laureato Subieschi; respiri la Tracia; la Macedonia si sciolga; spezzi i lacci la Natolia; l’Egitto adori con le sette bocche del Nilo suo li sette colli Romani; nella Palestina ove Cristo ha ora la Tomba; habbia di nuovo la culla, e l’istesso Bisanzio scosso il giogo tirannico alzi il capo, et il Pastore del Vaticano spirando aura più sacra, purghi con l’incenso de’ Battezzati quelle Moschee profanate col sacrilego rito de’ circoncisi. Sì si pera Maometto, o rilegato nelle spelonche della sua antica Gorgia, o affogato nell’acque dell’usurpato Arcipelago. Maometto péra, e si vegga di nuovo nel bell’Impero Orientale regnar la Fede, e levata dalle Torri la Luna, vi si riponga la Croce; anzi quella Turchesca Luna, che alzando contro il Cielo quasi due braccia, parea scoccare come da un arco due saette in una volta, ora conquisa, depressa, e rivolta, serva con l’arco suo rovesciato per Arco a noi Trionfale. Voi siate morti Eroi Abelli Innocenti, il di cui sangue da quella terra ove rimase, gridi eterna vendetta contro i cani traditori. Voi sarete quei Mosè moltiplicati, che alzarete continuamente al gabinetto di Dio le mani supplicatrici, perché le destre de’ combattenti eletti perseguitando per ogni sponda l’atterrito Sultano, gli strappino con il furore il Turbante; indi impresse nell’avvilita Nazione piaghe igniominiose, stendano al suolo tanti cadaveri, quanti alzino con le loro ossa un monte sì elevato, che sopra a quello la Cristianità gloriosa in nuovo carro assisa, mostri a tutti i tempi venturi calpestata sotto a suoi piedi come vile sgabello la superbia Maomettana.

A dì 19 Ott.re 1683 la sera su la Piazza di S. Lorenzo giocò un altra macchina di fuoco artifiziato, che erano quattro statue di Turchi, prostrati avanti una Statua, che nella destra teneva una spada nuda, e nella sinistra un calice, e rappresentava la Fede, la quale ardendo l’altre restò intatta, riuscì bel fuoco, e fu fatto dal Clero di S. Lorenzo.

A dì 24 Ott.re 1683 nella Chiesa del Carmine tutta apparata con gran magnificenza, e ricchezza, alle 15 ore fu cavato il corpo di S. Andrea Corsini Vescovo di Fiesole dal suo antico deposito e collocato sopra un superbissimo catafalco, eretto in mezzo di quella gran Chiesa, il quale era tutto circondato da una infinità di ceri, che ardevano sopra gandissimi doppieri d’Argento, sopra il quale stette esposto tre giorni, ne i quali tanto la mattina, che il giorno vi fu sempre sontuosissima musica, e il secondo di detti tre giorni fu ordinata una solennissima Processione con l’intervento di tutte le Fraterie, Confraternite, e Clero con tutti i Magistrati, et il Ser.mo Gran Duca, e Principi; vi assisterono ancora alla Messa cantata da Mons.r Acivescovo, due Arcivescovi, et otto Vescovi, et il dì doppo desinare fu mossa la sud.a pricissione da d.a Chiesa, et andò al Canto alla Cuculia, a S. Felice, e poi per ia via Maggio al Fondaco di S. Spirito, a S. Friano, ma quando furno per cavar fuori la Cassa del S. Corpo di Chiesa, venne dal Cielo tanta copia d’acqua, che stimorno bene non la cavare, e così la processione per quel giorno restò imperfetta, e fu differita al giorno 26 nel quale fu fatta con maggior apparato, e si serrorno a tale effetto a tutte le Botteghe. Fu portata la Cassa da i Frati del Carmine, et il Baldacchino da quelli di Casa Corsini, et attorno alla Cassa stavano i Fratelli della Venerabil Compagnia dell’Alberto nero in n.ro di 160 tutti con la torcia alla Veneziana. La notte seguente fu il Santo Corpo collocato nella nuova Cappella fatta a questo effetto fabbricare con ogni possibil magnificenza dal Sig.r Marchese Basrtolommeo Corsini, il quale fece ancora tutte le spese di questa festa, che furno molto considerabili, et il disegno del catafalco, che fu bellissimo, fu del Foggini scultore eccellente.

A dì 24 Giugno 1684 giorno della solennità del nostro S. Protettore, ballandosi nel salone di Palazzo Vecchio doppo desinare dalle genti del Contado, che quivi a bere si riducono, nacque una lite a conto di ballo fra certi Navicellai, et un giovane detto Fran.co Pugi da Santo Moro, tutti soldati, et essendo detto Pugi uscito fuora, fu da detti Navicellai seguitato, sino dentro al Palazzo delli Strozzi, dove similmente si ballava, e quivi di nuovo cominciorno a contendere, dove il Pugi,
che era un giovane molto ardito, dette un guancione a uno di quelli, e saltato fuor del Palazzo messe mano a un pugnal lungo che haveva a canto, onde coloro che erano più di dodici tutti armati di spada e pugnale se gli messero tutti a torno e lo ferirno alla gola, et egli bravamente difendendosi ferì alcuni di loro, ma vedendosi a tanto svantaggio prese la fuga verso la Vigna, e nel voler saltare dentro una bottega, che è sul canto del vicolo, che va all’Osteria dell’Inferno, fu giunto da uno di loro con una stoccata nelle rene, che passollo banda banda, alla quale tosto si morì, senza poter havere spazio nessuno di penitenza, salvandosi coloro fuor della Porta a S. Friano, et egli fu seppellito nella Misericordia.

A dì 9 Luglio 1684 fu fatta per ordine di Mons.r Arcivescovo per tre giorni continui una Comunione generale con l’esposizione del Sant.mo ogni giorno per impetrar da S.D.M. la continuazione dell’incominciate prosperità all’Armi Cristiane.

A dì 7 Febbraio 1685 giorno natalizio della G. Duichessa Vittoria fu fatto un bellissimo Calcio diviso, e gli Alfieri furono un Figlio del già Sen.re Carlo Torrigiani, et un Figlio del Sig.r Filippo Franceschi, et i Maestri di Campo il Sig. Lodovico Tempi, et il Marchese Gio: Corsi, e fu il primo calcio diviso doppo entrato Provveditore il Sig. Pietro di Lorenzo Bini.

A dì 28 Sett.re 1685 fu translatato dalla Catacomba, che è sotto l’Altare, e cappella del Sacramento in Duomo, l’ossa del Vescovo San Zanobi, nel qual luogo erano già stati posti il dì 26 Aprile 1439, essendo in quel tempo a Firenze Papa Eugenio 4.o in occasione del Concilio, che quivi si celebrò, e furono allora dall’Arcivescovo Lodovico Scarampi cavati dalla Catacomba, che è nel mezzo di Chiesa, che in oggi serve per sepoltura de Canonici. Correva fra il popolo una falsa voce che in quei tempi del Concilio, alcuni Prelati Francesi rubassero quelle sante Ossa, e le portassero in Francia, et era tale opinione molto radicata, ma finalmene piacque al Sig.re Dio di manifestar la verità a gloria et onore del suo gran servo perché il dì 3 d’Aprile dell’anno 1584 fu smurata la sud.a catacomba sotto al sud.o Altare alla presenza del Cardinale Acivescovo Alessandro de’ Medici, e quivi furno ritrovate in una Archetta di marmo, nella quale era una lametta di piombo nella quale erano intagliate lettere che dicevano HOC CORPUS BEATI ZANOBIJ DE MEDIO ECCLESIE IN HOC LOCO POSITUM EST DIE XXVI APRILIS MCCCCXXXIX. Havendo dunque Mons. Morigia Arcivescovo di Firenze havuto notizia della suddetta intenzione fatta dal Card.e Arivescoo Aless.ro de Medici per un ricordo ritrovato ne i Libri dell’Opera mosso da santo zelo s’invogliò di vedere se veramene le dette Sante Ossa erano nel luogo soprad.o, dove diceva il ricordo sud.o he erano state murate, si condusse il dì 3 Sett.re insieme con alcuni Canonici, e con i Ministri dell’Opera nella sud.a Catacomba, e fatto smurare il dossale del sudd.o Altare furono ritrovate le sante Reliquie nella med.a Archetta di marmo, e con la sud.a inscrizione, le quali ossa consumate dalla longheza del tempo, e dall’humidità, erano in buona parte ridotte in cenere, et appresso furono ritrovati in altra Arca altre ossa le quali non essendo contrassegnate con inscrizione alcuna furono lasciate nel med.o luogo, credendosi però che queste non potessero essere d’altri, che di qualcheduno de suoi Santi Discepoli. Di questo felice ritrovamento Mons.r Morigia fu subito a darne parte al Ser.mo Gran Duca il quale per tal nuova ripieno di giubilo, ordinò di farne una solennissima translazione, che perciò ordinò al Sig.r Jacinto Marmi suo Giardaroba, che facesse apparare tutto il Duomo con la maggior magnificenza possibile d’Arazzi, e Drappi più sontuosi, e ricchi, che fussero nella sua Guardaroba, con autorità di valersi ancoa di tutti i paramenti delle Chiese di Firenze, et al Rossi Architetto ordinò che dovesse essere in mezzo a quel gran Tempio sontuoso, e ricco Catafalco, li quali ordini restorno eseguiti nel termine di 20 giorni, ne i quali il domo stette serrato. Venuto dunque il dì 28 d.o fu aperto il Domo, e si vidde la Chiesa tutta parata riccamente, e la gran macchina nel mezzo tutta risplendente d’una grandissima quantità di ceri accesi sopra gran doppieri d’Argento, si come anco erano illuminati tutti i corritoi che sono attorno alla Cupola, et a tutta la Chiesa che in tutto passavano il n.ro di 2000 lumi, in cima al gran Catafalco erano quattro Angeli grandi al naturale, che erano in stucco inargentato, che sostenevano una cassetta di cristallo, e d’oro dentro la quale erano le Sante Ossa. Il d.o giorno doppo desinare fu fatta una solennissima Processione, con tutto il Clero della Città, e ancora tutte le Fraterie, con cinque Vescovi, e con l’Arcivescovo di Pisa, non havendo potuto intervenire il n.ro Arcivescovo di Firenze a cagione d’essere indisposto di podagra; non vi intervenne altra compagnia che quella di S. Zanobi, della quale si contorno 400 fratelli ciascuno con torcia alla Veneziana. Intervennero anco il Ser.mo Gran Duca, e Ser.mi Principi con tutti i Magistrati della Città, essendo tutte le strade per dove passorno le Sante Ossa riccamente apparate, gandissimo fu il concorso de i forestieri che vennero a questa processione, e festa alla quale non mancò cosa nessuna per renderla magnifica, e venerabile, e passati li tre giorni furono le Sante Ossa riposte in un cassone di bronzo, nel quale per ordinario si conserva ancora la testa del medesimo Santo. E di tutta la d.a festa fu sopraintendente il Sig. Alessandro Segni all’epoca Operaio Maggiore.

A dì 13 Ott.re 1685 in Piazza del Gran Duca furono fatti diversi fuochi artifiziati in segno d’allegrezza per le vittorie ottenute dall’Armi Cristiane contro i Turchi, da Orazio Landi Ministro dell’appalto del tabacco.

A dì 10 9bre 1685 morì il Sig.r Ragnoli Canonico di San Lorenzo, e Organista della Metropolitana, nella qual professione era ecellent.mo Quest’huomo hebbe sempre in vita sua paura grandissima delle cascate, onde con ogni studio cercava di salire in luoghi pericolosi; si dette il caso che vennero in Firenze alcuni saltatori, e giuocolatori di corda, i quali operavano in un casotto fatto d’asse sotto la loggia de’ Lanzi, fra i quali ve n’era uno, che sonava uno strumento d.o Salterio non più sentito in questi Paesi, il quale sentendo sonare il Ragnoli, desiderando di vederlo da vicino, salì sopra il palco dove colui sonava, e con lui vi salirono anche de gli altri, e portò il caso che il palco rovinò, ond’egli cascò a basso, e si ruppe una gamba, e mentre stava in letto medicandosi la detta rottura, gli venne una cancrena ne i testicoli, che gli mangiò ogni cosa, e finalmente lo condusse a morte: fu seppellito in Duomo nella sepoltura de’ Cappellani, che così lasciò nel suo testamento.

A dì 7 Luglio 1686 su la piazza di Santa Maria Novella, dove a tale effetto fu fabbricato un superbissimo Teatro, fu fatta ad intuito del Ser.mo Principe Ferdinando una bellissima festa a cavallo detta Carosello, all’uso di Francia, della quale era Capo il sud.o Principe, che vi operò personalmene con grandissima leggiadria, e disinvoltura. Chi ne vuol sapere tutti i particolari per l’appunto veda la relazione stampata, e detta festa fu fatta la seconda volta il dì 14 d.o per sodisfazione de’ forestieri, che in gran copia vi concorsero, e l’invenzione di d.a festa fu del Sig.r Gio: Batt.a Pennagalli Cavallerizzo di S.A.S.

A dì 4 Sett.re 1686 venne un Corriere di Roma, che portava la nuova come la S.tà di N.ro Sig.r Papa Innocenzio Undecimo il dì 2 d.o haveva promosso alla Dignità Cardinalizia 27 suggetti, fra i quali vi fu il Ser.mo Principe Fran.co Maria de Medici, il quale essendo a Siena, venne correndo da se med.mo a portare l’avviso alla Ser.ma Madre, et al Gran Duca, e per segno d’allegrezza furono per tre sere continue fatti fuochi, e luminari per tutta la Città in copia grandissima con lo sparo delle fortezze.

A dì 8 sett.re 1686 giunse un Corriere che veniva di Vienna con la nuova della presa fatta dall’Armi Cristiane della Real Città di Buda in Ungheria, di che si fecero grandissime allegrezze, che il dì 9 cominciorno, sonando le campane, et il dì 10 fu fatta la mattina una solennissima Processione, e cantata una messa dello Sp.to S.to in Domo da Mons.r Arcivescovo, con l’intervento di tutti i Magistrati, et il giorno il Gran Duca con tutti i Principi si trasferì all’Annunziata dove fu scoperta quella Santissima Immagine, e cantato il Te Deum con grandissima solennità e per tre sere continue furno fatti fuochi, e luminari pubblici e privati per tutta la Città in tanta copia, e con tante bizzarre invenzioni, che mai fu veduta cosa tale, et ogni sera vi fu lo sparo di gran quantità di masti, e di tutta l’Artiglieria delle Fortezze. Et in questa occasione fu ammirata da tutto il mondo la gran providena di Dio, che mosse la mente del Pontefice, che per tanti anni haveva recusato di far Cardinali, a crearne 27 nell’istesso giorno, che la Cristianità ottenne così segnalata vittoria.

A dì 27 Agosto 1687 per render grazie a S.D.M. delle molte vittorie ottenute in questa Campagna dall’Armi Cesaree, e Veneziane, nell’Ungheria, e nella Morea, si trasferì il Ser.mo Gran Duca alla Nunziata, dove fu scoperta quella SS.ma Immagine, e cantato solennemente il Te Deum, con lo sparo delle fortezze.

A dì 12 Agosto 1688 havendo il Ser.mo Gran Duca qualche giorno avanti, dato parte a’ Clarissimi Consiglieri del Parentado concluso tra il Ser.mo Principe Ferdinando di Toscana, e la Ser.ma Principessa di Baviera con la seguente lettera
Cosimo Terzo per la grazia di Dio G. D. di Toscana
Clarissimo Luogotenente, Consiglieri, e Senatori n.ri Dilett.mi-
L’amorosa sollecitudine, he l’obbligo di Principe, e l’affetto di Padre hanno sempre nutrito in noi, di provvedere ugualmente al bene de’ nostri sudditi, et alla prosperità del n.ro sangue, si come li persuase ad applicar seriamente ad accasare il Principe Ferdinando nostro Primogenito, già maturo alle Nozze, così è piaciuto alla somma Provvidenza di esaudire le nostre preghiere con aprir l’adito a trovarle una Sposa, che per la sublimità de’ Natali, per le segnalate virtù dell’animo, ci promette di portare a’ nostri Stati la pienezza delle celesi benedizioni. Questa è la Ser.ma Principessa Violante della gloriosa Casa di Baviera, nata del fu Ser.mo Elettore Ferdinando Maria, e della Ser.ma Elettrice defunta Adelaida Principessa di Savoia, Sorella del Regnante Elettore Massimiliano Emanuelle, e con essa rimanendo già per voler divino appuntati di sponsali, e segnate le scriture, stimiamo conveniente il portare questo lieto successo anche a notizia vostra, per chiamarvi a parte delle nostre consolazioni, come quelli, che rappresentando l’universale de’ nostri amatissimi Popoli, havete con noi comune l’interesse nella felicità di questo Dominio, e della Casa, che per suprema disposizione lo regge. Non dubitiamo dunque, che vorrete ricevere dalla stima, e dall’affezione nostra questo verace segno, che cordialmente vi diamo delle med.me in corrispondenza dell’amor sincero, che confessiamo d’haver sempre in tutti voi sperimentato, e del quale speriamo, che sarete per farci godere nuovi effetti anco nella solenne congiuntura delle Nozze da celebrarsi, mentre confermandosi tutti disposti alle sodisfazioni, e benefizio nostro l’ingenui sentimenti del nostro cuore preghiamo Dio, che v’empia della sua santissima grazia.
Dalla n.ra Camera in questa Capitale di Fir.ze li 2 Agosto 1688
C. G. D. di Toscana
Ricevuta, e letta la sud.a lettera in Senato, si adunorno il soprad.o giorno 12 Agosto il doppo desinare, cominciando a sonare le campane di Palazzo, e del Duomo a festa, e adunati, che furono a hore 21 col suono delle trombe uscirono di Palazzo Vecchio al n.ro di 35, che furon questi Senatori
Logotenente il Sig.r Alessandro Segni
Consiglieri
Il Sig.r Alamanno Bartolini Il Sig,.r Alfonso Altoviti
Il Sig.r Giuseppe Marrucelli Il Sig.r Piero Niccolini
Senato
Il Sig.r Ferrante Capponi Il Sig.r Nerozzo Albergotti
Il Sig.r Fran.co Carnesecchi Il Sig.r Alamanno Arrighi
Il Sig.r Giovanni Ruccellai Il Sig.r Pierantonio Antinori
Il Sig.r Alessandro Cerchi Il Sig.r Giovanni Ricasoli
Il Sig.r Donato Acciaioli Il Sig.r Fran.co Dati
Il Sig.r Marchese Vincenzio Capponi Il Sig.r Ruberto Pandolfini
Il Sig.r Alfonso Popoleschi Il Sig.r Lorenzo Buonaccorsi
Il Sig.r Arrigo Minerbetti Il Sig.r Lorenzo Venturi
Il Sig.r Depos.rio Fran.co Feroni Il Sig.r Lorenzo Frescobaldi
Il Sig.r Mqrchese Lorenzo Niccolini Il Sig.r Priore Fran.co Covoni
Il Sig.r Seg.rio Fran.co Panciatichi
Il Sig.r March.e Vieri da Castiglione Il Sig.r Antonfr.co Nasi Alamanni
Il Sig.r Alessandro Strozzi Il Sig.r Lorenzo da Verrazzano
Il Sig.r Ugolino del Vernaccia Il Sig.r Luigi Guicciardini
Il Sig.r Niccolò Martelli Il Sig.r Cosimo Alessandri
Il Sig.r Buonsignore Spinelli
Entrorno tutti questi Sig,ri Senatori in carrozze a due per carrozza, e si condussero al Palazzo de’ Pitti, alla porta del quale furono ricevuti dal Sig.r Senatore Carlo Ginori, che gl’introdusse all’Audienza del Ser.mo Gran Duca, dove giunti, et inchinatisi a S.A. che sul Trono assiso gl’attendeva, parlò per tutti il Luogotenente Sig.r Alessandro Segni, e con breve orazione ringraziò S.A. della bontà che haveva havuto in dar così felice nuova al Senato, et espresse la gioia, et il giubbilo, che quello insieme con tutti i suoi sudditi provava per così riguardevol Matrimonio, offrendo nell’istesso tempo a S.A. in nome di tutti i suoi sudditi un Donativo di 200mila Scudi, di che benignamente rigraziati, furono dal medesimo Senatore di nuovo accompagnati alla porta del Palazzo, e col medesimo ordine se ne tornarono al Palazzo Vecchio, et allo smontare di carrozze furono di nuovo sonate le trombe. La sera furono fatti fuochi pubblici d’allegrezza. Andorno tutti i Senatori in abito senatorio, accompagnati dal corteggio di Comandatori, Mazzieri, Tavolaccini, e Trombetti, e con tutta la pompa, che è solita in simili occasioni.

A dì 20 Settembre 1688 la mattina per tempo fu per ordine del Ser.mo Gran Duca mandato un bando, che per dimostrazione d’allegrezza per la presa della Città di Belgrado, dovessero essere tre giorni feriati per ogni e qualunque causa, con sicurezza delle persone per qualsivoglia debito, e l’istessa mattina i Clarissimi Luogotenente, e Consiglieri, accompagnati da tutto il Senato, e da tutti i Magistrati della Città si portarono processionalmene alla Chiesa Cattedrale, dove Monsig.r Arcivescovo cantò una solenne Messa dello Spirito Santo pro gratiarum actione, e doppo fu cantato il Te Deum con grandissima musica, e con lo sparo di cento mortaletti, alle quali funzioni assisté il Ser.mo Gran Duca e Principi, il dì 21 giorno di S. Matteo Apostolo doppo il Vespro fu fatta una solennissima processione, con l’assistenza de’ medesimi Principi, e Magistrati, la qual processione partì dal Duomo, andò a S. Marco, alla Sant.ma Annunziata, et a S. Maria Maddalena de’ Pazzi, e fu portata la testa di S. Zanobi, innanzi alla quale andava Monsig.r Arcivescovo parato Pontificalmene. E ciascuna di quelle tre sere furono fatti fuochi, e luminari pubblici, e privati con lo sparo delle Fortezze.

A dì 28 Ott.re 1688 sul mezzo giorno partì il Sig.,r Marchese Filippo Corsini, destinato dal Ser.mo Gran Duca per suo Ambasciatore alla Corte Elettorale di Baviera per assistere alla celebrazione dell’Anello, e condurre a Firenze la Ser.ma Principessa Violante Beatrice Sposa del Ser.mo Principe Ferdinando di Toscana. Condusse seco per suo Camerata, il Sig.r Marchese Patrizi di Siena, il Sig.r Cav.re Raffaello Alamanni, il Sig.r Conte Amerigo Strozzi, et il Sig.r Federigo de Ricci, con tutto il resto d’una numerosa, e fiorita Corte, che in tutto ascendeva al num.ro di circa 60 persone, con un superbissimo carriaggio, e in somma con tutta quella pompa, e magnificenza, che si poteva desiderare per far onore alla persona del Principe, come alla propria.

A dì 4 9bre giunse la sera in Firenze il Sig.r Principe Duca di Zagarola di Casa Rospigliosi, Nipote della gloriosa memoria di Papa Clemente Nono. Venne da Pistoia sua Patria, dove era stato circa ad un mese. Fu alloggiato in via Larga nella Casa di Monsig.r Bandino Panciatichi, e la medesima sera fu d’ordine di S.A. regalato da grasso, con regalo portato da 16 huomini di Dispensa. Haveva seco la Sig.ra Duchessa sua Consorte, con tre figli maschi e tre femmine. Visitò il Gran Duca, et il Gran Duca visitò la Sig.ra Duchessa, et il Principe D. Gio: Gastone visitò il Sig.r Duca la sera del dì 11 gli fu scoperta la Sant.ma Annunziata, e partì il dì 16 alla volta di Roma.

A dì 6 9bre 1688 partì alla volta di Baviera il Sifg. Marchese Ferdinando Capponi primo Gentilhuomo della Ser.ma Principessa Sposa per arrivare sino a Confini dello Stato di Baviera, per quivi consegnare a S.A. tutta la sua servitù, che doveva servirla per il restante del viaggio, dovendo essa quivi lasciare la sua, che da Monaco sino a quel luogo l’haveva accompagnata, la qual gente il detto Sig.r Marchese condusse tutta seco, che fra donne, et huomini passarono il numero di cento persone.

A dì 16 9bre 1688 partì di Firenze il Ser.mo principe D. Gio: Gastone, per andare a visitare la Santa Casa di Loreto, e per andare a Venezia, a Padova e a Bologna dove doveva aspettare, e ricevere la Ser,ma Principessa Sposa, et accompagnarla sino a Firenze. Condusse seco tutta la sua servitù, che furono circa 30 persone.

A dì 7 Gennaio 1689 andò il Bando con Trombetti con casacche di velluto cremisi trinato d’oro per la pubblicazione della solenne entrata della Ser.ma Principessa Sposa per il dì 9 seguente, e di 20 giorni di ferie per ogni sorte di debito da incominciare il medesimo giorno.

A dì 8 Gennaio 1689 andò un altro Bando, che sotto pena di scudi dieci, e due strappate di corda non potessero il giorno seguente doppo il tocco delle 19 i Cocchieri andare per le strade per dove doveva passare la Cavalcata con le carrozze, et a chi fusse stato in carrozza pena l’arbitrio.

A Dì 9 Gennaio 1689 fece la sua solenne entrata in Firenze la Ser.ma Principessa Violante Beatrice Sposa del Ser.mo Principe Ferdinando di Toscana, con grandissima pompa, e solennità, e con l’ordine che segue.
La mattina del dì 9 Genn.o sonò l’Avemaria del giorno un hora innanzi del solito, cioè poco innanzi alle 12 hore, alla qual ora tutte le Chiese furono aperte, e si cominciarono a celebrar le Messe, il che fu ordinato, acciò le Soldatesche consistenti in 30 Insegne di fanteria, e otto Compagnie di Corazze delle Bande di S.A.S. potessero sentir Messa, essendo quel giorno Domenica, per poter poi fare colazione, e rassegnarsi al posto che gli sarebbe ordinato;
et ancora perché dovendosi le Fraterie, e le Chiese de’ Monaci, e del Clero trovarsi avanti le diciassett’hore nella chiesa della SS. Annunziata, di dove avevano a partire le processioni, era necessario serrar le chiese. Comincioeno dunque all’hora suddetta le processioni, partendo da d.a chiesa, e andando dietro alla Nunziata e da casa Guadagni per lungo le mura, si condussero alla porta smurata a quest’effetto dietro al Bastione di dove uscendo, e rientrando per la porta S. Gallo, facevano tutta la strada, che far doveva la Cavalcata, sino alla piazza del Duomo, dove ciascuno era licenziato, et all’hora 19 furon finiti di passar tutti. Desinò la Ser.ma Sposa ne’ Pitti et a hore 18 montata in una carrozza serrata, seguita dalle sue Donne, e Cortigiani, e si condusse alla porta a Pinti, e da quella uscita si condusse per lungo le mura alla porta a S. Gallo.
Era quivi eretto un superbo, e vago Teatro, con il modello di Gio: Batt.a Foggini scultore, il qual teatrp guardava a linea retta la via che viene da Bologna, et era fabbricato a ben intesa Architettura di legname, e di tele dipinte in ciascuna faccia delle due ali si vedeva dipinta una gran figura, quella della parte destra rappresentante la Toscana, e quella della sinistra la Baviera, et ambidue tenevano uno scudo nel quale era l’Arme de’ Ser.mi Principi, che le dominavano. Nelle parti laterali eran dipinte tre storie per ciascheduna, alludenti alle più gloriose azioni antiche, e moderne, de’ Ser.mi Principi di Baviera, cioè da mano destra si vedeva rappresentata la presa di Praga fatta dall’Avo del vivente Elettore, nel mezzo l’investitura, che il medesimo ricevé per mano dell’Imp.re della Dignità Elettorale, la 3.a rotta data a i rebbelli della Stella; dalla parte sinistra l’Impresa della Città di Buda del pres.te Elettore Massimiliano Emannuelle; nel mezzo il suo Sposalizio con la figlia del vivente Imperatore Leopoldo, e la 3.a la presa di Belgrado dal medesimo valorosamente espugnato.
In testa a questo Teatro era eretta una gran cappella, in fondo della quale era eretto un ricchissimo Altare, con alquante seggiole di velluto chermisi dalla parte destra per i Ser.mi Principi. Era questa Cappella tutta parata di Dommasco chermisi, con gallone d’oro largo tre dita, e nella parte più eminente del suo frontespizio si vedeva l’Arme de’ Ser.mi Sposi, e sotto una gran cartella nella quale a gran lettere si vedeva scritto un bellissimo elogio, nel quale doppo le lodi della Ser.ma Sposa, si esprimeva il giubbilo di tutto il Popolo Fiorentino, per il suo ingresso nella loro Città. Nella parte superiore attorno il Teatro, erano disposte molte figure rappresentanti statue di diverse virtù, et il tutto era dipinto di color di pietra. Or quivi giunta la Ser.ma Sposa, e smontata di carrozza, per una porticella posta nella parte posteriore del Teatro, se n’entrò in alcune stanze fabbricate come la Cappella di legname, e ad essa congiunte, le quali similmente erano parate de’ medesimi Dommaschi, et accomodate con seggiole, et altri utensili ricchissimi. L’anteriore di queste stanze, che in tutto erano sei, et era attaccata dalla parte destra con la Cappella, e riguardava sul Teatro, era tutta chiusa con cristalli, et eranvi alquante seggiole per la Gran Duchessa Madre, Principessa Anna Maria, e per gli altri Principi, dove li trovò la Ser.ma Sposa, e poco doppo vi giunse il Ser.mo Gran Duca, che salito alla Cappella, vi vennero tutti i Principi, col Magistrato supremo, e fu dato principio alla Cerimonia dell’Incoronazione. Benedì la Corona preziosissima, che stava sopra l’Altare (la quale è la med.ma che fu benedetta da Pio V quando incoronò Cosimo primo G. Duca di Toscana) Mons.r Altoviti Patriarca Pontificalmente parato, e la Principessa inginocchiata nell’ultimo gradino dell’Altare, fu incoronata dal Gran Duca, come Principessa di Toscana, e futura Gran Duchessa, al suono di molte Trombe, e d’un gran concerto di voci, e di diversi strumenti musicali. Stavano squadronati nei due piani, che mettono in mezzo la strada maestra, le otto Compagnie di Corazze, quattro per parte, et erano le Compagnie di Pisa, d’Arezzo, di Volterra, di Pistoia, di Pescia, di Poppi, di Montevarchi, e del Ponte a Sieve. Finita l’Incoronazione il Gran Duca, et il Sig.r Cardinale rimontati in carrozza si condussero questi al Duomo, e quelli a Palazzo. E la Ser.ma Sposa con tutti gli altri Principi se ne ritornarono nel Gabinetto de’ Cristalli e stettero quivi a veder passare la Cavalcata, che adunatasi alle Stalle di S. Marco, e quivi ordinatasi se ne venne dal maglio, e lungo le mura nel uscire per la porta smurata, e passò per mezzo il Teatro con quest’ordine. Venivano i primi i tre Sergenti Generali Serristori Bracciolini, e Attivanti, e dietro a quelli i Sergenti Maggiori, Sergiuliani, Medici, Monsù de Azon, e poi passarono le otto Compagnie di Corazze dette di sopra, ciascuno col suo Capitano alla testa, Cornetta, et altri Ufficiali vestiti con ricchi abiti, e con Staffieri con vaghe livree, e generalmente questi Soldati comparvero tutti ben montati, e bene all’ordine. Finita di passare la Cavalleria, si vedevano 12 Trombetti con casacconi nuovi della ricca, e nuova livrea del Ser.mo Principe Sposo, venivano appresso 12 Mazzieri con le loro Mazze d’Argento, e sei Comandatori, con le loro bacchette Magistrali, e tanto gli uni, come gli altri ne i loro soliti abiti. Poi venivano 70 coppie di Gentiluomini, alla testa de i quali due Maestri di Campo della Cavalcata Marchese Salviati, e Marchese Corsi con i loro bastoni di comando. Doppo i Gentiluomini venivano quattordici coppie di Canonici del Duomo, et appresso seguivano 12 Vescovi, e tanto i Canonici quanto i Vescovi cavalcavano mule con gualdrappa. Vedevasi appresso la guardia de’ Lanzi con tutto il resto della Servitù del Ser.mo Principe Sposo, Staffieri, Lacchè, Aiutanti di Camera, Paggi, et altri, et in mezzo a questi lo precedeva il Principe D. Gio: Gastone et appresso il d.o Principe con i soliti cavallerizzi alla staffa, e poco lontano il Sig.r Marchese Francesco Riccardi Cavallerizzo Maggiore di S.A.S. E questo era il termine della cavalcata, doppo la quale immediatamente seguiva la guardia de’ Lanzi, con li Staffieri, Lacchè, et altra servitù della Ser.ma Principessa Sposa, la quale si vedeva a sedere in una lettiga a similitudine d’una navicella, lavorata di finissimo intaglio, e tutta indorata, e sopravi un grande strato di teletta d’Argento con frange, cordoni, e nappe ricchissime, la quale era portata da due mule bianche con fornimenti, e ferri d’Argento, sopra ciascuna delle quali cavalcava un fanciulletto nobile, che uno era di casa Ricasoli e l’altro Minerbetti, vestito di teletta d’Argento,l e montiera simile, con penne e nastri con vago, e bizzarro disegno, et in simil guisa erano vestiti trenta due Paggi d’anni 20 in circa, trascelti dalla più bella e nobile gioventù fiorentina, i quali otto alla volta vicendevolmente portavano un maestoso, e gran baldacchino della medesima teletta, con frange, nappe e cordoni, e mazze d’Argento che copriva tutta la lettiga. Vedevasi dalla parte destra della lettiga a cavallo il Sig.r Marchese Filippo Corsini, che come Ambasciatore di S.A.S. destinato ad assistere in Monaco alla funzione dell’Anello, et a condurla a Firenze, godette per tutto quel giorno il Carattere, e per conseguenza il titolo di Ecc.za, et era circondato da 20 de’ suoi Staffieri, e quattro Lacchè, vestiti della medesima livrea, che fu spiegata in Monaco il giorno della sua entrata in quella Città, che era veramente ricchissima, essendo di panno di colore scarlatto con gallone d’oro largo quattro dita, alla quale altra eccezione non fu data, che l’haver piuttosto sembianza d’abito di gran cavaliere, che da Staffiere, e Lacchè. Dietro alla lettiga veniva cavalcando il Supremo Magistrato nel suo abito magistrale. Seguiva appresso la Guardia a cavallo di S.A.S. e poi vedevasi la prima carrozza della Ser.ma Sposa di tanta ricchezza, e vaghezza, che non essendo impresa per la mia penna il farne adeguata descrizione, mi servirà applaudirla con il silenzio, servendo il dir solamente, che costò più di 25mila scudi, et in questa veniva la Sig.ra Marchesa Bichi, Aia della Ser.ma Sposa, e poi vedevasi la seconda se non tanto ricca, niente meno vaga, e poi la terza, e con la prima, e seconda carrozza del Sig.r Marchese Corsini, terminavasi tutta questa pomposa mostra, che essendo entrata dalla Porta a S. Gallo venne a dirittura sino al Canto dei Preti, e voltando per la via de gli Arazzieri entrò nella piazza di S. Marco (nella quale erano squadronati sei Insegne di fanteria, sì come per tutta la strada si trovavano a far ala da una parte e dall’altra il restante delle 30 Insegne), e per via Larga e via de’ Martelli si condusse al Duomo, su la qual Piazza come attorno le fondamenta stavano disposte le otto Compagnie di Corazze suddette. Giunta la lettiga alle scalere del Duomo smontò la Principessa, e datole la mano dal Ser.mo Sposo entrorno in Chiesa, la quale dalla più alta cima, alla più infima parte, era tutta insino a tutte le volte apparata, e copiosamente illuminata per tutti i corritoi. Alla porta furono ricevuti dal Ser.mo Card.e, che preso l’aspersorio da Mons.r Arcivescovo, che quivi era parato in Pontificale, gli dette l’acqua santa, et avviatosi avanti l’Arcivescovo, et appresso il Cardinale, al quale precedeva pochi passi il Principe D. Gastone, venivano infine i Ser.mi Sposi, che condottosi al Coro dov’era eretta la Residenza, se n’andaro a quella, dove doppo una breve orazione si assisero in tre sedie pigliando il primo luogo il Ser.mo Cardinale, il secondo la Ser.ma Sposa, et il terzo il Ser.mo Sposo, restando il Principe D. Gio: Gastone in una sedia fuor della residenza. Allora si mosse l’Arcivescovo et andò a chiedere il placet al Ser.mo Cardinale per intuonare il Te Deum, che intuonato fu cantato da cento Musici con gran quantità di strumenti. In questo tempo su la piazza successe un accidente, e fu, che essendo restato il Baldacchino in mano a i Servitori de’ Paggi, che lo portavano, essendo essi entrati tutti in Duomo a far corteggio, e corona a’ Ser.mi Sposi, volendo i Cocchieri accostar la prima carrozza alle scalere, per smontare la Marchesa Bichi, s’attaccò a uno de’ cordoni di esso Baldacchino, in modo che lo fece cadere, e ruppero in maniera, che lo rese inabile a potersene più servire in quella occasione. Questo inconveniente, benché apparisse stravagante, non tornò però che molto a proposito per la Ser.ma Sposa, che essendo quel giorno un crudelissimo freddo, e soffiando incessantemente un rigoroso Tramontano, da che ella montò in lettiga alla porta, sino allo smontarne in Duomo aveva sofferto un intollerabil patimento, al segno che ella entrò in Chiesa molto sbattuta, e quasi piangente, onde all’uscirne convenne metterla in carrozza, il che mostrò essergli molto grato. Già tutti quelli che cavalcavano, erano tutti avviati, e distesi per tutta la strada, per dove si doveva proseguire il viaggio, di modo che i primi Cavalieri arrivavano alla Chiesa di S. Trinita, divisi in ale da ambe le parti della strada, aspettando fermi al suo posto il tempo di muoversi, onde quando fu tempo si mosse la Cavalleria, e passando avanti si proseguì coll’istesso ordine, facendo la strada dal Canto alla Paglia al Centauro, a S. Michele de gli Antinori, al Canto Tornaquinci, al Ponte S. Trinita, via Maggio, sino allo sdrucciolo, dove voltando s’entrò su la Piazza de’ Pitti, nella quale stavano squadronati le otto Compagnie di Corazze.
Messe piede a terra la Ser.ma Sposa alla porta del Palazzo ricevendola il Gran Duca alla portiera, e dandogli il braccio, et alla porta del Cortile fu rievuta dalla Ser.ma Madre; così corteggiata da tutti i Principi, e da tutti i Cortigiani, e Cavalieri della Cavalcata, si condusse al suo appartamento, e con lo sparo delle fortezze, fu dato fine a questa Real funzione, la quale non mancò di ricchezza, di splendidezza, e di magnificenza in ogni sua parte, ma l’intollerabil freddo che fu quel giorno cagionò in ogni genere di persone tanto incomodo, e patimento, che ne scemò in gran parte il piacere, e la soddisfazione, perché oltre le cose suddette e molt’altre, che per fuggir la prolissità si tralasciano, erano le strade calcate di gente cittadina, e forestiera, le finestre tutte addobbate di vaghi tappeti, e piene di ben abbigliate Dame,gli abiti ricchissimi di Cavalieri, i bizzarri, e diversi adornamenti de’ cavalli, e la vaghezza, e varietà dell’infinite livree rendevano così pienamente appagata la vista de’ riguardanti, che rimaneva confusa nella molteplicità degli oggetti in modo, che avidà di goder tutto, non sapeva dove applicarsi.
E noi per render più compita questa breve, e mal composta relazione metteremo appresso la listra di tutti quelli, che in tale occasione cavalcorno:
Lista dei Cav.ri che cavalcorno
March.e Antonino Salviati
March.e Giovanni Corsi
March.e Cammillo Vitelli
Cav.e Agnolo Guicciardini
Baron Nero Maria del Nero
Orazio Corsi
Cav.r Conte Donato Lignari Ferri di Bologna
Cav.r Averardo Salviati
Cav.r Cammillo Montalvi
Cap.no Francesco Montalvi
Pierantonio Franceschi
Gio: Gualberto Guicciardini
Balì Gio: Francesco Sanminiatelli di Pisa
March.e Alessandro Vitelli
Cav.r Marco Covoni
Cav.r Benedetto Tornaquinci
Girolamo Corsini
Sinibaldo Gaddi
Giovanni Manetti
Raffaello Torrigiani
March.e Luigi Bentivogli di Ferrara
Silvio Gori da Siena
Cav.re Cap.no Amerigo Serzelli
Filippo Martelli
Cav.r Filippo Vincenzio Strozzi
March.e Gio: Batt.a Pucci
March.e Vieri Guadagni
Gaetano Zati
Gio: Francesco Sommai
March.e Obizo Malaspina
Balì Ferdinando Suares
Vieri Paganelli
Guglielmo del Tovaglia
Leone del Chiaro
Alamanno Medici
Anton Gaetano Mori Ubaldini
Filippo Mazzinghi
Cav.r Giulio Morelli
Palmiero Palmieri
Cav.re Filippo Maria Bini
Cav.re Francesco Maria Antinori
Cav.re Guglielmo Guadagni
Conte Bonifazio della Gherardesca
Cav,re Muzio Bardi
Girolamo Conversini di Pistoia
Piero Strozzi
Prior Luigi Rucellai
Agnolo Marzimedici
Lucantonio de gli Albizzi
Prior Niccolò Viviani della Robbia
Filippo Baldocci
Antonio Tempi
March.e Cosimo Castiglioni
Cav.r Alamanno Ughi
Conte Gheer di Boemia
Cav.re Francesco Maria Capponi
Niccolò del Cap.no Francesco Medici
Buonaccorso Uguccioni
Francesco Buonaventuri
Carlo Gianni
Cav.re Pier Francesco Castelli
March.e Antonio della Rena
Piero di Pier Noveri Capponi
Cav.re Federigo Gherardi
Tommaso Gherardi
Alessandro Pucci
Gio: Batt.a Altoviti
Cav.r Ascanio Giuseppe Agliata
Cav.re Pietro Banchieri di Pistoia
Orazio Pucci
Cammillo Dati
Cav.r Ruberto Acciaioli
Lodovico Tempi
Cav.r Jacopo del Borgo
March.e Francesco Maria del Monte
Cav.re Coriolano Magi
Cav.re Francesco della Stufa
Balì Gismondo della Stufa
March.e Niccolò Ridolfi
Conte Pierfilippo Bardi
Cav.re Cap.no Vincenzio Baldovinetti
Girolamo Albergotti
March.e Bartolommeo Montauti d’Arezzo
Girolamo Castellani Biffi
Salvestro Aldobrandini
Gio: Batt.a Arrighi
Conte Ferdinando Carlo Borromei di Padova
Cav.re Coriolano Montemagni di Pistoia
Filippo Panciatichi
Conte Filippo Arrighetti
Cav.re Ruberto Giraldi
Raimondo Pitti
Francesco Maria Pollini
Cav.re Zanobi Bartolini
Filippo Strozzi Squarcialupi
Orazio Strozzi
Barone Aslam di Baviera
Conte Orlando del Benino
Cavr. Carlo Antonio Malvezzi di Bologna
Cav.re Mar.e Luigi Altoviti
Cav.re Ulisse da Terrazzano
Conte Ugo della Gherardesca
Antonio Larioni
March.e Pierantonio Gerini
Giovan Giorgio Ugolini
Conte Bernardo Pecori
Cav.r Bartolommeo Medici
Federico de’ Ricci
March.e Filippo Patrizi di Siena
Cav.r Co: Amerigo Strozzi
Cav.re Raffaello Alemanni
Cav.r March.e Luca Casimiro degli Albizzi
Gio: Vincenzo Torrigiani
Manfredi Macinghi
Cav.re Com.re Fra Giulio Filippo Ginori
Ridolfo Gianni
Lorenzo Felice Rospigliosi di Pistoia
March.e Ipolito Bagnesi
Ferdinando Alessandro Gondi
Cav.re Com.re Fra Andrea Minerbetti
Conte Flamminio Bardi
Prior March.e Ferdinando Capponi
Vincenzio Maria Capponi
Cav.re March.e Filippo Piccolini
Cav.r Conte Ferdinando Vincenzio Ranuzzi Cospi di Bologna
Pietro Beringucci di Siena
Prior March.e Luca de gli Albizi
Canonici che cavalcorno
Corso Corsi
Cosimo Raffaello Girolami
Cav.re Scipione de Ricci
Gio: Batt.a Ricasoli
Francesco Tornaquinci
Iacopo serzelli
Antonio Nerli
Francesco Maria Arrighi
Girolamo Zeffirini
Pandolfo Maria della Stufa
Lorenzo Antonio del Vigna
Co: Tommaso della Gherardesca
Girolamo Viti
Gio: Andrea Martelli
Tommaso Filippo Salviati
Co: Giovanni Bardi
Andrea Quarratesi
Vincenzio Maria Cavalcanti
Matteo Strozzi
Cav.re Ruggirei Minerbetti
Luca Tornaquinci
Francesco Vettori
Iacopo Belli
Lodovico da Terrazzano
Giovanni Peruzzi
Niccolò Castellani Proposto e Vicario Generale
Benedetto Quadratesi Decano
Luigi Strozzi Arcidiacono
Orazio Bardi Arciprete
Prelati che cavalcorno
Mons.r Tancredi Vescovo di Montalcino
Mons.r Pecci Vescovo di Grosseto
Mons.r Cortigiani Vescovo di S. Miniato al Tedesco
Mons.r Petri Vescovo di Colle
Mons.r Accarigi Vescovo di Chiusi
Mons.r Cervini Vescovo di Montepulciano
Mons.r Ciaia Vescovo di Sovana
Mons.r Attavanti Vescovo d’Arezzo
Mons.r Malaspina Vescovo di Cortona
Mons.r Ottavio del Rosso Vescovo di Volterra
Mons.r Altoviti Vescovo di Fiesole
Mons.r Malaspina Vescovo di Borgo S. Sepolcro
Mons.r Marsili Arcivescovo di Siena

A dì 13 Genn.o 1689 Il Ser.mo Gran Duca con tutti i Principi e Principesse desinorno in pubblico.

A d’ 14 Genn.o 1689 si fece Festino pubblico in Palazzo con invito di Dame Generale.

A dì 23 Genn.ro 1689 Furono esposte sull’Altar maggiore del Duomo, quale stava ancora apparato, l’ossa del Glorioso Vescovo S. Zanobi, insieme con la sua testa, e questa mattina cantò la Messa Mons.r Arcivescovo con l’intervento di tutti i Magistrati della Città, e vi stettero anco tutto il giorno seguente con grandissimo concorso di popolo, e tale esposizione fu fatta a fine di ringraziare Dio de’ benefizij ricevuti, e per pregarlo a concedere ogni prosperità a’ nostri Ser.mi Principi, et a donarci il suo santo aiuto ne’ presenti bisogni della Cristianità.

A dì d.o 23 Genn.ro 1689 fu fatto un calcio diviso scarnatino, e verde, e de gli Scarnatini fu Alfiere il Sig.r Cav.re Giulio Morelli, e de’ Verdi il Sig.r Orazio del Sig.r Cav.re Rosso Strozzi.

A dì 24 Genn.o 1689 il Ser.mo Principe Ferdinando fece una bellissima mascherata, nella quale si vidde un superbissimo cocchio tirato da 12 cavalli, a quattro a quattro, e guidato da cavalieri, dentro il quale erano mascherate la Ser.ma Sposa, e Ser.ma Principessa Anna Maria figlia del Ser.mo Gran Duca, Principe D. Gio: Gastone, con altre Dame principali, e seguivano altre cinque mute a sei tirando carrozze scoperte, pur piene di Dame, la prima delle quali aveva per cavalcante il March.e Luca Casimiro degli Albizzi, et alla cassetta il med.o Sig.r Principe, e seguivano alquanti calessi, che per il Corso si condussero su la piazza di S. Croce, dove le maschere smontando si condussero sul Palco, dove era il Gran Duca, e Card.e, e quivi stettero a veder giocare al Calcio, ritornandone poi nell’istesso modo a Palazzo.

A dì 25 Genn.ro 1689 La notte seguente essendosi levato una gran tempesta di vento, apportò moltissimi gravi danni alla campagna scoprendo i tetti, rovinando case, portando via campanili, e spiantando gli alberi, e rinforzando il dì 26 fece anco in Firenze molto male, et in specie in via de’ Ginori fece cader molti embrici, e tegoli, uno dei quali colpì nella testa un tal Prete Lorenzo Lelmi da Prato, che morì poi il 28 seguente. E similmente in via de’ Pilastri dall’Osteria del Fiasco d’Oro un altro embrice ammazzò una fanciulletta, et un’altra ne restò storpiata, et insomma fu così strano temporale, che pochi erano quelli, che si vedevano per la strada.

A dì 28 Genn.ro 1689 fu fatta dal Ser.mo Principe Ferdinando un’altra Mascherata in calessi scoperti al numero di 21. Nel primo de quali egli era col Principe di Brunsvich, et in un altro era la Ser.ma Sposa con la Ser.ma Principessa Anna Maria, e ne gli altri erano diversi Cavalieri, e Dame. Intorno a calessi de Principi erano 24 Lacchè, tutti vestiti a una medesima divisa, che era calzoncini di Taffettà scarnatine, con casaccone di Mola fiorita bianca e scarnatine, et una montiera del
med.o Taffettà con penne bianche, e tutte le Maschere eran vestite con ricchissimi abiti, conducendosi su la Piazza di S. Croce, dove veddero fare il Calcio,

A dì d.o si recitò per la prima volta nel Teatro di via della Pergola la Realissima Festa del Greco in Troia, Dramma Musicale, con tanta magnificenza, che riuscì cosa di grande stupore a tutti quelli, che la viddero.

A dì 31 Genn.ro 1689 si fece un’altra mascherata di dieci coppie di Cav.ri a cavallo con superbissimi abiti, doppo i quali veniva un cocchio tirato da sei cavalli dentro al quale erano al solito le Principesse mascherate con le solite dame, e poi venivano tre carrozze a sei scoperte piene di Dame, guidata la seconda dal Ser.mo Principe al solito, si condussero su la piazza, e videro fare al Calcio diviso, che con i medesimi Alfieri, colori, e giocatori si fece per la seconda volta, essendo stato pace quello del dì 23. E questo avendo vinto li Scarnatini, la sera sul Festino fu disfidato a nuova battaglia l’Alfiere di quelli Sig.r Cav.re Giulio Morelli dal Sig.r Piero di Pier Noferi Capponi Alfiere de’ Mavi.

A dì 3 Febb.o 1689 andò all’Audienza del Gran Duca, e Ser.mi Sposi l’Ambasciator Lucchese Santini, e spiegò una ricchissima, e vaghissima livrea per 12 Staffieri, 4 Lacchè, 4 Paggi, 4 Cocchieri, la qual livrea fu giudicata universalmente la più bella, che si fusse veduta nel tempo di queste Nozze, eccettuata quella del Ser.mo Principe Sposo, e rimase alloggiato in Palazzo per tre giorni.

A dì d.o 3 Febbraio 1689 si fece la 4.a Mascherata in n.ro 20 calessi anzi seggiole.

A dì 6 Febb.o 1689 si recitò per la 4.a volta il Greco in Troia, essendosi recitato per la 3.a volta il dì 2.

A dì 7 Febb.o 1689 si fece il calcio diviso delli Scarnatini e mavi della disfida fatta dal Capponi al Morelli.

A dì 9 Febb.o 1689 si recitò per la quinta volta il Greco in Troia.

A dì 10 Febbraio 1689 fu fatta una mascherata di cento Gentiluomini vestiti da contadini con abiti strani e bizzarri, e tutti a cavallo con qualche strumento appartenente all’agricoltura in mano. Questi rappresentavano la Comunità di Campi, dietro a i quali dentro a una carrozza intessuta di salci veniva il Rettore della Comunità, la qual carrozza era scoperta, e tirata da otto mule, et era accompagnata da un concerto di Pive, Pifferi, e Cornamuse, e due di essi innanzi a gli altri dispensavano il seguente cartello, composizione del Sig.r Dott.re Francesco Baldovini Piovano d’Artimino in stile rusticane:
Il Rettor di Campi
Col popolo del paese
Alla Ser.ma Principessa di Toscana
Appoi che la Fortuna s’è sbracata
E a far trasecolar la nostra gente
Da dove stanno i Baveri ha mandata
Una cosa più su dell’Accellente,
E ch’i n’ho udito dir dalla Brigata
Tanto, ch’insin non l’ho tenuto a mente
M’è tocco il ghiribizzo di vedere
S’ e’ ciarlan giusto, o l’Orso sogna Pere
Però n’ho dato boce a Nanni, e a Mone
A Pippo, a Bobi, a Tofano, e a Sandrino
E a cendugentomila altre persone
Ch’i’ ho trovò in piazza, all’Oste, et al Mulino
Per veder questo nuovo Agnol Divino
Né c’è punto paruto ostico, e greve
Camminar al Ventavolo, e alla Nieve
Ma a mala pena ugnun s’è innanzi spinto
E ha fitto gli occhi in Vostra Signoria
Che n’habbiam visto, che non si va finto
Ne dice tanto altrui, che tanto sia.
Voi siete di bellezze un Alberino,
E proprio il pernio della cortesia,
E s’e’ venissi in terra anco una Stella,
sarebbe men di voi garbata, e bella
Felici noi, che sì gran sorta habbiamo
Dal Ciel, d’havervi per Padrona avuta,
E ben sarete infin, ch’al mondo stiamo
Per tal sempre da noi riconosciuta,
Anzi tutti a man giunte lo preghiamo,
Che se da bene ogni persona aiuta,
In noi che sì la meritate, a staia
Versi i buon giorni, e i buon anni a migliaia
E guardi il vostro Sposo, e lo mantenga
Gigheroso, e di gana infin ch’ e’ campa
E sian mill’anni, e più, ne mai si spenga
Quello splendor, che nel so’ viso allampa,
Dal nostro Patrimonio al mondo vienga.
Di Principini una ben lunga stampa,
E vi conceda il Ciel per grazia sua
Che vo’ gne ne facciate ogn’anno dua
Doppo passate queste maschere a cavallo seguirono in sei carrozze scoperte le Principesse, Principi, Dame, e Cavalieri in Maschera, e per il Corso si condussero su la Piazza di S. Croce dove i Bechi squadronati dalla parte della fonte, e le carrozze dalla parte della chiesa stettero a veder fare al calcio, essendo il Gran Duca, e Cardinale sul solito palco.

A dì 11 d.o si recitò per la sesta volta il Greco in Troia.

A dì 13 Febb.o 1689 sopra uno spazioso palco rizzato a’ Loggiati de gli Offizi, alcuni giocolatori di corda giocolorno, e ballorno su la corda, e fecero salti mortali, et una donna volò da i primi merli del Campanile di Piazza, sino in testa de gli Offizi, alla presenza della Ser.ma Principessa Sposa, Principessa Anna, e Principe D. Gio: Gastone, col concorso d’innumerabil Popolo.

A dì 14 Febb.o 1689 si recitò per la sesta volta il Greco in Troia.

A dì 15 d.o si fece un calcio diviso, et i colori furono Rosino, e bianco, e gli Alfieri furono il Sig.r Gio: Gualberto Guicciardini et il Sig.r Comm.e Pandolfini, e le Principesse, e Principi andarono alla piazza in maschera in 6 carrozze scoperte, e la sera si fece festino in Palazzo.

A dì 16 Febb.o 1689 si recitò per la settima volta il Greco in Troia.

A dì 17 Febb.o 1689 giorno di Berlingaccio si fece una bellissima Giostra su la Piazza di S. Croce, la quale rappresentò una disfida di Cavalieri Asiatici a’ Cavalieri Europei, e comparvero mascherati su la piazza a cavallo. Vedevasi in prima il Ser.mo Principe Sposo preceduto da due Trombetti, il quale era vestito alla Turchesca con ricchissimo abito, dietro al quale veniva il Marchese Alessandro Vitelli M.ro di Campo de’ Cav.ri Asiatici, e tanto lui, che i nove Cav.ri della sua squadra, che lo seguivano erano vestiti di giubbe di raso verde con alamari d’Argento, in capo un berrettone del med.mo raso con una penna dell’istesso colore, sciabola al fianco, e stivaletti in gamba. Veniva appresso il Ser.mo Principe D. Gio: Gastone preceduto similmente da due Trombetti vestito alla Francese, et doppo veniva il Sig.r Marchese Antonino Salviati M.ro di Campo de’ Cav.ri Europei tutti vestiti con giubbette alla Francese di raso scarnatine guarnite d’argento con penna bianca al cappello spada al fianco, e stivaletto in gamba, et anco questa squadra era di nove Cavalieri, cioè tre che dovevan correr la lancia e due Padrini per ciascheduno, e tanto i Trombetti, che la servitù a piedi, che era numerosa eran vestiti di taffettà della divisa de’ Cavalieri guarnite pure d’argento. Dietro alli detti Cav.ri veniva un cocchio nel quale erano mascherate le due Principesse con le loro Dame, et in altre sei carrozze molte altre Dame, e Cav.ri pur in maschera, col qual ordine girata la Piazza, entrorno poi dentro lo stecconato, e fatta la mostra scesero le Principesse, e Dame salendo nel Palco e si cominciò la Giostra. I Cavalieri che corsero furono questi. Il March.e Pierantonio Gerini, il Conte Donato Lignan Ferri di Bologna, il Sig.r Marchese Cammillo Vitelli, il Sig.r Vincenzio Capponi, il Sig.r Conte Filippo Arrighetti, et il Sig.r March.e Luca Casimiro de gli Albizzi. Ristorno vittoriosi gli Europei, ma il premio lo riportò il Sig.r Vincenzio Capponi, uno de gli Asiatici. La sera si fece il festino in Palazzo dove seguì la disfida d’ medesimi Cav.ri Asiatici a Cav.ri Europei per il Calcio.

A dì d.o la sera nel tempo med.o, che su la Piazza si giostrava, si via dell’Oriolo, accesosi in una stanza superiore piena di paglia, senza potersene penetrare il modo, e fu un gran fuoco, essendo abbruciate più stanze con le masserizie.

A dì 18 Febb.o 1689 si recitò per l’ottava volta il Greco in Troia.

A dì d.o 18 Febb.o 1689 le Ser.me Principesse Principi andorno in maschera in seggiole, accompagnati da altre con Dame, e Cavalieri sino al numero di 20, e per il Corso si condussero su la piazza a veder fare al calcio.

A dì 20 d.o si fece il calcio della disfida de’ Cav.ri Asiatici a’ Cav.ri Europei, essendo i Calcianti vestiti delle medesime divise, che erano il gorno della Giostra, sì come i Trombetti, e Tamburini ancora. Gli Alfieri furono per gli Asiatici il Marchese Alessandro Vitelli, e per gli Europei il Marchese Pierantonio Gerini. Vennero su la piazza le Principesse mascherate nel cocchio, seguite al solito da altre Dame, e Cav.ri in sei carrozze. Guidava il Cocchio il Ser.mo Principe Ferdinando, che giunta la piazza smontò, et entrò nella Casa dipinta, et il Principe D. Gastone smontò alla Casa opposta del Terrazzino, e le Principesse, e Dame, salite sul palco si diede principio alla mostra, che riuscì bellissima. Entrorno i Principi sudd.ti nella Piazza sopra due bellissimi, et adornatissimi destrieri, ciascuno di loro vestito di superbissimo abito alla divisa de’ Calcianti, cioè il Principe Ferdinando all’Europea, et il Principe D. Gastone all’Asiatica, come Condottierij, e si messero alla testa della loro squadra circondati da numerosa comitiva di Lacchè vestiti secondo le divise. Fatta la Mostra scesero da cavallo i Principi, e salirono sul palco, e si cominciò il giuoco, che riuscì molto forte, e finì con la vittoria de gli europei, che fecero due Caccie. Fu questo giorno un bellissimo tempo, che
concorse molto alla sodisfazione d’una infinità di spettatori, che universalmente dissero non haver veduto Calcio più bello di questo, essendo restata tutta libera la piazza dalla fonte dentro li steccati, la spesa del quale fu fatta dal Sig.r Principe Ferdinando, e la sera si fece festino in Palazzo.

A dì 21 Febb.o si recitò per l’ultima volta il Greco in Troia.

A dì 22 Febbraio 1689 si fece una superbissima Mascherata rappresentante diverse Nazioni Asiatiche, et Europee, e delle Asiatiche fu conduttore il Ser.mo Principe Ferdinando, che era vestito di ricchissimo abito alla Persiana, e dell’Europee il Ser.mo Principe D. Gio: Gastone, et era vestito alla Tedesca, e l’uno, e l’altro marciavano con i loro Trombetti, e Timpano avanti, e con gran quantità di servitù a piedi con bellissime livree da maschera. I Cav.ri che gli seguivano erano dodici per ciascuna parte, e tutti vestiti in diverse guise bizzarramente di abiti fatti a posta, e ciascuno haveva le sue accompagnature adeguate. Seguivano questa cavalcata le Principesse in cocchio mascherate, con sei carrozze appresso piene di Dame, rappresentanti anch’esse diverse Nazioni; passorno per via Maggio al Ponte S. Trinita diritto al Centauro, e al Canto alla paglia, al Duomo, e per via Martelli, in via Larga, entrando nel Corso, e si condussero su la Piazza, dove li Cavalieri in ordinanza, e le Principesse, e Dame sul palco, col Gran Duca, e Cardinale furono spettatori d’un abbattimento concertato, e scherzoso, che fecero di squadre di Zanni con i Pistolesi di Legno, e d’altre belle, e bizzarre mascherate che comparvero su la Piazza. E ritornata tutta la mascherata coll’istesso ordine a Palazzo, si diede principio al festino, che durò circa due hore, doppo il quale furono le dame in n.ro di 24 introdotte in altra stanza ad una lautissima cena, e furono servite a tavola da altrettanti Cavalieri servendo, e mangiando dettero fine al Carnovale dell’anno 1689, che favorito dal bel tempo passò dal principio alla fine allegrissimo mercè della venuta della Ser.ma Sposa, e della generosità del Ser.mo Sposo, che risvegliò ancora quella dei Cav.ri Fiorentini, onde si sforzarono di concorrere alla brama di S.A. per festeggiare i suoi felicissimi Sponsali. Non mancarono ancora l’altre Accademie di questa Città a dimostrazione della volontà che havevano di secondare il genio di S.A. , e per espressione del giubbilo universale di recitare bellissimo Teatro recitato con universale applauso una Commedia del Sig.r Dott.re Gio: Andrea Moniglia intitolata “l’Adelaide”. I Sorgenti una intitolata “l’Amicizia tra le sventure”, composta dal Sig.r Fran.co Maria Pazzaglia. I Cadenti una intitolata “Le gloriose disavventure d’Odoardo figlio del Re di Sicilia”, E la Conversazione delle Casine nuove fecero recitare in musica una delle solite Burlette del Sig.r Girolamo Guicciardini, intitolata “Bertolina Regina di Arcadia, le quali tutte conseguirono applauso non ordinario, e di tutte queste Commedie, Giostra, Calci, e mascherate si viddero molti Cartelli, e Composizioni in verso, et in prosa bellissimi.

A dì 2 Agosto 1689 mediante la pioggia, che fu d.o giorno non corsero i Barberi la solita Bandiera in commemoratione della rotta data a i Senesi, ma bensì fu fatta la carriera con numerosi cavalli il dì 4 d.o giorno della festività di San Domenico.

A dì 9 Agosto 1689 giorno natalizio del Ser.mo Gran Principe Ferdinando de’ Medici, che in d.a mattina l’Altezza sua si portò dentro superbissima carrozza assieme con il Ser.mo Giovan Gastone fratello alla Santissima Annunziata con il corteggio di 62 carrozze.

A dì 8 Settembre 1689 giorno della nascita della Vergine Santissima della Città di Prato distante dalla Città di Firenze 10 miglia, è consueto, che in tal giorno vi si mostra la Cintola della Madonna, et a tal devozione vi concorre gran quantità di popolo, et ancora vi si fa una gran fiera di bestiame, e d’altre cose bisognevoli. Onde per oviare agl’inconvenienti, che per la molteplicità del popolo sogliono seguire, vi si vede una quantità di soldati delle Bande squadronati su la piazza della chiesa
cattedrale di essa Città, si come dei medesimi soldati stanno in forma di pattuglia per la Città. Portassi il caso, che alcuni Sbirri di Brozzi erano esciti da un’osteria, e gridavano in strada, in questo mentre passò un Caporale di pattuglia con i suoi soldati, e sentito lo strepeto, che facevano i detti birri, andorono alla volta loro dicendogli, che non facessero tomulto, e che di quivi si partissero, uno di essi birri gli rispose che non volevano moversi di quel luogo, e che le di loro armi risplendevano come le loro, e messo mano ad una pistola la sparò alla volta del Caporale, che lo colpì nella Libarda, e in un braccio, e di quivi andò a colpire la palla un altro soldato in una polsa d’una gamba il che visto da i soldati messero mano all’armi, et ammazzarono uno di essi sbirri in quel istante, e due altri ne conciorno male, che uno morì il giorno di poi, e gli altri si salvarono col fuggire.

A dì 29 Settembre 1689 il giorno doppo desinare a ore 21 in circa, d’ordine di Mons.r Arcivescovo fu fatta una processione con il Clero del Duomo, e le Preterie dell’altre chiese, e visitorono le tre chiese, S. Marco, l’Annunziata, e Santa Maria Maddalena de’ Pazzi, dove porsero preci al Sig.re Dio per le segnalate vittorie concesse all’Armi Cesaree nell’Ungheria, contro il comun Nemico et assieme intercedere dalla Maestà divina, che voglia compiacersi spirare nella mente dei porporati, che in quel tempo si trovavano chiusi inh Conclave ad eleggere un Pastore, di santi costumi, e di vita esemplare, conforme il Defunto, acciò possa con prudenza, reggere, e difender la Santa Sede di Piero, dai crudeli nemici di essa.
Settembre 1689 Sì come si notano le gran virtù degli huomini, è giusto ancora il descrivere le meravigliose, et straordinarie qualità, et esercizi d’una cavalla inglese, quale ogni giorno a ore 21 si vedeva sotto la loggia de’ Lanzi, dentro d’un casotto di legno, e a veder questo animale v’interveniva quasi tutta la nobiltà di Firenze, come d’homini, e dame, e tal trattenimento durò per lo spazio di due mesi in circa, il primo esercizio di questa cavalla era questo: faceva molti inchini a tutta la gente, salutava il suo Padrone, e lo baciava, et in oltre, egli cavava fuori del suo borsellino una mostra d’oriuolo, e gli domandava l’ora che segna mirabilmente, et ella con picchiare il piede sul suolo tante volte quante erano l’ore, che segnava detta mostra, dal predetto padrone gli era dato un piego per N. N. lo portava con diligenza, e lo rimetteva con riverenza, gliene dava un altro per il Turco, ordinandogli, che raddoppiasse il passo, lo piglia e maliziosamente zoppicava, e lo rendeva con disprezzo, di poi il suo padrone la fece saltare più volte sopra un bastone, e quando gli dicea, che saltasse per il Turco, ricusava di farlo, di poi il padrone la faceva girare, e montavala per farla camminare per forza per il Turco, et ella zoppicava più di prima, smontava e dicevale, bisogna che cammini verso Costantinopoli si distendeva in terra, fingendo esser morta stendendo le gambe digrignando i denti con la lingua fuori, quando sentiva dire al padrone, che s’andasse per lo scorticatore subito si rizzava in piedi, il padrone gli comandava che camminasse per i circostanti, si rizzava, e camminava con i piedi di dietro, distingueva le carte, et ogni sorte di moneta; s’abbassava a ciò il suo padrone la cavalcasse, mostravasi superba per servizio di N. N. Faceva gli esercizi come un soldato, cavalcando il suo padrone si lasciava cader qualche cosa, la detta cavalla la pigliava, e gliela rendeva facendogli profondissime reverenze, voltava destramente la testa per baciare il padrone, che stava ritto sopra alla sella, faceva smontare il padrone straordinariamente si distendeva senza piegar le ginocchia, portava, e riportava, e si lanciava nell’acqua, come un can barbone, arrivava all’altezza di 12 piedi per pigliare quello che gli era stato gettato in aria, la riportava, e faceva reverenza, sedeva sopra d’un guanciale, come una persona, sostenendosi solamente sopra un piede; picchiava per aver del vino, inginochiandosi per bere alla salute di N. N.; Fingeva l’imbriaco con straordinario passo, teneva una pistola in bocca, e la sparava, rendeva il saluto quando era reverita. Licenziava i congregati con vari segni e faceva molti inchini.
La sera del dì 8 Ottobre 1689 a ore 3 di notte giunse corriere di Roma, che portò l’avviso dell’assunzione al Papato del Cardinal Pietro Ottoboni Veneziano creatura d’Innocenzo X di Casa Panfili fattosi chiamare Alessandro 8 eletto il dì 8 del corrente mese nell’appiè modo.
Si trovava l’Europa per lungo tempo aggravata dalle guerre, poiché l’Imperator Leopoldo Ingnazio conlegato con la Corona di Pollonia, e con la Ser.ma Repubblica Veneta <aveva l’armi sue impegate nell’Ungheria contro il comun nemico, et in sul Reno contro il Re di Francia avendogli intimata la guerra non ostante la tregua di 16 anni, e l’Inghilterra in ammutinamento contro Giacomo secondo suo Re, et in oltre il detto Re di Francia Invadè la Città d’Avignione, luogo della Chiesa con ostilità, sotto pretesto che il Papa non aveva mai nel corso di18 mesi voluto ricevere come Ambasciatore suo il Marchese di Lavardino, ne meno sentirlo. Quando piacque al Supremo Signore richiamare all’altra vita il predetto Papa Innocenzio XI, et essendo ormai gl’Eminentissimi SS.ri Cardinali entrati in Conclave e scorso il tempo di mesi 1 e giorni 13, doppo matura esame, perché potesse subentrare al possesso della gran dignità Papale, e sostenerla con indicibil valore, in congiuntura sì lacrimevole, unitamente gli SS.ri Cardinali rivolsero la mente loro alla persona dell’Eminentissimo Cardinal Pietro Ottobono considerarono essi, che fra loro quello fusse il più degno, et il più valevole a regger lo scettro di sì pesante Dominio, a promuovere, e stabilire la pace fra i Principi Cristiani, et ad esercitare le Veci di Dio in terra. Onde la mattina del 6 d’Ottobre 1689 condussero la di lui persona alla solita cappella di Sisto 4 e secondo il solito si pose ciascuno al suo luogo, e genuflesso conforme il consueto intonarono l’Inno Veni Santo Spiritus con l’orarione la quale fu letta da Monsignor Eusanio Sacrista Apostolico qual’era vestito di cotta e stola, di poi serratisi, fecero lo scrutinio, e raccolti i voti quali furono ritrovati con pienezza all’elezione, e riconosciuta la verità dall’eminentissimi SS.ri Cardinali ricognitori, che antecedentemente erono stati estratti, et entrati in cappella Mons.r Sacrista, e SS.ri Maestri delle Cerimonie, il primo Maestro delle Cerimonie condusse gli eminentissimi Cardinali Cibo Barberini, e Maldacchini Capi degl’ordini, con il Cardinal Palluzzo, Altieri Camarlingo di Santa Chiesa, avanti l’Eminent.mo Ottobono, il S. Card.e Cibo Decano l’interrogò, in presenza de’ soprascritti Cardinali, Camarlingo, de’ Capi degl’oridni, e de’ Maestri di Cerimonie, dicendogli “Accepta electionem de te legitime facta, in summum Pontificem?” L’Eminenza Sua, con parole piissime, rispose essere immeritevole et insufficiente a sì gran peso; ma arresosi alle insistenti preghiere di tutto il Sacro Collegio, dicendo poi “Accepto”, sogiungendo il medesimo Cardinal Decano “Quo nomine vis vocari”, al che disse “Alessander” allora il Maestro di Cerimonie fece rogito dell’atto dell’accettazione. Ciò seguito, gl’Eminent.mi SS.ri Cardinali Maldacchini, e Acciaioli, primi Diaconi condussero in mezzo di loro il nuovo Pontefice avanti l’altare e fatta ivi oratione, lo menorono dentro uno spogliatoio, ove spogliato degli abiti cardinalizi, e postogli in piedi le scarpe ricamate d’oro con la Croce, e vestito di sottana d’ermisino bianco, col zucchetto, con la mozzetta, e con il Berrettino di raso rosso, fu accomodato a sedere nella Sedia Pontificale avanti l’altare, ove accettò l’Eminentissimo Decano, e successivamente doppo lui gli altri SS.ri Cardinali, quali erano vestiti di sottana paonazza di zucchetto, mozzetta e croce, furono ricevuti al bacio della mano, et all’amplesso del volto, ponendoli in questo mentre, il Cardinal Camarlingo nel dito anulare della mano destra l’Anello Piscatorio. Finita questa funzione, che forma la prima adorazione, il P. Cardinal Maldacchino accompagnato dal S.r Canonico Cassina Maestro delle cirimonie con la Croce se n’andò alla Loggia della Benedizione, che riesce sopra alla Piazza di san Pietro, dove facendosi vedere, et ad alta voce pubblicò la creatione del nuovo Pontefice dicendo “Annunzio Vobis Gaudium Magnum. Papam abemus, Eminent.mo et Reverend.mo Dominum Petrum, Episcopum, Portuensem S.P.E. Cardinalem Ottobonum, qui imposuit sibi nomen Alexander 8.o”. Aveva già Roma tutta voltato l’occhio, fra gl’altri dignissimi Cardinali all’eminentissimo eletto, et essendosi il giorno antecedente pubblicata la certezza della di lui eletione, la mattina seguente il popolo tutto si si ristrinse, nella Basilica di San Pietro, e nella piazza di essa, e con impazienza straordinaria, detestava il tempo, che troppo pigro conducesse quel momento, in cui ne fusse fatta la publicazione, e mentre cosìanelante l’attendeva, all’improvviso aprirsi del suddetto finestrone, et alla comparsa della Croce Sacra, furiera della Santa Nuova, le voci di quel immenso popolo furono così concordi, in segno della sospirata allegrezza, che parve una sol voce, ma per udire le parole del sud.o Eminent.mo in un atomo s’acquietarono, assegno, che pareva non vi fusse alcuno sentito, poi il sospirato avviso, ciascuno gridava viva Papa Alessandro, che s’accompagnò allo strepito delle voci, quello dei tamburi, e trombe, rimbombò de’ moschetti sbarrati dai soldati, che squadronati stavano su la piazza di San Pietro, e dall’artiglieria di Castel Sant’Angelo, con il concerto giocondo del suono di tutte le campane festeggianti di Roma. Aperta di poi la porta del conclave fu fatta dagl’eminentissimi Cardinali la seconda adorazione alla Santità sua nella medesima cappella, con esserle levata dalli SS.ri Cardinali Maldacchini, e Acciaioli primi Diaconi la mozzetta, e levato il berrettino, e vestita d’Ammitto, Camice, Cingolo, Stola, Manto Pontificio, e Mitria, e sedendo su l’altare, le fu baciato il piede, e la mano e fattoli il solito amplesso da tutti i SS.ri Cardinali. Finita la seconda adoratione, fu Sua santità portata in San Pietro, con la croce avanti e con i Musici, che cantavano l’antifona “Ecce Sacerdos Magnus” precedendo gli SS.ri Cardinali a due, a due, e doppo le baciarono il piede il S.r Principe Savelli Maresciallo del Conclave Don Livio Odescalchi nipote del defunto Papa Innocenzio XI Generale di Santa Chiesa, Principe Borghese, Chigi, Duca di Zagarola, Principe Barberini, et il Duca di Pagno custode, e comandante perpetuo de’ ponti, e ripe di Roma, quali furono dalla Santità Sua benignamente accolti. Di poi arrivato (con gran fatica Nostro Sig.re all’Altare Maggiore, per il gran concorso del popolo per vederlo) sopra di quella fu posto a sedere, et il S.r Cardinal Bichi, il più attempato, et antico intonò l’Inno Tedeum Laudamus, che seguitato da gran quantità di musici, et intanto fu fatta come sopra la 3.a Adorazione, doppo la quale il prenominato Cardinale Bichi, in Cornu Epistole cantò i soliti versi, e l’oratione sopra il nuovo Pontefica, che sceso dall’altare diede al popolo la SS.ma Benedizione, avendole primja levata la Mitria il S.r Cardinale Acciaioli Diacono Assistente, e poi dall’altro gli fu rimesso. Deposto finalmente il Manto Pontificale di color rosso, e la Mitria, Sua Beatitudine fu portata nelle sue stanze, dentro di una sedia serrata, con grandissimo corteggio de’ primi Titolati, facendo tutti a gara a rendergli quel primo atto del loro reveritissimo ossequio, e per 2 sere furono fatti fuochi solenni con sparo dell’artiglieria delle fortezze e luminarie per Roma, ma in Firenze furono fatte nel modo detto solo 2.

A dì 9 Ottobre 1689 fu mandato il Bando in fra l’ore 14 e 15 in detto doversi fare i giochi per 2 giorni in aria, et in terra, con lo sparo dell’artiglieria d’ambe le fortezze, in segno di gioia per l’assunzione del Cardinal Pietro Ottobono Veneziano d’anni 80 fattosi nominare Alessandro 8.o d’anni 81.

A dì 9 Ottobre 1689 In ringraziamento al Signore per l’avvenuta vittoria della conquistata città di Nissa dall’Armi Cesaree volle il Ser,o Gran Duca ricorrere alla protezione, et intercessione della Madre di Dio, e perciò fece scoprire in detto dì doppo desinare l’Immagine Santissima dell’Annunziata, dove in quel istante fu intonato l’Inno Tedeum laudamus, e poi proseguito da 5 cori si musici, con il concerto di diversi strumenti, e lo sparo di mortaletti, et artiglieria d’ambe le fortezze.

A dì 10 Ottobre 1689 nella Chiesa Cattedrale di Firenze fu cantata dall’Arcivescovo la Messa solenne dello Spirito Santo con l’assistenza dell’Ill.mo e Clarissimo Magistrato Supremo, assieme con gli 9 Magistrati per la creazione del nuovo Pontefice.

A dì 25 Ottobre 1689 con gli avvisi ricevuti di Roma, si sentì esser seguita in quella città la solenne Incoronazione d’Alessandro 8° nuovo Pontefice nell’appiè forma. Di già il popolo romano sospirava il giorno della detta Incoronazione del nuovo Pontefice, ansiosi di vederlo con il Triregno in capo, simbolo d’esser Padre dei Re dei rincipi, Rettor del Mondo e Vicario di Cristo. E impazienti di mirarlo, in maestà suprema, con la fronte ornata dell’imgemmata Tiara. Bramavano quell’ore, nelle quali riconoscerlo dovevano tra quei fasti, che dalla Divina Provvidenza an Eterno furono decretati al suo gran merito. Quando a render vaghi gli universali desideri, con il ricevere il Sovrano Diadema, detgerminò la Santità Sua la solenne Incoronazione, la seconda Domenica doppo la sua ssunzione al Pontificato il giorno 16 del mese d’Ottobre 1689. Et a tal effetto nei giorni precedenti furono preparate tutte le cose necessarie per la solennità di tal Atto. Primieramente fu fatto un serraglio di tavole nel portico di S. Pietro avanti la Porta Santa dentro il quale fu nel miglior modo, che si poteva fabbricato un picciol soglio per Sua santità, sotto il suo Baldacchino, e fatta quadratura di tavole per i SS.ri Cardinali dentro la Basilica suddetta avanti la Cappella del Santissimo Sacramento era preparato un inginocchiatore coperto con coltre di velluto rosso, e cuscini della medesima qualità e colore da i Funeri del Palazzo, e dalle bande erano bianchi per i SS-ri Cardinali: Era accomodata ancora la Cappella Clementina, in cui è collocato l’Altare di San Gregorio Magno, per luogo secreto, fu ben serrata da tutte le parti per reprimer la folla dal numeroso Popolo. Sotto l’Organo era il Soglio Pontificio con il suo Baldacchino, a mano destra della quale cominciavano i sedili per i SS.ri Cardinali, che formando la solita quadratura della Cappella, si stendevano nel prospetto del Soglio papale, e davano l’ingreesso in facci all’Altare sopra il quale erano accomodati tutti i Paramenti necessarij per la celebrazione della Messa Pontificia, et in una Mensa a parte erono preparati paramenti pere gli SS.ri Cardinali Corsi Diacono del Vangelo, e per Mons.r Caprara Auditor della Sacra Ruota, Suddiacono Apostolico qual cantar doveva l’epistola, e dietro ai banchi dove sedevano i SS.ri Cardinali, erono collocati i banchi dove seder dovevano i SS.ri Vescovi. Avanti l’Altar Maggiore fu accomodato il soglio grande per nostro S.re sotto il suo Baldacchino, e formata la quadratura per la Cappella dall’una e dall’altra parte erono come sopra banchi per i detti SS.ri Cardinali, e dietro questi erono quelli per i Vescovi con assistenti, e Penitenzieri di San Pietro, e dietro dove sedevano i SS.ri Cardinali Diaconi erano sedili per gli SS.ri Auditor di Camera Tesoriere Protonorari, et altri, che avevano luogo in Cappella appresso questi; era la predetta Altar Maggiore accomodata con la Croce e con sette soli candeglieri d’argento indorato, con le statue degli Apostoli d’argento; Attorno alla Confessione di San Pietro, furonvi posti 8 candeglieri entrovi 8 torce indorate. Il luogo della Cappella fu ben serrato da tutte le parti, sopra era coperta con trabacca, e di qua e di là lasciato aperto acciò il Popolo potesse vedere furonvi ancora messi travi per sostegno della trabacca, e ricoperti di Damasco. La Credenza di nostro S.re fu portata dai suoi Bottiglieri, e Credenzieri sotto il Pilastro in fine delli scalini dell’Altare dal Corno del Vangelo e quella del sacrista dal Corno dell’Epistola con quel che bisognava.
Fu d’ordine del S.r Cardinale Barberini Arciprete superbissimamente e ricchissimamente parata la Basilica di San Pietro, dalla parte del Vangelo eravi stato fabbricato un grandissimo coro per i Musici della Cappella Pontificia, e da caduna delle bande laterali furonvi alzati palchi dove a lor piacimento potevano andarvi Principi, e Principesse assieme con le principalissime Dame Romane, acciò senz’esser urtate d’alcuno potessero comodamente goder la vista di sì ottima festa. Nella Loggia della Benedizione fu accomodato magnifico seggio in cui doveva collocarsi nostro S.re in una sedia sotto il Baldacchino nel tempo di sua Coronazione acciò potesse esser veduto da il numeroso popolo che spettatore stava in su la piazza, e per di fuori erono tende di taa.a e tele. La Camera de Paramenti, era tutta parata, et inoltreil letto con i Regni, e Mitre Papali preziose, et i soliti paramenti Pontifici, sopra alla mensa del camerino fu preparata la falda picciola di seta in mezzo a due taa.a cremisi. La domenica mattina suddetta, la santità Sua sentì una messa privata con molta devozione, nella solita Cappelletta di Palazzo, celebrata da uno dei suoi Cappellani, e di poi a ore 13 vestito Sua Santità di sottana bianca, e di mozzetta di velluto rosso foderata di pelle bianca con cappello ordinario scese per la scala secreta al Camerino della Falda, precedendoli i SS.ri Conservadori di Roma con vesti rosse, e giubboni di tela d’oro il S.r Ambasciator di Bologna, e moltitudine di S.ri titolati Baroni, e Nobili, in oltre i suoi familiari, cioè Monsignor Bartoli Maestro di Camera, Monsignore Coppiere, e Monsignor Fabretti Segretario de’ memoriali, Monsignor Felici elemosiniere e altri, seguendo molti SS.ri Cardinali, con mantellette, e mozzette rosse. Entrò la Santità Sua nel suddetto camerino dove alla presenza del detto Ambasciatore, e stando il Magistrato di Roma appresso la Mensa, da Monsignor Bartoli Maestro di Camera gli fu levato il Berrettino di velluto rosso, e cinto di falda piccola, e così vestito nostro Signore, se n’andò alla sala dei paramenti et ivi dai SS.ri Cardinali ;aldacchino, e Acciaioli Diaconi fu ricevuto in mezzo, e stando tutti gli altri SS.ri Cardinali in circolo fu vestito d’Ammitto alta, Cingolo Stola, e manto di color bianco, con il Formale prezioso, e Mitra, con l’aiuto del S.r Cardinale, e de’ Suddiaconi Apostolici,. Il suddetto Sig.r Cardinal Maldacchini messo la stola si ritirò, e dettosi dal primo Maestro di cerimonie “Extra”, uno dei Suddiaconi Apostolici Cappato prese la Croce, la portò avanti Sua santità, et inginocchiatosi aspettò che Nostro S.re si rivestisse come fece con grande umiltà. Allora levatosi in piedi, s’incamminò verso la Basilica di Sam Pietro, in mezzo due verghe rubee, precedendolo gli Scudieri, e Camerieri “Extra” vestito d’abito rosso, il Fiscale di Roma, gli Avvocati Concistoriali, con abiti paonazzi, e cappucci foderati di pelle capelline, Secrfeti Camerieri d’Onore, e Segretari di nostro Sig.re con vesti rosse, e cappucci di pelle bianche, Accoliti, Auditori di Ruota, e Suddiaconi Apostolici con Rocchetti e cappe, cinque Cappellani comuni, e un Segretario, che portava i Regni, e Mitre preziose, abito rosso e cappuccio, com’ancora erono vestiti tutti gli altri della Camera Secreta; Doppo la Croce andavano i SS.ri Cardinali, il lor corteggio, che gli precedeva dopo i SS.ri Cardinali Diaconi, che tenevano alzate le timbre del manto papale, sollevate quelle del camice della falda, e della veste da due SS.ri Protonotari cappati, dopo il quale andavano i SS.ri Camerieri assistenti di Sua Santità. I soldati svizzeri armati, e le lance spezzati con i SS.ri marchese de Cavalieri, e Marchese Astalli Capitani delle Guardie di Sua santità, precedevano Sua Beatitudine per rimover la folla del popolo, accorso non meno a venerare il Santo Pontefice, che a vedere la solenne crimonia.
Con quest’ordine s’incamminò alla sala ducale dov’era preparata la sedia gestatoria, nella quale sua Beatitudine salì, e s’accomodò a sedere, e sollevata in alto dai suoi Palafrenieri, quali erono vestiti di panno rosso, precedendoli i detti due Cardinali Diaconi due Protonotari, e dalle bande laterali, i Mazzieri di Sua santità vestiti di maniche di maglia, e giubbone tenendo le mazze alzate, fu portata la Santità Sua per la sala Regia, e scale grandi al Portico di San Pietro, sostenendoli due ventagli grandi di penne di pavone dalle bande laterali della Sedia due altri Palafrenieri vestiti come sopra, entrarono nel di già denotato steccato tutti i SS.ri Cardinali, e Prelati con gran numero di gente, et in oltre il Capitolo, e il Clero di San Pietro in abito, nostro S.re fu portato sino al soglio, dove scese, e sedè nella Sedia Pontificia sotto il baldacchino, in mezzo a due Diaconi assistenti. Il Sig,.r Cardinale Carlo Barberini Arciprete di San Pietro s’accostl a Sua Santità, e doppo aver quella reverito, con una breve ma elegante oratione, la supplicò a degnarsi di ricevere “ad osculum pedis” il Capitolo, e il Clero di san Pietro, il che Sua Beatitudine concedè benignamente, allora quegli s’accostarono a’ piedi suoi e quegli baciarono cib grand’umbiltà. Spedita da questi, nostro S.re rimontò in sedia, e col medesimo ordine entrò nella detta Basilica per la porta maggiore, con maestà eguale al grado che tiene, arrivato alla Cappella del santissimo Sacramento discese dalla sedia senza Mitria, e genuflesso avanti di quello orò con molta devozione. Rimontato in sedia e rimessosi la Mitria seguitò il suo viaggio verso la Cappella Clementina dove vicino al soglio discese di nuovo dalla sedia salutò l’Altare con la Mitria salì al soglio, dove messosi a sedere in mezzo ai Cardinali Diaconi di già detti, dove ridcevè l’obbedienza di tuti gli SS.ri Cardinali, che gli baciarono la mano destra, e da tutti i Patriarchi, Arcivescovi, Vescovi presenti, parimente cappati, che gli baciarono il ginocchio, stando nel grado di detto soglio i Conservadori. Terminato l’Ubbidienza, un Suddiacono Apostolico, s’accostò al soglio con la Croce fuori de’ gradi si fermò in faccia a Sua santità, alla quale levata la Mitra, si levò in piedi, et inclinata la Croce Santissima diede la benedizione dicendo “Sit Nomen Domini Benedictum”. Et stando i SS.ri Cardinali in piedi, con gfi Arcivescovi, Vescovi, e tutti gli altri genuflessi in terra data di nuovo la benedizione sedè, e rimessogli la Mitra, dove poi furono condotti al soglio i SS.ri Cardinali Diaconi, e quegli messi all’assistenza di nostro S.re, e gli altri due primi si levarono, e cederono il luogo, et andarono a sedere a’ suoi luoghi destinategli con forme al loro ordine, cioè i Vescovi, il Piviale sopra alla cotta, e Ammitto con il formale di perle, e la Mitra, i preti la pianeta sua il Rocchetto, e Ammitto, e la Mitra. Il S.r Cardinal Corsi Diacono del Vangelo, e Mons.r Caprara Suddiacono dell’Epistola si vestirono di tutti i paramenti alla mensa, come sopra preparata, e ritornarono ai loro luoghi. I Prelati assistenti, e non assistenti preserp il Piviale, e la Mitra; Due altri Suddiaconi le tonicelle, gli Avvocati Comissorali, i Piviali , e il Diacono, e il Suddiacono Greci, presero i loro paramenti. Parati che si furono i due primi SS.ri Cardinali Diaconi ritornarono al Soglio ad assistere a nostro S.re, e gli altri due partirono, et arrivati ai loro luoghi ancor essi si pararono con gli altri Diaconi assistenti; doppo che parati si furono, fu levata a nostro S.re la Mitra, e levatosi in piedi, disse con voce bassa il Pater, e l’Ave Maria, e di poi intonò il “Deus in adiutorum meum intende”, et il Coro seguì a cantare fino al fine, et intanto nostro S.re sedé essendogli dai Diaconi assistenti postagli la Mitria, con i quali recitò poi i Salmi, e l’orationi solite per la messa, e messogli i paramenti, et i sandali, terminati i Salmi di terza s’alzò nostro S.re in piedi, uno dei Musici cantò nel Coro il capitolo, e di poi furno cantati i responsorij, e versetti, e nel fine di quegli Sua Santità disse l’oratione di terza, reggendogli il libro Monsig.r Cito, e tenendogli la bugia con la candela accesa Mons.r assistente. Il s.r Cardinale Chigi, quale è il più anziano de’ Vescovi, che alla funzione erono presenti. Doppo terza nostro S.re si lavò le mani con la Mitra in testa, e le porse l’acqua l’Ambasciator di Bologna (che fu per la prima volta) condotto in mezzo dal maestro del Sacro Palazzo, e da Mons.r Tempestini Scalco di nostro S.re precedendo due Mazzieri, con le mazze alxate, e un Maestro di cerimonie, qual ordine fu osservato, ogni volta, che Sua santità si lavò le mani, nella qual funzione servì per la seconda il S.r Don Antonio Colonna più vecchio de’ Conservadori, et il Cardinal Chigi gli diede il mantile per asciugarsi le mani, e tal funzione il detto Cardinale l’haveva esercitata la 4° volta e mentre nostro S.re si lavava le mani gli SS.ri Cardinali s’accostarono al soglio, cioè quei del Vangelo, e il Suddiacono dell’episola Latina, et asciugate le mani fu spogliata Sua Santità da uno de’ suddetti Cardinali del Vangelo della Mitra del formale del manto e della stola, e cinto del cingolo col Succintorio, fu sgravato del cingolo che haveva prima et ornato di Croce pettorale, stola, tonicella, dalmatica, pianeta guanti e mitra, e dal S.r Cardinal Chigi dell’anello, e impose l’incenso. Fu condotto all’assistenzail S.r Cardinal suddetto, et allora il S.r Cardinale Maldacchini primo Diacono fu menato da uno dei Maestri delle Cerimonie all’ingresso della quadratura, e ivi colla Ferula in mano la processione aiutato da uno dei Maestri di Cerimonie. L’ordine della quale era come il narrato di sopra, solamente, che gli Avvocati andarono parati, dopo gli Regni 8 Accoliti precedevano la Croce, uno con il Turribile, e Navicella e con 7 candele indorate accese; Dopo la Croce portata da un Suddiacono parato in mezzo a due verghe rubee; seguitavano Suddiacono, e Diacono Greci parati, due Suddiaconi Latini parimente parati, uno de’ quali che erano per cantare l’epistola portava il Libro de Vangelij col manipolo di Sua santità. I Penitenzieri, Vescovi, e Arcivescovi parati, e sopo andavano i SS.ri Cardinali, in mezzo de quali non era alcun corteggio. Ai Signori Cardinali succedevano un gran numero di Sig.ri Titolati, e Baroni Romani; Uno dei maestri di cerimonie portava in mano un Bastone dorato con alquanta stoppa in cima, et un Cherico aveva pure in mano ancor esso una candela accesa. La santità Sua era portata in sedia con le flabelle sotto il baldacchino, le di cui aste della Segnatura, erono sostenute dalli Referendarij della Segnatura, vestiti di rocchetto, e mantgelletto. Seguivano nostro S.re Mons.r emerito Decano della Ruota, che serviva di Mitra e Monsig.r Maestro delle Cirimonie, e Coppiere, e doppo l’Ambasciatore della Camera, il Tesoriere, Protonotari, e altri, e la sedia di nostro S.re era circondata dalla Guardia de Capitani, e da Mazzieri come sopra. Uscito dalla Cappella Clementina, fu dal Clerico della Cappella dato fuoco alla stoppa, et il Canonico Cappellano Maestro di Cirimonie inginocchiato avanti Sua santità disse cantando “Pater sancte sic transiat gloria mundi”, il che lo replicò due volte, prima d’arrivare all’Altar maggiore. Arrivato al luogo della Cappella, deposta la sedia ricevè li 3 SS.ri Cardinali Preti “ad oculum oris et Pastoris”, sceso dalla sedia, orò genuflesso nel faldistorio senza mitra, e doppo alzandosi in piedi s’accostò ai gradi dell’Altare, e fece la S. Confessione per la messa in SS.ri Cardinali Chigi Vescovo assistente, e Corsi Diacono del Vangelo, i SS.ri Cardinali Maldacchini, e Acciaioli Diaconi assistenti, fecero la Confessione fra di loro doppo che l’ebbe fatta nostro S.re, et il suddiacono Latino pose il manipolo alla santità Sua, che finita la confessione sedé nella sedia gestatoria, e’ Signori Cardinali Chigi e altri due Vescovi che seguivano lessero le 3 orationi consuete sovra a Sua Beatitudine, quale levossi doppo in piedi, et accostatosi all’Altare, ricevè deposta la Mitra per mano del Cardinale Acciaioli Diacono il Pallio sovra le spalle, con le solite parole “Accipe Pallium”, qual pallio fu poi ornato con spilli gioiellati conforme dispone il Cirimoniale. Ascesa Sua Santità all’Altare, quale lo baciò in mezzo, e parimente il resto dalla parte del Vangelo, pose e benedisse l’incnso, e di poi turrificò l’Altare aiutata la santità Sua dal S.r Cardinal Corsi Diacono del Vangelo, quale doppo incensò nostro S.re mitrato. Doppo questo Sua Beatitudine si trasferì al soglio dove sedè nella Sede Pontificia, ricevè all’obbedienza i SS.ri Cardinali parati, che le baciarono piede, mano e faccia. I Prelati assistenti, e non assistenti parati le baciaron il piede solamente. Finita l’adorazione nostro S.re lesse l’introito e il Kirie, con gli assistenti, intonò la Gloria, cantò Pax vobis, e l’orazione. Postosi a sedere e ripigliata la Mitra e il Gremiale, ritornò all’assistenza il S.r Cardinale colla Ferdula in mano, e i Suddiaconi Apostolici parati di tonicella, Auditor di Ruota Accoliti Abbreviatori colle Cotte, Avvocati Concistorali, parati di piviali ed Almuzie si trasferì alla Confessione di San Pietro, e divisi i detti ordini per ala il suddetto S.r Cardinale cominciò a cantar le laudi del Papa, dicendo tre volte “Exaudi Criste” e replicando tutti gli ordini sopradetti, Domino nostro: Alexandro a Deo decreto Summo Pontifici, et universali Pape. Seguitò il S.r Cardinale tre voltre Salvator Mundi, replicando i medesimi Su illum adiuva, e dopo una sola volta, Sante Michael, e il resto replicando, sempre i detti ordini, Tu illum adiuva. Finite le Laudi ritornarono tutti in Cappella, e il S.r Cardinal Maldacchini si partì dall’assistenza, furono cantate l’Epistole Latine, e Greche, e al suo tempo il Vangelo Latino dal Cardinal Corsi, ch’ebbe attorno 7 Accoliti con 7 Cardinali entrovi 7 candele accese, di poi fu dal Diacono Greco detto il Vangelo. Finoto che fu nostro S.re intonò il Credo, e seguì le altre cerimonie, use da farsi nella celebratione della Messa Pontificia conforme la disposizione del Cirimoniale. Finita la Messa Sua santità scese dall’Altare, e sedè parato nella sedia gestatoria, e pigliati i guanti, e l’anello, ricevè poi dal S.r Cardinale Carlo Barberini Arciprete di detta Basilica dentro una borsa di tela d’argento bianca, il solito Presbiterio di monete antiche, offertogli a nome del Capitolo Pro bene cantata Missa, che Sua Santità detto al S.r Cardinal Corsi Diacono del Vangelo, sollevata poi in alto la detta sedia da suoi Palafrenieri. Fu portata la santità Sua, con le due flabelle all’Altare del Santissimo Sacramento, sotto il baldacchino, le di cui aste erono ottenute dai Referendarij, procedendo l’ordine sopradetto della processione. Orò nostro signore genuflesso davanti il Santissimo Sacramento, e dopo risalito nella già nominata sedia col medesimo ordine fu portato alla Loggia della benedizione sotto il baldacchino sostenuto da detta Cappella fino alla Loggia sudetta dove smontato dalla sedia, sa sopra iol suggesto, e sedè nella Sedia Pontificia, sotto il baldacchino al cospetto del popolo ragunato nella piazza, e cantata l’Antifona “Corona Aurea super caput eius” et il S.r Cardinal Chigi primo dei Vescovi presenti, cantò i versetti, e dopo l’Oratione Omnipotens Sempiterne Deus, Dignitas sacerdotij. Dopo l’oratione, il S.r Cardinal
Acciaioli assistente alla santità Sua levò la Mitra di testa a nostro S.re, e di poi il S.r Cardinale Maldacchini come primo Diacono li pose la Corona, e la Tiara, dicendo Accipe Fieram tribus Coronis ornatam, et suas te esse Patrem Principorum, e Regnum Rectorem Orbis, in terra Vicarium, Salvatoris nostri Jesu Cristi, cui est honor, et Gloria in Secula Seculorum Amen. Ciò fatto la Santità Sua diede la solenne benedizione al popolo dicendo Santi Apostoli tui, e Benedictio Dei Patris, e dopo sorgendo in piedi producendo tre volte il segno della Croce. Allora si sentì giubbilare il popolo, che ad alta voce gridava viva papa Alessandro 8° che per molte volte fu dal predetto popolo tal nome replicato. Concedè nostro S.re Indulgenza Plenaria, quale fu pubblicata da’ sudetti Diaconi assistenti, e dopo produsse di nuovo il Segno della Croce sovra il popolo, quale ripigliò gli applausi nel modo di sopra notato. Ciò fatto la santità Sua si ritirò, e risalita nella sedia gestatoria avendo di già i SS.ri Cardinali deposti i paramenti, fu condotto nostro S.re alla stanza de’ paramenti, dove fu spogliato degli Abiti Sacri, e ripigliata la Mozzetta, et il Berretto rosso, accolse i SS.ri Cardinali Chigi, che in nome del Sacro Collegio si ralegrò, e gli augurò molti anni di vita, et Sua Santità in risposta gli rese infinite gratize, se ne partì in seggetta, che portato alle sue stanze, a tal funzione stavano a’ piedi delle scale di San Pietro, la Guardia de’ cavalli di nostro S.re armati di ferro sopra le casacche rosse con lance in mano, in cima delle quali erono le banderuole di color rosso, e giallo. Doppo questi erono squadronate le Corazze con il Capitano alla testa di esse, con il timpano, e trombetti avanti. Tutta la fanteria squadronata, con l’assistenza a cavallo del Capitano loro, e d’altri Offiziali, 5 cannoni, e mortaletti in gran numero, che nell’atto della Coronazione unitamente con il Castel Sant’Angiolo spararono, con il di cui rimbombo s’unì un viva (proclamato dal popolo) Papa Alessandro 8° auguriandole ciascuno prosperità e lunghezza di vita, e pregando l’Eterno Dio, che a tal dignità lo haveva inalzato, acciò si degnasse di prosperarlo, e proteggerlo nelle sue occorrenze, acciò con l’opere sante regga Roma, et il mondo tutto, a suo tempo stabilita la Pace, riuniti i Principi Cattolici, e rimessa la religione anco nell’Oriente. Fu infinito il popolo che presente si ritrovò in Roma, e per figurarlo senza iperbole nasterà il dire, che l’ampia Chiesa di San Pietro, e la sua vastissima Piazza furono angustissimi ricetti, poi che non poterono nel loro seno dar ricovero all’infinita moltitudine delle genti, che desiderorono esser spettatrici, onde le vicine contrade ancorchè non somministrassero la bramata vista alla fonzione. Furono ripiene ancor esse. E quelle a poterla godere in vano stavano sì calcate, che impossibile pareva, che resister potessero alla strettezza in cui si ritrovavano. Furono per due sere continove a Castello fatta la solita Girandola, con lo sparo de’ cannoni, e mortaletti e da’ SS.ri Cardinali Ambasciatori, Principi, e Ministri de’ Principi, fatti fuochi, con luminarie di torce, e lanternoni alle loro abitazioni; Fu ancora inluminata la Chiesa la Cupola, e la Piazza di San Pietro

12 Novembre 1689 la sera furono fatte luminate dai Padri della Nunziata in segno d’allegrezza per avere avuto avviso, che era stato da Sua Santità eletto per loro Protettore il Ser.mo Cardinale Fran.co Maria de’ Medici, e tal luminate le fecero per due sere.

A dì 6 Gennaio 1690 a ore 16 in circa fu mandato il Bando per tutti i luoghi pubblici della Città, che nessuno ardisse andare in maschera fino a tanto, che non fusse terminato il Santo Giubbileo, quale durò due settimane, e che si dovesse in una delle settimane digiunare 3 giorni confessarsi, comunicarsi, e fare l’elemosina all’altare e visitare le 3 chiese, et a voler conseguir un tanto tesoro bastava che l’ultima cosa delle cose dette essere in grazia, e finì il tempo il dì 15 detto.

A dì 9 Gennaio 1691 non furono conforme il solito fatti i fuochi di gioia in alto alla Torre del Palazzo Vecchio.

A dì 23 Gennaio 1690 a ore 19 e mezzo in circa giunse in Firenze l’eminentissimo Cardinal Bonsi, et andò a smontare nel Casino del Marchese Riccardi in Gualfonda, quale se ne passava per far ritorno in Francia, et in detto giorno avevano gli Sig.ri Gentilhuomini Fiorentini preparato di fare un Calcio diviso in su la solita piazza di Santa Croce, la divisa del quale fu scarnatina, e verde, et Alfieri di esso il S.r Cavalier (in bianco nel testo) figliolo di Jacopo Grifoni Scarnatino, e il Sig.re (in bianco nel testo) Arrighetti de’ Verdi. Maestri di Campo furono gli SS.ri Cavaliere Alamanni figliolo del S.r Piero Alamanni della banda de’ Verdi, et il S.r Palmieri dalla banda degli Scarnatini. Ma venne sull’ore 21 sì gran neve, la quale impedì, che non fu fatto, e fu trasferito al dì 28 detto non ostante il temporale minacciasse pioggia come haveva fatto ai giorni scorsi e volendo il detto Cardinale partire vollero ad onta del tempo fargli vedere tal festa.

A dì 7 Febbraio 1690 fu dato fine al Carnovale del presente anno con un calcio diviso Scarnatino, e Bianco, alfieri del quale furono gli SS.ri Guadagni de’ Bianchi, e Strozzi degli Scarnatini. Maestri di Campo furno gli SS.ri Amerigo figliolo del quondam Conte Lione Strozzi, e Pucci. Vittoriosi restarono i Sig.ri Bianchi, e la sera del dì detto nella casa del Sig.r Gio: Giorgio Ugolini fu dato un invito di 28 principali Dame Fiorentine, dove fu fatta d’esso una superbissima cena alla quale vi intervenne il S.r Principe di Neuburg, e doppo che gli detti SS.ri e Ss.re si furono cibati fu preparato festino di ballo. Gli spassi del Carnovale di detto anno furono assai tenui, mediante il Santo Giubbileo, et ancora per non esser restato in città alcun Principe dei nostri, quali conforme il consueto, se n’erano passati nella Città di Pisa e Lvorno, dove vi furono fatte superbissime feste per maggiormente onorare gli detti Principi, et ancora la Ser.ma Sposa del Ser.mo Gran Principe Ferdinando, che fu la prima volta, ch’ella andò in detto luogo. In Livorno furono fatti fare dal Governatore molti fuochi lavorati, e oltre a questi furonvi recitati alcuni Drammi Musicali, sì come fu fatta ancora in Firenze,gli SS.ri Accademici Infocati nel lor teatro posto nella via del Cocomero fecero rappresentare la Rolalba, et il Lisimaco in musica, e facevano pagare giuli quattro per ciascuno, dove non vi fu gran concorso di popolo, si risolvettero scemare il prezzo, e fecero pagare lire due.

A dì 8 Febbraio 1690 fu mandato un bando a ore 18 e ¼ che il giorno 9 e 10 fussero fatti fuochi di gioia, non solo in aria quanto in terra, e la mattina del dì 9 nella Chiesa Cattedrale fu cantata la messa dello Spirito Santo con l’intervento del Magistrato Supremo, e gli 8 Magistrati, per l’Incoronazione seguita in Augusta il dì 26 Gennaio 1690 del Re de’ Romani nella persona di Giosefe Maria Re d’Ungheria primogenito di Leopoldo primo Imperatore della Casa d’Austria, et il dì 29 del detto mese, et anno, seguì ancora in detto luogo l’Incoronazione dell’Imperatrice Maddalena Teresa figliola del Duca di Neuburgo, e Conte Palatino, e moglie del detto Imperatore.

A dì primo Marzo 1690 nel palazzo Ser.mo de’ Pitti fu fatto festino privato dove v’intervenne in Principe di Sassonia.

A dì 2 Marzo 1690 i predetti Principi furono per loro spasso alla Cavallerizza nelle Stalle di S.A.S.ma da San Marco dove fecero spiccare il lor valore, e virtù.

A dì 3 Marzo 1690 partì per Roma il Principe Borghese Romano del qual luogo si era partito furtivamente per differenze seguite fra esso e altro Sig.re suo eguale, e perciò qua incognito, giunse la sera del dì 2 detto et abitò nella Locanda di Monsù Massè alla Piazza della Paglia e fu la detta sera nel Palazzo Ser.mo al festino privato.

A dì 5 Marzo 1690 giorno in cui è consueto, che il popolo fiorentino si porta per conseguir l’Indulgenza alla Chiesa delle venerabil Monache del Paradiso luogo distante alla Città, circa un miglio fuori della Porta a San Niccolò, ove il concorso è assai grande, non solo di Nobiltà, ma ancora di Cittadini, e gente ignobile, ove si vede il passeggio delle Dame in carrozza, al qual passeggio et intervenne ancora la Sposa Ser.ma del Ser.mo Gran Principe Ferdinando accompagnata da 25 mute di carrozze a 6 cavalli, entro delle quali eravi una Dama della medesima Ser.ma Sposa et altre Dame più cospicue della Città in ciascuna di esse carrozze, ad effetto per render più pomposo detto passeggio, è vago all’occhio de due Principi Forestieri Sassonia, e Danimarca, che con il Ser.mo Gran Principe quel giorno si fecero vedere accavallo con gran comitiva di Cavalieri dell’una, e dell’altra Corte pure accavallo, essendosi i detti 3 Principi presi ammezzo via Maggio che i due forestieri venivano cavalcando dal Ponte di Santa Trinita, et il Ser.mo Principe Ferdinando se ne venne dallo sdrucciolo de’ Pitti, et arrivati come dissi fu dai due principi stranieri con profondi ossequi ricevuto in mezzo, et andarono così cavalcando per via di S. Jacopo, e via de’ Bardi portandosi alla volta della Porta a San Niccolò e poi fuori di essa, et arrivarono fino all’orto del Sig.r Priore Usimbardi luogo detto Ricorboli, ma perché il folto delle carrozze non rendeva capace l’adito di ben cavalcare, cambiarono i detti Principi la mano perché al primo incontro fuori della porta si viddero tutti a 3 insieme, ma di poi il Principe di Danimarca cavalcò sempre indietro quanto è la lunghezza di un cavallo. Tal cavalcata fu assai grata agli occhi de’ circustanti per non essersi da gran numero d’anni in qua vista cosa simile. Doppo che i detti Principi ebbero passeggiato nel modo detto si licenziarono da su la piazza di San Gregorio con reciprochi ossequi il Ser.mo era Principe Ferdinando cavalcò per via de’ Bardi, et gli altri due attraversarono il ponte ciascuno con la lor Corte, e la sera poi del dì detto si ritrovorono in Casa il Sig.r Palmieri in via del Cocomero ad una Commedia in prosa, nella quale erano state già preparate 3 sedie uguali, et uno sgabello, in una delle quali sedè la Ser.ma Sposa in mezzo, e nelle laterali li due Principi Sassonia, e Toscana, e nello sgabelletto Danimarca. Terminata che fu l’Opera il Ser.mo di Toscana prese nella sua carrozza quel di Sassonia, e lo condusse fino alla casa del Melani dove abitava, et a quella quel di Danimarca vi si portò a piedi; Servì il Ser.mo Principe Ferdinando, il Principe di Sassonia fino alle sue stanze, dove restò, et il Principe di Danimarca accompagnò poi il Principe Ferdinando fino alla carrozza, dove stette fino ch’egli non fu in quella entrato.

A dì 12 Marzo 1690 giorno nel quale son consueti i Fiorentini d’andare a visitare la chiesa delle Venerabil Monache di San Gaggio fuori della Porta a San Pier Gattolini dove in detto dì vi è Indulgenza, e vi si fa la fiera, dove similmente vi intervenne il detto Principe di Sassonia e spasseggiò più volte in una seggiola assieme con il Ser.mo di Toscana che si presero in detto luogo avendo per avanti spasseggiato dentro una carrozza a sei il Principe di Sassonia, e poi sopragiunto il Principe Ferdinando in seggiola et in borgo San Pier Gattolini s’accolsero con ambi i piedi a terram e poi si collocarono nella seggiola di detto Principe di Toscana, et in detta forma passeggiarono più volte, di poi si separarono ritornando il Principe di Sassonia nella sua carrozza a sei, et il Ser.mo di Toscana rimase nella sua seggiola, e la sera fu festino a Palazzo.

A dì 26 Marzo 1690 detto nell’Accademia di via della Pergola fu dal nostro Ser.mo Principe fatta fare una bellissima accademia dove vi fece spiccare ogni virtù cavalleresca, et spettatore di essa furono tutti gli Ser.mi principi della Ser.ma Casa de’ Medici, et il Ser.mo Principe di Sassonia nel qual luogo non solo ebbe campo di rimirare quel teatro superbissimo ripieno di Dame, e Cavalieri, sì come di Cittadine, e Cittadini, alla qual festa ebbero l’introduzione, con il mezzo d’alcuni viglietti, fatti dispensare dal predetto Sig.r Principe Ferdinando, che molto bene fece distinguere e conoscere in detto luogo la differenza delle Dame, e Cavalieri, dalle Cittadine, e Cittadini, poiché nel Teatro stettero tutte le principali Dame e principali Cavalieri mariti di esse, al primo piano delli
stanzini altre Dame Vedove, e fanciulle, al secondo piano le Cittadine con i suoi mariti, et al terzo piano tutti huomini alla rinfusa, e giù nel teatro in mezzo di esso vi era la Residenza per il Ser.mo G. Duca e Ser.ma Principessa Sposa. Finita che fu l’Accademia fu principiato un bellissimo festino, dove ballarono tutte le Dame, e Cavalieri, et ancora i Ser.mi Principi.

A dì 3 Aprile 1690 lunedì in Albis per decreto di N. S: Papa Alessandro 8° fu celebrata, e solennizzata la festività della Santissima Vergine Annunziata, mediante esser venuta detta Festa nel Sabato Santo, onde quel giorno fu giorno ordinario, e stettero aperti tutti gli negozi conforme non fusse stata solennità alcuna, ma il suddetto dì non stettero aperte le botteghe, e si fece la fiera alla Piazza dell’Annunziata conforme l’altre volte.

A dì 19 Aprile 1690 il Ser.mo Principe Ferdinando assieme con il Ser.mo di Sassonia andorono per le Poste alla Villa Ser.ma di Pratolino dove fu da esso Ser.mo Principe Ferdinando fatto fare un superbissimo banchetto per maggiormente onorare il Principe di Sassonia.

A dì 26 Aprile 1690 partì di Firenze il S.r Principe di Sassonia per alla volta di Venezia per quivi vedere la festività dell’Ascensione, e di poi partirsi a vedere le feste di Parma fatte per le Nozze di quel Ser.mo Principe essendosi accasato con la quarta figliola del Duca di Neuburgo.

A dì primo Maggio 1690 partironsi moltissime genti di Firenze alla volta di Livorno, dicendosi, che colà doveva essere incoronata la Santa Immagine della Madonna di Monte Nero, il che seguì il giorno 4 detto, nella conformità, che erano state coronate altre immagini miracolose della Vergine, che tale fu la mente d’un Principe Spagnolo, quale lassò doppo la sua morte alcuni effetti de’ frutti de’ quali si dovesse fabbricare una Corona di sette libbre d’oro, e con quella coronare l’immagine miracolosa della Vergine in Italia, e coronata che fusse una, s’attendesse accumulare il denaro per fabbricare l’altra corona, e sopra di ciò ha lassato sopraintendere la Santa Sede Apostolica.

A dì 23 Giugno 1690 mentre in su la Piazza di Santa Maria Novella correvano gli cocchi, uno de’ quali colpì nel capo il figliolo del Galli Sbirro, il quale la mattina del dì 24 detto nello Spedale di Santa Maria Nuova rese l’anima al Signore.

A dì 25 Gennaio 1691 fu fatto un calcio a livrea alfieri furono il figliolo del Capitano Niccolini et il figliolo del S.r Mancini.

A dì 26 Febbraio 1691 a ore 19 in circa giunse il Firenze il Cardinal Delfino, et in detto dì fu fatto il Calcio diviso, che doveva farsi il dì 25 ma fu impedito dalla pioggia.

A dì 25 Marzo 1691 fu fatta la funzione d’ungere Vescovo Mons.r Vidoni già stato eletto da Alessandro 8° Nunzio in Firenze, et a far tal funzione fu l’Arcivescovo Morigia di Firenze, il Vescovo di Fiesole Altoviti et il Vescovo di San Miniato, et il dì 26 detto fece alli suddetti Prelati un superbissimo banchetto, quando il detto Nunzio venne in Firenze, era puramente in abito, e qui nella Città si è ordinato a Messa.

A dì 29 Aprile 1691 fu fatta la funzione dell’Anello matrimoniale nella persona della Ser.ma Anna Maria Luisa de’ Medici, già sposa del Ser.mo Gio: Guglielmo Giuseppe Ignazio Elettor Palatino, nell’appiè modo.
Fu ordinato da chi spettava, che alle ore 19 del detto dì 29 Aprile 1691 fussero tutte le principali Dame bene in ordine al Palazzo de’ Pitti per di quivi portarsi alle stanze della Ser.ma Elettrice dove ella stava assisa in trono aspettando l’ora appuntata per la suddetta funzione, cone in effetto seguì, et erano corredate delle più superbe gale, e numerose gioie, che occhio umano rimirar potesse facendo nobilissima corona alla Sposa Ser.ma. Il medesimo ordine ricevuto avevano gli principali Cavalieri destinati per la cavalcata, quali in numero di 212 coppie, che tutti si erono adunati sulla piazza di S.to Spirito, si come ancora vi era la Guardia a cavallo del Gran Duca la quale quando fu tempo fu fatta marciare in ordinanza dalla banda di san Pier Martire, e di quivi giunse alla Piazza de’ Pitti, et arrivata alla porta del palazzo Ser.mo se ne scese poi giù per lo Sdrucciolo et andando alla volta di via Maggio, e di quivi al Ponte a Santa Trinita, e sceso quello continuò fino al Canto de’ Tornaquinci, seguintando il cammino fino al Canto de’ Carnesecchi, svoltando poi arrivò alla Piazza del Duomo, dove si messe in schiera, e fu seguitata con il medesimo ordine dalla numerosa cavalcata de’ Gentilhuomini adorni non solo loro, ma ancora i loro destrieri di superbissime gale, et i cavalli con gran quantità di nastri alli crini, e superbissime selle e groppiere, dietro alle quali seguiva la Ser.ma Elettrice Palatina dentro della superbissima cartrozza, che già servì per le nozze del Ser.mo Gran Principe Ferdinando suo fratello con la compagnia della sola Aia et ella era tutta vestita di bellissimo Broccato bianco adorna di gran quantità di gioie di smisurato valore e giunta che fu in su la piazza del Duomo andò a smontare alla porta del mezzo di quel sacro Tempio dove stavala attendendo il Ser.mo Gran Duca, e l’Arcivescovo dandogli di braccio il Ser.mo Gran Principe, et nell’attimo di quello gli fu porto dall’Arcivescovo un Crocifisso, e quello reverentemente baciato, subito si partì l’Arcivescovo et andossene alla volta del Coro, seguendolo il Principe Giovan Gastone, il Ser.mo Gran Duca, e di poi la Ser.ma Elettrice appoggiata sempre al Ser.mo Principe Ferdinando, e quando furono alla porta del Coro, era quivi la Ser.ma Gran Duchessa Madre, la quale accolse la Ser.ma Elettrice e con essa si portò dentro del Coro, che il pavimento del quale fu alzato di tavole, al pari dell’ultimo scalino dell’altar maggiore dove vi era alzato un trono in isola sopra del quale stava un baldacchino pur anch’esso in isola sopra di esso eranvi quattro seggiole, e uno inginocchiatoio avanti di esse dove si collocarono il Ser.mo Gran Duca, la Ser.ma Gran Dichessa Madre, la Ser.ma Elettrice, et il Ser.mo Principe Ferdinando, che fece la funzione di porre l’Anello al dito della Ser.ma Sposa Elettrice. Il Ser,mo Principe Giovan Gastone stette fuori del baldacchino, distante un braccio dall’accennato trono genuflesso sopra d’un guanciale, e per sedere aveva una seggiola fatta a sgabello, e l’Arcivescovo era nella sua residenza in Cornu Evangeli stando aspettare che gli sopra nominati Principi terminato avessero le loro orazioni, di poi gli S.ri Cirimonieri Pizzichi, e Marini l’uno de’ Principi e l’altro dell’Arcivescovo, diedero di mano alle funzioni dell’Anello, che portati dentro d’un bacile due Anelli quali furono dall’Arcivescovo benedetti. Di poi si portò vicino all’altare, il Secretario Panciatici, che in mano teneva lo Strumento della procura fatta nella persona deò Ser.mo Gran Principe Ferdinando, et alla presenza di due Testimoni,che furono il Conte d’Almiton, et il Marchese Salviati, lesse il detto Strumento e terminata la lettura di esso gli Ser.mi Principi escirono dal trono, e si portarono avanti l’altar maggiore, e quivi aspettando, che l’Arcivescovo terminasse alcune orazioni, e terminate che l’ebbe si voltò al Ser.mo Principe Ferdinando, domandandoli, se era contento in nome dell’Elettor Palatino di sposare per esso la Ser.ma Anna Maria Luisa Principessa di Toscana; Ricevuto il si, fece poi la medesima dimanda alla Ser.ma Principessa, s’ella era contenta di prendere per suo legittimo Sposo il Ser.mo Elettor Palatino, et Ella a tal richiesta, con maestà graziosa il volto verso il Ser.mo Gran Duca suo Padre, et con gran ossequio inchinatolo, ne attese il Paterno consenso, il quale toltosi subito il berrettino di testa, et inchinò la testa, segno del suo volere, ricevuto ch’ella ebbe il placet dal Padre, si rivolse verso del Sacro Pastore, rispondendogli, ch’era contentissima; Presi poi dall’Arcivescovo i due Anelli, e dati al Ser.mo Principe, che uno ne pose in dito all’Elettrice, e l’alro
per sé, e così terminò quella funzione, e di poi per la medesima strada con la suddetta cavalcata ritornorono a palazzo dove la sera fu superbissimo festino.

A dì 30 Aprile 1691 la Ser.ma Elettrice ricevè i congedi di 400 Dame con il bacio della veste assisa in trono, e di poi le dette dame furono regalate di una sottocoppa di giunchi inargentata entro della quale erano cinque libbre di confetti e canditi.

A dì primo Maggio 1691 nella solita Piazza di Santa Croce fu fatto da’ SS.ri gentilhuomini superbo, e splendido Calcio diviso Scarnatino e Verde, et Alfieri di esso furono il primo genito del Sig.r Conte Pecori e questi fu della Squadra Scarnatina, et il suo Maestro di Campo fu il S.r Marchese Corsi, e della Squadra Verde il S.r Marchese Alamanni figliolo del Senatore (in bianco nel testo) e suo Maestro di Campo il S.r Marchese Antonino Salviati. Vi fu ancora in detto calcio superbissime mascherate, che il S.r Cavalier Ughi fu la maschera della Squadra Scarnatina, che rappresentava Imeneo accompagnato da 6 Sacerdoti, eravi ancora Amore con il Coro di 4 Amorini, et il Genio che dispensava i cartelli con altre sei Deità. Il cartello di detta mascherata, e l’appiè composizione del S.r Antonio Fineschi Rada.
Amore, che guida il Genio Imeneo
Languia sul Reno in su le sponde algenti
Il Regio Sposo; a cui destino avaro
Rubò l’Augusta Donna, e del più raro
Tesor l’impoveriro Astri inclementi
Per la mente Real scorre, e s’aggira
La memoria funesta, e i petto audace
Ch’incontrò mille rischi, ora è incapace
Di tanto affanno, e ad or ad or sospira
Giove, ch’ha negl’eroi lo sguardo intento
Dal ciel mirollo, e pietà n’ebbe al core,
E decretò, ch’il giusto suo dolore
Si cangiasse in dolcissimo contento
Indi l’occhio volgendo ad Anna il pose
Onor del Tosco Cielo; entro il cui viso
Delineò natura il Paradiso
E ogni virtù nel saggio petto ascose
Et a me disse; Amor trascegli un dardo
Il più pudico, e pungi il casto seno
Di due, che noti ti saranno appieno
Al valor alla grazia, al senno, al guardo.
Non ha Guglielmo in gentilezza eguale,
Anna ha d’oro i costumi, e d’oro il crine;
Ti addfiterà quell’Alme peregrine
La fama che non tace il bene, e ‘l male
Pronto m’accinsi all’opra; e nobil schiera
Di casti Amoriper compagni elesse,
E già presago il cor d’alti successi
Rendea la mente mia superba, e altera
E allor ch’io presi in man l’aurato Telo,
e ver la terra spiegai lieto il volo;
Mi seguì di virtudi intiero un stuolo
E quasi fu a spopolarsi il Cielo
Che Forestiero il Tosco, e il German lido
Non era a lor, già di quell’Alme Auguste
Pietose, sagge, generose e giuste,
In mezzo al petto avean sicuro il nido
Spinsi il Genio furiero di mie palme
Qual fe ritorno, e disse, i tuoi sudori
Risparmia Amor, che per unir quei cori
Fu pronuba Virtù pari in quell’Alme
Lieto ne fui; e con sereno ciglio
L’ascoltò Giove, e vi concorse il Fato
E IL Ciel Tonando dal sinistro lato
Scese fastoso a me d’Urania il Figlio
E io meco lo guido in riva all’Arno
E brio di gioia; che due Sposi Augusti
Accoppia, che da i secoli vetusti
Fur sino a questo dì sperati indarno
Seco mirate il bel drappello eletto
Di celesti virtù, ch’a lui fan serto,
E se scarso vi sembra, al Regio merto
E’ perché l’altre son d’Anna nel petto
O quai festosi applausi il Ciel prepara
Per le Nozze Reali; o come Flora
Che tanti merti, e tanti pregi adora
Fu col il Ciel nel festeggiare a gara
E meco invia il Fior del Tosco Regno;
Spirti gentili a mercar gloria intenti
Ch’infiniti, ma nobili cimenti
Della gioia del cor mostrino il segno.
Maschera de i Verdi fu il S.r Marchese Giugni ( quale ancora lui era in tal tempo sposo della Sig.ra Giraldi, alla quale aveva dato l’Anello la sera del dì 29 Aprile 1691 nel Palazzo de i Pitti alla presenza della Ser.ma Gran Duchessa Vittoria della Rovere, essendo di essa dama, e la mattina del 29 detto sentirono la Santa Messa Sponsalizia, e di poi andò a casa il suddetto S.re Sposo, il quale fece un lauto, e sontuoso banchetto) che rappresentava Giunone accompagnato da un coro di Deità, et il suo cartello fu l’appiè composizione del S.r Moniglia.
Giunone
Per il testo vedi Iodoco del Badia
Cantori delle suddette Mascherate furono Carlo Marcellini delli Scarnatini, e Antonio Ferri de’ Verdi.
Provveditori della Piazza
Il Marchese Incontri et
Il Sig.r Franceschi
Avevano questi Signori fatto fare della Piazza un nobil Teatro avendola fatta circondare di palchi ad uso di scalini, in guisa tale che rimaneva chiusa, con l’apertura solo da sei lati le quattro cantonate, e gli due lati dove erano i Padiglioni, le Mascherate escirono una di casa il S.r Dini, e
l’altra dalla casa dirimpetto alla fonte, li palchi dei Principi furono situati dalla banda delle case dipinte, et a i piedi de i palchi erano tirate alcune tele bianche e turchine e per le Sig.re Dame invitate era un palco a posta si come per i Cavalieri et il restante de i palchi si pagava chi vi voleva salire diversi prezzi.

A dì 2 Maggio 1691 partì la Venerabil Compagnia dell’Abito in peregrinaggio alla Santa Casa di Loreto, e la sera del dì detto fu nel Palazzo de’ Pitti festino pubblico.

A dì 24 Giugno 1691 festività del Precursore San Giovanni Battista Protettore della Città di Firenze, mediante la pioggia non fu in Firenze, e quella quantità di Forestieri, che sogliono per tal solennità concorrere, che cominciò la acqua a ore 10 e sempre mostrò il cielo di volerne ,mandare di continovo, onde riuscì la cavalcata confusa, et i SS.ri Principi quando furono alla Carraia ebbero a smontar da cavallo, et entrare in carrozza; quello che recò consolazione in tal festa fu il vedere la Ser.ma Principessa Sposa doppo avere per lungo tempo guardato il letto, non potendosi mai sapere qual infermità la trattenesse in quello.

A dì 29 Giugno 1691 fu solennizzata la festività di San Piero dalle Monache di San Pier maggiore con solenne pompa et apparato in cui vi si contarono sopra dugento sessanta quadri de’ meglio Artefici, che fussero, e furono Sagrestane Donna Laura Fidalba e Donna Maria Aurora Medici alle quali fu fatto l’appiè madrigale composto dal molto Rev,do Prete Jetti
Sotto un Trono di Luce
Coronato di Stelle
Nella Regia di Dio Pietro riluce,
Quivi l’occhio mortale
Affissarsi non puole
Tanto all’Eternità risplende il Sole
E perché ancor tra noi
De fulgidi tesori
Spandano un Raggio almen tanti splendori,
Del Pescator Celeste
Mercè di santo zelo
S’adorna il Tempio, e s’assomiglia al Cielo
ma come non doveva
Splender sua gloria in Terra ove s’adora
Se con la sua Fid’Alba
Accorse all’opra, e s’adornò l’Aurora.

A dì 15 Luglio 1691 a ore 13 si sentirono sonare le campane di Palazzo Vecchio in segno di gioia per la nuova avuta dell’esaltazione al Pontificato del Cardinale Antonio Pignatelli Napoletano eletto il dì 12 detto, e si fece chiamare Innocenzio Decimo Secondo essendo egli creatura d’Innocenzio decimo primo, e per maggiormente solennizzare tal promozione il Ser.mo Gran Duca e tutti gl’altri Ser.mi Principi di sua Casa si portarono alla chiesa della Santissima Annunziata il giorno doppo desinare dove fu scoperta l’Immagine Santissima della Vergine annunziata, e di poi da gran numero di Musici fu cantato solennemente il Te Deum nel tempo del quale fu sparato l’Artiglierie d’ambi le fortezze, e la sera furono fatti fuochi d’allegrezza in terra et in aria fu ferie per 3 giorni conforme la proclamazione del bando andato il dì suddetto all’ora accennata e la mattina del 26 detto nella chiesa Cattedrale fu cantata la messa dello Spirito Santo alla quale assistè il Magistrato Supremo in compagnia degl’altri Magistrati.

A dì 26 Luglio 1691 giorno di Sant’Anna fu la prima volta che i Servitori aprirono la loro Compagnia in via della Scala dedicata alla venerazione di detta Santa, et il luogo lo comprarono da i PP. Di Santa Maria Novella, et ebbero molto aiuto in far tal opera pia dalla Marchesa Riccarda Vecchia, et in detto dì i Giudici di Ruota fecero correre il Palio, che correr doveva per Santa Maria Maddalena, ma mediante la processione del Carmine fu trasportata a detto dì.

A dì 29 Luglio 1691 nella chiesa di San Friano fu celebrato per la seconda volta la festività di San Liborio con superbi apparati e musica.

A dì 12 Settembre 1691 gli S.ri Accademici Cruscanti nel Palazzo del Duca Strozzi nel Cortile di quello fecero la solita Beccaficata dove vi fu il Ser.mo Principe Giovan Gastone.

A dì 23 Gennaio 1692 giorno in cui fu fatto Calcio diviso Mavì, e Scarnatino Alfieri del quale furono il S.r Piero Vernacci figliolo del Senator Ugolino dei Mavì, e delli Scarnatini il S.r Salvatici, in qual giorno nacque la Ser.ma Principessa Aloisa di Baviera sposa del Ser.mo Gran Principe Ferdinando de’ Medici, onde maggiormente solennizzarne la commemorazione fu fatto con ogni pompa, e solennità, che se bene riuscirono sudice le nozze della figliola, nell’Alfierato del figliolo il Senator Vernaccia uscì del manico poiché non ebbe riguardo a spesa veruna, se non che non dette le legaccie alli cocchieri e fu grandissimo freddo.

A dì 7 Febbraio 1692 fu fatto un calcio in livrea verde, e dorato alfieri del quale furono gli SS.ri Medici figliolo del Cavalier Medici verde, et il figliolo del S.r Amerigo Gondi dorato Maestri di Campo Manetti, e Castelli.

A dì 13 Febbraio 1692 con solenne pompa giunse in Firenze il S.r Francesco della Fonte con la sua S.ra Sposa, ch’era una S.ra di Casa Montauti d’Arezzo avendola colà sposata, e fu incontrato da gran quantità di Cavalieri e Dame e servito fino alla casa di sua abitazione dove vi fu la sera festino di giuoco privato, si come poi seguì più e diverse volte con tenere sempre corte bandita tanto di mangiare e bere non rigettando nessuno di qualsiasi fusse nazione, o condizione, regalò Cavalieri, e Dame, si come tutti quelli che vicino a lui abitavano, e la casa di detto Cavaliere una vera galleria tanto è bene ordinata, in cui si vede epilogate, le meraviglie dell’Architettura Pittura, e Scoltura, oltre alli superbi addobbi, che l’adornano, et ogni artefice, che operato ha in detta casa è restato molto ben sadisfatto si come tutti qurlli che con detto Sig.re si sono impacciati.

A dì 4 Aprile 1692 i frati di Santa Croce fecero una processione la quale era costumata farsi nell’anni della Repubblica e fu che in chiesa avanti l’altar maggiore avevano fatto erigere il Monte Calvario sopra del quale era un Cristo crocifisso in mezzo con i due ladri con le Marie a’ pie’ della Croce, e San Giovanni, et a piedi poi del Calvario si vedeva il Santo Sepolcro, similmente con le Marie piangenti, fatto da Giovanni Landi Pittore, che nel dipinger le dette figure si portò assai bene, et il grottesco, e selvatico fu dipinto da vari Pittori il tutto ben inteso e con buona architettura che vogliono che fusse di Carlo Marcellini Scultore. Il Crocifisso, che esposero fu l’Immagine quella che possiede la Compagnia della Maddalena la qual fu quella che fece le spese della detta festa perché i Frati, né i Preti spendono mai, e cercon sempre di far le feste con quello del Secolare. Il giorno doppo desinare a ore 21 ebbe principio la Processione, e videsi i PP. Di Santa Croce con uno Strumento in mano della passione in mezzo di due fratelli dell’accennata Confraternita, e di poi sopra d’una Barella, la quale era coperta di velluto nero, e dalle quattro
cantonate di essa pendevano quattro napponi che quelli erano sostenuti da quattro Senatori che furono gl’appresso
Frescobaldi, Marzi Medici
Bartolini, e Arrighi
Sopra della quale stava la suddetta immagine schiodata la qual barella era portata da 4 principali padri della suddetta religione sotto al Baldacchino portato dagli Confrati dell’accennata Compagnia, ch’erono in numero di 109 tutti con torca accesa. Di poi seguiva l’immagine della Vergine addolorata fatta di rilevo, coperta con un gran velo, che le cocche del quale reggevale quattro Dame Vedove
Pepa, Tovaglia
Veniva portata la detta Immagine nella conformità del Cristo, ma non a diacere, (illeggibile perché sovrascritto) baldacchino, et andarono dal Canto a i …, e poi prendendo per alla volta del palazzo … alla fonte della lor piazza e se ne ritornarono in chiesa mediante la piazza … al principio della funzione parendo che il Cielo non aderisse a tal funzione poiché pareva giusto un giorno di carnevale, e non il Venerdì Santo mediante la curiosità e non devozione del popolo, il quale si vedevano correre per le strade come se fossero branchi di porci scappati dalla macelleria, et in chiesa, mentre, che i PP. mettevano l’Immagine Santissima nel Sepolcro eravi un …, che ne meno poteva sentirsi quello che diceva il Predicatore … a me pareva più confusione che devozione, et in detto dì scappò una monaca delle Convertite, e dissesi essersene andata con un tal detto Spiombi suo marito per avanti.

A dì 5 Maggio 1692 giunse la sera del dì detto in Firenze il figlio primo genito del Re di Danimarca con 60 persone, e la mattina de 6 detto fu dall’A. Ser.ma del Gran Duca fatto regalare dalla sua Dispensa di robbe commestibili il tutto caricato sopra sei stanghe da lettiga, et ancora eranvi alcuni huomini, e la sera del 7 stante il Ser.mo Gran Duca, assieme con il suo primo Genito si portarono a casa il Duca Salviati nel Corso de’ Barberi, dove il Sig.re era alloggiato, e quivi fu dall’Altezze loro reverito, dando egli alli suddetti Principi la mano, cioè al Gran Duca solo, il quale lo prese per la mano, e conducendolo dentro della propria carrozza dove subito il Gran Duca, et il Principe figliolo diedero la mano al detto Principe di Danimarca, diede ordine andarsi a Palazzo dove era stato approntato superbo festino nelle stanze della Ser.ma Sposa, e subito ch’egli apparve su quella la Ser.ma Sposa l’incontrò in mezzo il gran salone, e doppo reciprochi complimenti l’A.S. l’invitò al ballo, che benignamente accettando, e trattasi la spada xonsegnandola al suo maestro di camera cominciarono a danzare e finito, ch’ebbe di ballare la Ser.ma, il Ser.mo Principe Ferdinando l’introdusse dalla Ser.ma Gran Duchessa madre del Gran Duca Cosimo 3°, et in questo mentre comparvero sul festino il Ser.mo Cardinale fratello del Gran Duca, et il Ser.mo Principe Giovan Gastone, e nel ritorno, che fece il Principe di Danimarca dalle stanze della Ser.ma Vedova fu incontrato da tutti gl’accennati Principi, ai quali diede reciprocamente d’Altezza Ser.ma, et il primo accolto da lui fu il Cardinale, ritornato come ho detto si proseguì il ballo, dove il Gran Duca senza far motto ad alcuno se ne partì et andossene alle sue stanze; grandi furono i rinfreschi per i Getilhuomini e per la gente minuta sempre vi fu tinello, la sera de 9 poi vi fu festino di Giuoco, et accademia di canto e suono dove senz’altro poi Cirimoniale dal Sergente Generale, e Marchese Alessandro Vitelli, che era il Cavaliere trattenitore fu ogni e qualunque volta facevasi in Palazzo trattenimento era introdotto, e similmente la sera de 10 fu di Ballo a segno che tutto il tempo ch’egli qui si trattenne o in un modo, o in un altro fu trattenuto con spassi diversi di Commedie, et altri, et il giorno 18 di detto mese fu fatto correre un Palio di valuta Ducati 150 di velluto rossi cremisi con striscia di lama d’oro in mezzo nel solito corto fino alla Porta alla Croce senza cavalcata però, essendo tutti li cavalli in purga. E per maggiormente onorare il detto Principe di Danimarca andò il Ser.mo Gran Duca con i due suoi Figlioli a tor di casa
l’accennato Principe, e lo condussero dentro la lor carrozza al solito terrazzino in sul Prato (non intervenendovi però il Cardinale quale stette alla Porta alla Croce in casa d’un pover huomo) dove d’indi a poco comparvevi la Ser.ma Sposa, quale fu da tutti gli Principi, che vi erano incontrata alla entrata di quello e servita di braccio dal Principe Forestiero, ritornati sul detto terrazzo dive stettero fino che non ebbe fine la carriera, terminata che fu ciascuno ritornò nella carrozza loro, sempre servendo il Principe la Ser.ma Sposa di braccio, et il Ser.mo Gran Duca dava di braccio al detto Principe, ogni volta che entrava in carrozza; La mattina del 19 poi partì assieme con il Ser.mo Principe Ferdinando a ore 14 per alla volta di Poggio a Caiano dove era stato approntato contuoso banchetto, e nell’arrivo, che fecero gli accennati Principi al destinato luogo furono incontrati dal Ser.mo Principe Gio: Gastone, che due ore avanti loro a quello si era portato; Il giorno doppo pranzo furono fatte diverse Caccie, e la sera poi si licenziò dal Ser.mo Principe Ferdinando con cordiale affetto stringendosi l’uno, e l’altro, dispiacendo a ciascuno di essi qualle separazione, confessandosi il detto Principe di non aver ricevuto onori così segnalati come, che in questa Corte. Andossene la strada Pistoia in casa di Duca di Zagarola dove vi fu festino, et il Ser.mo Gran Principe se ne venne a Firenze,e la mattina de 20 fu il detto Principe di Danimarca a Lucca.

A dì 21 Giugno 1692 fece ritorno da Roma in Firenze il Marchese Cosimo Riccardi con la Sig.ra Marchesa Sposa sua Sposa avendo colà fatte tutte le cirimonie matrimoniali; Fu dal predetto Sig.re in segno di gioia fatto banchetto in fra i soli parenti, e per 3 sere festive, diede molte elemosine.
Dicembre 1692 Ricordo come in detto mese et anno morì il S.r Luigi Ridolfi di anni 81 il quale fu l’inventore d’andare in maschera da contadino.

A dì 5 Marzo 1693 a ore 3 di notte nacque un figliolo maschio al Marchese Cosimo Riccardi, e fu suo primo genito il quale fe battezzare la mattina doppo in casa, et al prete che fece la funzione diede per paraguanto lire dieci, et per segno d’allegrezza mandò alle Prigioni delle Stinche Ducati dodici acciò fussero da quelle miserie tratti fuori,che appunto ne furono cavati due.
Ricordo come in detto mese di Giugno 1693 si vidde nella nostra Città un giovine Todesco d’anni 24 in circa nato senza braccia il quale operava con grandisima destrezza con i piedi tutto quello fatto averebbe con le mani, poché si vestiva dal capo fino alli piedi, facievasi la barba, pettinava, che da uno dei piedi teneva il rasore, e dall’altro lo specchio, scriveva, infilava l’ago, et altre cose bisognevoli similmente esercitava.

A dì 14 Settembre 1693 nel Palazzo Vecchio del Ser.mo Gran Duca gli Ss.ri Accademici della Crusca fecero la solita cena de i Beccafichi, e perché fu fatto l’apparecchio nel gran Salone non fu quella magnificenza dell’altre volte.

A dì 5 Ottobre 1693 alcuni Giocatori di Pallon Grosso per ordine del Ser.mo Principe Ferdinando giocarono da Santa Trinita e furono gli appresso
Il Sassa… Veneziano
Due Bolognesi, Antonio Cocchini fiorentino
Pericolo Staffiere del Ser.mo Principe
Il Bacchettone Orefice fiorentino
Bobi Staffiere della Ser.ma Principessa
Momo Cacciatore del Ser.mo Gran Duca.

A dì 24 Ottobre 1693 partì di Firenze il Cardinal d’etres Francese, essendo giunto qua 3 giorni avanti, quale fu accolto da questa A.S,ma assai volentieri, e fu da esso alla Villa della Petraia banchettato. Il dì 23 Ottobre 1693 la mattina del dì medesimo doppo aver celebrata la messa nella cappella di S. Antonino in S. Marco che seguì a ore 11 s’incamminò alla volta di Livorno, dove stava in pronto una Galera del Gran Duca per traghettarlo fino a Marsilia.

A dì 13 Gennaio 1694 furono bandite le maschere, et ogn’altro passatempo carnevalesco fino al dì 26 detto mediante il Giubbileo Universale concessoci dalla Santità di Papa Innocenzio X2 il qual durò due settimane, e fu posto alla Chiesa Cattedrale, Santa Felicita, e S. Pier Maggiore, che nella settimana si dovessero osservre l’nfrascritte cose, digliuno, tre giorni, cioè Mercoledì, Venerdì, e Sabato, elemosina, visitar l’accennate chiese et in ultiimo la Comunione.

Il giorno 23 Febbraio 1694 Vigilia di S. Mattio, et ultimo giorno del Carnevale, in cui fu fatta dal Clero della Metropolitana Chiesa una solenne Processione, con l’esposizione dell’Ossa, e Ceneri sacrosante di S. Zanobi, portando la testa del quale in processione alle 3 chiese, S. Marco, Annunziata, e S. Maria Maddalena de i Pazzi, nella qual processione pregar dovevasi per gl’urgenti bisogni, et in specie per la Ser.ma Gran Duchessa Madre, che già dicevasi essere indisposta nella città di Pisa, e perché con più decoro e devozione fusse fatta la suddetta devozione gli SS.ri Otto di Balia fecero bandire le maschere, tanto di giorno quanto di notte, et in su la Piazza di Santa Croce non vi fu battuta la palla. Non fu nel detto Carnevale grandi spassatempi, poiché furono fatti due Calci divisi, che uno nella nascita della Ser.ma Madre nel quale furono Alfieri il S.r Carlo Strozzi et il Sig.r Martelli. Maestri di Campo il S.r Vincenzio Torrigiani, et il S.r Franceschi, gli altri due Alfieri furono gli D.ri Soderini, e Marigonnelli.

A dì 23 Giugno 1694 Vigilia di S. Giovanni corsero i cocchi senza cavalcata, e senza che la Corte deponesse il lutto, come seguì la mattina, e giorno di S. Giovanni nelle solennità che far si sogliono in detta mattina, che rese più malinconia che festa, e non ci fu gran forestieri, eccetto, che quelli del vicino contado, de i Pistoiesi non se ne vidde alcuno, si che la corsa del palio di S. Giovanni fu semplice e poco grata all’occhio, mediante la lugubrità dell’apparati neri ch’erano al solito terrazzino, si come la Residenza di Piazza.

A dì 26 Giugno 1694 i PP. Dell’Annunziata esposero la Cassa in cui si trova il Corpo della Beata Giuliana di Casa Falconieri sopra l’altare della lor propria cappella mediante l’havere ottenuto da Papa Innocenzio X2° che tutte le Religioni che si ritrovano dentro la Città di Firenze in avvenire recitino l’Ofizio … di detta Beata, il quale corpo tennero esposto ancora tutto il giorno 27 detto a perciò havevano parata con gran pompa detta chiesa et esposti in ritratti alcuni miracoli fatti da detta Santa per permissione del Sig.re Dio.

14 Agosto 1694 ricordo come il giorno natalizio del Ser.mo Gran Duca fu da esso solennizzato assieme a tutta la sua Corte senza deporre il Bruno, si come fu fatto quello del Ser.mo Principe Ferdinando, che andarono al solito alla Santissima Annunziata senza altro corteggio delle solite carrozze, entrovi la Nobiltà fiorentina
Ricordo come il giorno 20 d’Agosto 1694 festività di S. Bernardo, fu fatta dal Clero del Duomo, assieme con l’altre Preterie delle Chiese di Firenze solenne processione, e vi fu ancora Monsig.r Arcivescovo da detta chiesa a quella di Santa Maria Maddalena de Pazzi in pinti, in cui era esposto il miracoloso suo Corpo, dove vi fu ancora il Ser.mo Gran Duca, et il Ser.mo Principe Gio: Gastone, con il seguito del Magistrato Supremo, e gli otto Magistrati, e quivi porgendo preci a detta Santa
acciò ella cooperasse appresso la somma bontà di Dio a volerci consolare, con il mandarci la tanto salutifera, e desiderata pioggia, essendo scorsi mesi tre che di quella n’eramo privi, che per la mancanza della quale si pativa gran siccità. Si provò in detto giorno un eccessivo caldo, e la notte a ore sei piovigginò per un ½ quarto d’ora, si sentirono grandissimi vaioli, che il tal male molti fanciulli ne perirono, si come molte petecchie, e febbri maligne, e benché, che queste fussero in abbondanza non per questo seguì gran moria, ma per ancpra non son cessate, e vanno continuando tanto l’uno che l’altro, e morirono più fanciulli, e ragazzi, che persone grandi.

A dì 13 Settembre 1694 nel Palazzo del S.r Duca Salviati, vi fu fatto da gl’Accademici della Crusca la solita cena, e cioccolata alla quale intervenne molti nobili et eruditissimi di quei SS.ri Accademici, essendovi ancora il Ser.mo Principe Gio: Gastone secondo Genito del Ser.mo Gran Duca Cosimo 3° la quale riescì copiosa di vivande, e molto magnifica d’ogn’altra cosa, vi fu ancora un Principe Todesco detto di Salem figliolo del Maggiordomo maggiore del Re de’ Romani, e d’Ungheria, essend’egli qua giunto assieme con altri Baroni Todeschi qualche giorno avanti, stando d’abitazione alla Locanda di Monta Masse, et era trattenuto dal Sig.r Marchese Alessandro Vitelli, rievè molti onori da i nostri Principi, e gli fu da essi fatto superbo banchetto,al Poggio di Caiano, essendoci colà portato al godimento della caccia.

Ricordo come il Carnevale di quest’anno 1695 ebbe principio secondo il seguito ma però in su la Piazza di santa Croce non vi fu il solito palleggio del Pallone, e non fu dalla Nobiltà fattovi alcun Calcio mediante dissesi la seguita morte della Ser.ma Madre, si veddero bene in detto Carnevale molte Maschere, il che fu fatto dalla Plebe bassa, si come molte veglie e ritrovati. La Nobiltà fecero alcuni festini poi che vi furono molti sposalizi, andò assai molle stante le continue piogge e neve ancora. Fu assai cara la carne porcina, fu mancanza delle candele di sego le quali arrivarono a valere fino a crazie quattro la libbra, e si havevano per grazia et alcune volte non si potevano havere.

Ricordo come il dì 20 Giugno 1695 corse il solito palio delle carrette.

Ricordo come il dì 24 Giugno 1695 corse il solito palio, e si fecero le solite feste in piazza, e la Corte lasciò totalmente il bruno havendolo portato 500 Internal Server Error

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