Uno studio spiega che, nella fase di “picco”, perderemo tra 2 e 4mila ghiacciai all’anno. Quelli delle Alpi tra i primi a scomparire. I ghiacciai sono vicini a un “picco di estinzione”. A spiegarlo è un nuovo studio pubblicato lunedì 15 dicembre 2025. dalla rivista scientifica Nature Climate Change, secondo il quale, in funzione dei differenti scenari di aumento della temperatura media globale, perderemo nel prossimo futuro un numero compreso tra 2 e 4 mila ghiacciai ogni anno. Ciò su un totale di circa 200mila corpi glaciali presenti ad oggi in tutto il mondo. L’analisi indica che il ritmo risulterà più marcato nel periodo che andrà tra il 2041 e il 2055. Di qui il concetto di “picco” introdotto dagli autori della ricerca, attraverso la quale si lancia un nuovo campanello d’allarme per quelli che sono ormai considerati dei simboli della crisi climatica.
Spesso lo studio di queste “frontiere” del riscaldamento globale è effettuato in termini di riduzione del loro volume. Stavolta, invece, ci si è concentrati sul numero esistente sulla superficie terrestre. “Sapere quando e dove ciascuno di quei ghiacciai scomparirà è particolarmente importante”, ha spiegato Lander Van Tricht, glaciologo del Politecnico di Zurigo, in Svizzera, e principale autore del paper. Assieme agli altri ricercatori che hanno condotto l’analisi, lo scienziato ha modellizzato l’evoluzione di tutti i ghiacciai presenti nel mondo, ipotizzandone l’evoluzione in ragione di quattro diversi scenari in termini di riscaldamento climatico. Ovvero un aumento di 1,5 gradi, 2 gradi, 2,7 gradi o 4 gradi centigradi della temperatura media globale, rispetto ai livelli pre-industriali. Come si può immaginare, la differenza tra le diverse traiettorie prese in considerazione è gigantesca. Ma anche se si avverasse l’ipotesi più ottimistica, che prevede “solo” 1,5 gradi di riscaldamento climatico, perderemo circa duemila ghiacciai all’anno nel periodo di picco. Cifra che raddoppierà a quattromila ghiacciai all’anno in caso di aumento a +4 gradi centigradi. Parliamo di valori nettamente superiori rispetto a quelli attuali: oggi scompaiono tra i 750 e gli 800 ghiacciai ogni anno. Ove per “scomparsa” si intende una riduzione della massa a meno di 0,01 chilometri quadrati, oppure una perdita del 99 per cento del volume complessivo. Va sottolineato che il picco varia fortemente anche in ragione delle diverse zone geografiche: a patire maggiormente le conseguenze dei cambiamenti climatici sono i ghiacciai più piccoli, come quelli del Caucaso, delle Ande tropicali o dell’Asia settentrionale. Ma anche quelli presenti sulle Alpi saranno tra i primi a scomparire. Legambiente, tra il 17 agosto e il 2 settembre scorsi, ha dato vita alla VI edizione della Carovana dei ghiacciai, percorrendo l’arco alpino con cinque tappe in Svizzera, Lombardia, Alto Adige, Germania e Piemonte.
“A causa del riscaldamento globale – spiega l’associazione ecologista – i ghiacciai alpini si stanno riducendo a vista d’occhio. Entro il 2050 tutti i corpi glaciali al di sotto dei 3.500 metri di quota saranno scomparsi. Un fenomeno preoccupante che si sta verificando ovunque nel mondo. Il rapido ritirarsi delle fronti glaciali non comporta solo perdita di paesaggi affascinanti e biodiversità ma equivale alla sparizione di importanti riserve di acqua dolce e di fondamentali servizi ecosistemici. Inoltre il permafrost, degradandosi, causa instabilità sui versanti con pesanti rischi per le infrastrutture di alta quota”. Al contrario, i ghiacciai che resisteranno più a lungo sono quelli presenti in Groenlandia, alle isole Svalbard, in Russia e nella porzione settentrionale del Canada. Lo studio pubblicato da Nature Climate Change, però, non rappresenta solo la certificazione di un disastro annunciato. È anche un monito ad agire, poiché siamo ancora in tempo per evitare il peggio. Se manterremo il riscaldamento globale a +1,5 gradi potremo salvare circa la metà dei ghiacciai esistenti. Mentre nelle ipotesi di +2,7 e +4 gradi la quota diminuirebbe rispettivamente al 20 e al 10 per cento.
Autore
Andrea Barolini



