Durante degli Alighieri, detto Dante, nasce a Firenze nell’Anno Domini 1265 in una benestante famiglia borghese di fede guelfa nel sestiere di San Pier Maggiore. Definito “Sommo Poeta” e “Padre della Lingua Italiana” per le sue inestimabili opere letterarie scritte durante la sua breve esistenza conclusasi a 56 anni nell’esilio di Ravenna nella notte tra il 13 e il 14 di Settembre del 1321. Un aspetto che appare poco sottoposto a discussione è quello di Dante uomo d’arme in lotta per gli interessi della sua patria ed in nome della fedeltà al popolo di Fiorenza. Un suo trisavolo, Cacciaguida degli Elisei, fiorentino vissuto nel 1100 la cui moglie apparteneva alla famiglia degli Alighieri. Nominato cavaliere partecipa alla seconda Crociata al seguito dell’Imperatore Corrado III, pertanto anche Dante ne eredita il cavalierato pur non facendo parte dei nobili e dei magnati.

Il suo amore per Firenze e il suo desiderio di sentirsi utile nella disputa tra Firenze ed Arezzo gli fa rispondere alla chiamata alle armi dell’esercito fiorentino nel quale si arruola nella cavalleria. Si munisce di un destriero da battaglia, acquista delle armi ed una complessa attrezzatura di difesa composta da tunica, imbottito, usbergo, corazza o cotta, sopravveste, elmo e scudo con sopra dipinto lo stemma di famiglia “partito d’oro e di nero alla fascia attraversante d’argento”. Tale scudo, come spiega araldista Luigi Passerini, rivestiva grande importanza per Dante perché recava il blasone del suo avo Cacciaguida nella partecipazione alle Crociate. Un esempio viene riportato nel Canto XVI del Paradiso quando racconta l’insegna di Ugo di Toscana “Ciascun che della bella insegna porta
del Gran Barone il cui nome e’I cui pregio la Festa di Tommaso riconforta, da esso ebbe milizia e privilegio; avvegna che con Popolo si rauni oggi Colui che la fascia col fregio”.  Il servizio prestato nella cavalleria di Parte Guelfa era molto onorevole per Dante, giovane fiorentino di 23 anni di buona famiglia, desideroso di rinnovare il prestogio della discendenza da un cavaliere crociato.

I combattenti a cavallo, che costituivano senza alcun dubbio il reparto più importante di un esercito medievale, appartenevano per la maggior parte alle classi sociali più elevate. Dal punto di vista economico essere un equitator, combattente a cavallo, era un grande di spendio di denaro nel XII secolo mentre in epoca precedente comportava un beneficio economico compensativo delle perdite subite. Ma è fuori di dubbio che l’essere cavaliere alzava il rango e l’appartenenza di fatto all’aristocrazia cittadina senza trascurare i vantaggi politici che ne derivavano. Il giovane Dante era molto orgoglioso di militare a fianco dei più ragguardevoli cittadini di Firenze. È un dato certo che il sabato di San Barnaba, il giorno 11 giugno 1289, Dante partecipa alla battaglia di Campaldino tra Guelfi e Ghibellini nella prima schiera di cavalieri feditori cioè quelli destinati al primo assalto, armati alla leggera di cui facevano parte alcuni magnati e nobili. Vieri de’ Cerchi, capo della famiglia a cui gli Alighieri erano politicamemte legati, ebbe il compito di selezionare i feditori del Sestiere di San Pier Maggiore. Dante stesso che in una epistola perduta citata da Leonardo Bruni scrive: “A Campaldino ove ebbe temenza molta et nella fine grandissima allegrezza per li varii casi di quella battaglia”. Di quella battaglia disegna la forma: dalla rotta subita dalla prima schiera in cui lui si trovava fino alla vittoria ottenuta proprio grazie a quella ritirata ed alla carica della cavalleria guelfa comandata da Corso Donati. Circa due mesi dopo, il 16 agosto, Dante si trova sotto le mura di Caprona vicino a Pisa e descrive dettagliatamente l’assedio di tre giorni quando seguì l’esercito Fiorentino fino a Cisanello. Non è dato sapere con certezza se facesse parte della spedizione militare ma la possibilità è molto concreta. In epoca successiva, nel 1304, subito dopo la cacciata dei Bianchi da Firenze, esiliati da Firenze, dai Neri e la condanna a morte comminatagli, Dante, in qualità di capitano dell’esercito degli esuli, si trovò ad organizzare un nuovo tentativo di rientrare a Firenze ma l’impresa non ebbe fortuna ed il podestà di Firenze Fulcieri da Calboli vinse la battaglia di Castelpulci.

Valoroso cavaliere fiorentino, uomo d’arme tosto e coraggioso, fedele ai suoi ideali di giustizia, pervaso d’amore per Firenze, Dante non riuscì mai a rientrare nella sua amata città da uomo libero. L’Arciconfraternita di Parte Guelfa, il 21 Novembre 2021, ha avuto il grande onore ed l’immenso piacere di accogliere presso il Palagio di Parte Guelfa un discendente diretto di Dante, il conte Sperello di Serego Alighieri, al quale dopo essere creato Cavaliere dal Console Artusi è stato consegnato l’attestato di Cavaliere Ordinario ad memoriam per Durante degli Alighieri detto Dante. Il conte Sperello, congedandosi dal pubblico guelfo, ha ringraziato per avere, dopo settecento anni, fatto pace tra Dante e Firenze.

 

Autore

Simone Mazzocchi