Parte Guelfa - stemma Primo Cortile Palazzo VecchioL’araldica è una scienza e fornisce per fortuna alcune certezze. I guelfi fiorentini del XIII secolo non seppero resistere dall’apporre il proprio sigillo identitario, il giglio rosso maschio, sull’insegna che Papa Clemente IV consegnò per la gratitudine di aver sostenuto Carlo d’Angiò contro le truppe ghibelline nella Battaglia di Benevento avvenuta il 26 Febbraio 1266. Sugli affreschi, nei manoscritti e in una miriade di altre fonti, la stragrande maggioranza delle rappresentazioni il giglio raffigurato sullo stemma papale risulta fiorentino, ovvero maschio o dotato di stami, e dipinto di colore rosso vermiglio.

E ciò perché la regola araldica dei colori vieta rigidamente l’uso di smalto su smalto, cioè oro su argento o viceversa. Una delle pochissime eccezioni è quello dello stemma dello Stato della Chiesa. La sparute rappresentazione nel colore giallo, ovvero in oro, sono visibili soltanto su alcuni stemmi a Palazzo Vecchio e in pochi altri luoghi e sempre perché vicino sono presenti i campi azzurri angioini seminati di gigli accapponati, ovvero di fiordalisi francesi. A suffragio di quanto espresso citiamo lo storico fiorentino del XIV Giovanni Villani che racconta come i fiorentini “mandarono loro ambasciadori a papa Chimento, acciò che gli raccomandasse al conte Carlo, eletto re di Cicilia, e profferendosi al servigio di santa Chiesa; i quali dal detto papa furono ricevuti graziosamente, e proveduti di moneta e d’altri benifici; e volle il detto papa che per suo amore la parte guelfa di Firenze portasse sempre la sua arme propia in bandiera e in suggello, la quale era, e è, il campo bianco con una aguglia vermiglia in su uno serpente verde, la quale portarono e tennero poi, e fanno insino a’ nostri presenti tempi; bene v’hanno poi agiunto i Guelfi uno giglietto vermiglio sopra il capo dell’aquila”.

 

 

 

Autore

Riccardo Mugellini

 

 

parte guelfa definitivo per sfondi bianchi